mercoledì 28 dicembre 2011

In una cittadina cinese gli addobbi luminosi dell'Occidente riciclati, separati e trasformati

Interessante questo articolo tratto dal portale web del Corriere della Sera. Interessante perchè di grande attualità per due motivi distinti in quanto parla di riciclo di materiale nell'ambito prettamente natalizio.






 "Quando si disfa l’albero, si spengono le lucine e, molto spesso, si decide di buttarle via perché non funzionano più, cosa succede al groviglio di fili e plastica inutilizzabile? Molte luci tornano nel Paese dove sono state prodotte.
 In Cina infatti c’è un intero paese che vive del riciclo di questi materiali natalizi: nel distretto di Shijiao, vicino a Canton, si contano dieci aziende che si occupano di separare i fili di rame dalla plastica, e di dare via alle operazioni di trasformazione dei materiali. Il rame viene poi rivenduto separatamente, mentre dalla sua copertura si ricavano nuovi oggetti in plastica. Un business che ha fatto della cittadina il centro di raccolta delle lucine di Natale di tutto il mondo, come racconta in un reportage il giornalista dell’Atlantic Adam Minter , che ha visitato una delle fabbriche addette al riciclo delle luci dell’albero. 
DALLA CINA AGLI USA E RITORNO – Si calcola che ogni anno arrivino a Shijiao, provincia del Guangdong, 9mila tonnellate di fili di rame e plastica colorata, le lucine degli alberi che gli Stati Uniti riciclano rivendendoli (a peso) o consegnandoli ai raccoglitori di questo genere di materiali. Un numero incalcolabile di luci che hanno passato le feste sugli alberi di Natale, visto il peso esiguo di questi oggetti. Ma si tratta solo di una minima parte delle luci buttate via in tutto il mondo, spesso nel cestino della raccolta indifferenziata. Le luci consegnate a chi si occupa del loro riciclo invece vengono caricate nei container per raggiungere via mare la Cina del Sud e il porto più vicino a Shijiao, quello di Canton, distante un’ora di viaggio dal paese divenuto, negli ultimi 20 anni, il centro più importante di raccolta di questo tipo di materiali da riciclare. Così si completa il giro delle luci natalizie, la cui maggioranza è prodotta in Cina, spedita in Occidente per farvi poi ritorno, venire