martedì 21 giugno 2016

Auto elettriche in Norvegia

Tromso, città norvegese conosciuta come la “Porta per l’Artico”, non riceve la luce del sole per due mesi all’anno. Eppure, rappresenta il centro improbabile quanto globale del settore auto a propulsione elettrica, avendo tra l’altro attirato anche l’attenzione degli imprenditori della Silicon Valley tra cui la Tesla: l’azienda di Elon Musk ha recentemente aperto uno showroom lì, diventato il suo avamposto più settentrionale. Perché? Semplice: la Norvegia, a quanto pare, è semplicemente “pazza” per le auto elettriche. E’ il leader mondiale nella media di auto elettriche pro capite, ed è appena diventato il quarto paese al mondo ad avere 100 mila esemplari circolanti su strada. Poche? Va considerato che le altre nazioni della lista sono Stati Uniti (popolazione: 320 milioni), Giappone (130 milioni) e Cina (1,35 miliardi), quindi il risultato norvegese è altamente significativo potendo contare su appena… cinque milioni di anime. Qui, la classe politica vorrebbe mettere al bando la vendita di vetture nuove benzina o diesel entro il 2025, tra i fattori che hanno indotto Tesla all’investimento in questa regione. Del resto, la Norvegia ha introdotto solidi incentivi economici in chiave protezione ambientale, alimentando in questo modo l’incremento del parco auto “verde”: niente tasse di acquisto né di esercizio, esenzione pedaggi su strade a pagamento e traghetti, parcheggi comunali gratuiti, accesso a corsie preferenziali. Tutto questo ha portato il costo di un’auto elettrica in linea con quello di un modello convenzionale, ma sono molti clienti di questa propulsione alternativo ad aggiungere conteggi che lasciano a bocca aperta: l’intero costo della vettura può essere recuperato già entro otto anni, grazie ai risparmi fiscali e sul carburante. Già, perché se la mancanza di scelta tra modelli a propulsione elettrica è ancora un limite, l’energia elettrica per ricaricare le batterie è in compenso totalmente gratuita: la Norvegia ha la fortuna di trovarsi vicina al 100% di produzione di energia idroelettrica da fonte rinnovabile ad un costo modesto. Secondo l’associazione norvegese Electric Vehicle Association, anche se tutti i tre milioni di auto circolanti nel Paese fossero elettrici, assorbirebbero solo il 5-6% dell’intera produzione annuale di energia da fonte idroelettrica. I punti di ricarica rapida diffusi nel paese possono garantire fino all’80% di carica in soli 30 minuti; aiuta il fatto che la Norvegia è anche il più grande produttore di petrolio in Europa occidentale, nonché il terzo più grande esportatore mondiale di gas naturale: in altre parole, il paese è abbastanza ricco da poter sovvenzionare il suo stile di mobilità elettrica. Nonostante questi numeri importanti, non tutti i cittadini sono convinti di questa strada, anche per le incertezze legate all’ansia da autonomia e alla durata della carica nei climi più freddi. Effettivamente, sotto questo profilo numerosi studi hanno dimostrato che il gelo profondo può peggiorare significativamente la tenuta della carica ed il suo rendimento, tant’è che nella parte settentrionale della Norvegia la diffusione della propulsione elettrica procede molto più a rilento. Eppure, il nuovo showroom di Tesla nella inospitale Tromso, insieme alla crescita costante del numero di punti di ricarica pubblici, dimostrano l’impegno del settore per diffondere il messaggio verde, non importa quanto inospitale risulti l’ambiente. Intanto, nel resto del mondo, c’è chi sta traendo lezioni da quest’esperienza nordica. La Germania, ad esempio, ha appena annunciato investimenti per un miliardo di euro per incentivare più consumatori ad acquistare veicoli elettrici. Riassume Christian Ruoff, editore della rivista americana Charged specializzata in mobilità elettrica: “I produttori di auto elettriche negli Stati Uniti vedono la Norvegia come una finestra verso il futuro. Questo paese mostra che se i governi possono abbassare i costi della mobilità elettrica a livelli equivalenti a quelli dei modelli a propulsione convenzionale, gli automobilisti – persino al Circolo Polare Artico – sono disposti a comprarle. Sfatando persino il mito che vuole questi veicoli e le relative batterie risultare adatti solo alle città con climi più moderati“

Fonte: Ilfattoquotidiano

domenica 5 giugno 2016

La gomma antisbornia

Per smaltire gli effetti della sbornia arriva una gomma da masticare che promette di fare miracoli. Facendo sparire in poco tempo mal di testa, nausea, dolori muscolari e stanchezza che sono i tipici sintomi del risveglio dopo una serata durante la quale si è alzato un po’ troppo il gomito. Il chewing gum in questione, prodotto in Spagna dall’azienda WUGum Functional Gums, è preparato a base di estratti di diversi principi attivi, come licopene e guaranà, vitamine C, B6 e B12 e aromatizzato con ananas e limone. Questi composti, con proprietà antiossidanti, stimolano le reazioni enzimatiche dello stomaco accelerando la digestione dell’alcool e liberando il corpo dalle tossine che l’organismo genera quando si beve troppo.
Fonte: west-info.eu

mercoledì 1 giugno 2016

HDR

Molte persone credono che la fotografia HDR sia una invenzione dell’era digitale, un’epoca in cui, bisogna ammettere, abbiamo tutti (e anche troppi) gli strumenti per produrre immagini HDR in pochi istanti. In realtà, la tecnica HDR è quasi vecchia quanto la fotografia stessa: i primi esempi di immagini HDR furono creati nel 1850 da Gustave Le Gray.
. Il fotografo francese si rese conto che, quando si riprendono scene con contrasti estremi (come i paesaggi marini), è necessario scendere a compromessi in termini di esposizione per riuscire ad esporre in modo corretto tanto il cielo quanto il mare. Gustave affrontò il problema in maniera diretta, scattando due immagini: una esponendo sul cielo e l’altra sul mare. In camera oscura realizzò quindi una stampa composita utilizzando i due negativi realizzati: il risultato fu un’immagine correttamente esposta sia per il cielo che per il mare. Nel complesso, quindi, l’immagine presentava una gamma dinamica ben più ampia di quella relativa alla singola immagine della stessa scena.

mercoledì 18 maggio 2016

Grana padano e ipertensione

Il Grana Padano aiuta a tener bassa la pressione nei soggetti ipertesi: è il risultato di uno studio presentato al congresso dell'American Society of Hypertension in cojrso a New York. Lo studio clinico, realizzato dall'Unità Operativa di Ipertensione dell'Ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza, guidata dal dottor Giuseppe Crippa, e dall'Istituto di Scienze degli Alimenti della Nutrizione dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, ha dimostrato che 30 grammi al giorno di Grana Padano DOP, somministrati per 2 mesi, riducono significativamente la pressione alta. I ricercatori italiani hanno condotto lo studio clinico controllato con placebo in pazienti ipertesi, con lo stesso protocollo che si usa per testare l'efficacia dei farmaci (procedura rarissima per gli alimenti), metodologia che dà risultati altamente attendibili e riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale. Lo studio è stato realizzato inserendo nella dieta giornaliera di 30 pazienti (da 45 a oltre 65 anni, 13 femmine e 17 maschi) 30 grammi al giorno di Grana Padano DOP stagionato 12 mesi in quanto particolarmente ricco di tripeptidi che hanno proprietà ACE-inibitori. Gli stessi pazienti, in ordine casuale, hanno assunto un placebo inattivo, cioè privo di tripeptidi. Alcuni di questi peptidi (denominati IPP e VPP) hanno un importante effetto biologico in quanto sono in grado d'inibire l'attività di un enzima (enzima di conversione dell'angiotensina o ACE). Questo enzima è cruciale nella cura dell'ipertensione e i farmaci più diffusi per il suo trattamento agiscono proprio attraverso questo meccanismo (ACE-Inibitori come il ramipril, l'enalapril e simili). "Sono infatti questi frammenti proteici che si sviluppano nella fermentazione del latte ad opera del Lactobacillus helveticus che inibiscono l'enzima che fa aumentare la pressione arteriosa producendo la conversione dell'angiotensina - ha spiegato Giuseppe Crippa - queste molecole raggiungono la massima concentrazione nel Grana Padano stagionato 12 mesi, quello che troviamo a disposizione sul mercato e che noi abbiamo somministrato ai pazienti che non erano riusciti a stabilizzare la loro pressione arteriosa nei 3 mesi precedenti. Al momento dell'inizio della ricerca in tutti i pazienti la pressione era maggiore 140 mmHg per la sistolica e/o maggiore di 90 per la diastolica. Dopo 2 mesi di trattamento con Grana Padano i livelli pressori si sono ridotti in modo significativo (- 6 mmHg per la pressione sistolica e - 5 mmHg per la pressione diastolica) e, nella maggior parte dei pazienti, la pressione si è normalizzata.

martedì 10 maggio 2016

Carta d'identità last minute

Avete prenotato il volo per Barcellona o Londra e siete già al terminal quando scoprite, orrore, che la vostra carta d'identità è drammaticamente scaduta? In passato sareste stati condannati all'addio alla vacanza. Da un anno e mezzo all'aeroporto Leonardo da Vinci vi potere salvare, grazie allo sportello "Carta d'identità al volo" aperto dal Comune di Fiumicino.

Alcuni numeri: nel 2015 sono stati 2.500 i viaggiatori che sono corsi a rinnovare il documento nelle sportello che si trova al terminal 3. In pratica una decina di passeggeri distratti al giorno, tenendo conto che l'ufficio è aperto dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 18 e al sabato dalle 8 alle 14.

Racconta il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino: «Il servizio funziona ed è particolarmente apprezzato. Sono tanti gli attestati di stima e le lettere di ringraziamento arrivate in Comune. Solo nella giornata di oggi sono state rilasciate 15 carte d’identità. Ci sono anche casi in cui non sono i turisti a ottenere il nuovo documento, ma chi deve prendere l’aereo per partecipare a un concorso, effettuare un intervento o sostenere un colloquio di lavoro».

Si tratta di un'estensione dell'ufficio anagrafe del Comune di Fiumicino, ma i cittadini di tutta Italia possono chiedere la carta d'identità last minute. Nell'arco dei diciotto mesi di funzionamento in totale lo sportello ha dato risposte a 4.500 viaggiatori. Da sapere: il servizio è assicurato grazie a una piattaforma informatica online collegata alle banca dati di alcuni comuni italiani. Per le città non in rete invece deve essere aperto il Comune di residenza dell’utente che rilascia il nullaosta per la nuova carta d’identità. Cosa serve? «Bisogna andare al box, munito di titolo di viaggio, restituire il documento scaduto o deteriorato oppure presentare la denuncia di smarrimento unitamente ad altro documento di riconoscimento alla presenza di due testimoni. Il costo dell’operazione è di 30 euro». Una curiosità: alle casse del Comune di Fiumicino lo sportello aperto in aeroporto ha portato 130mila euro. 

ilgazzettino.it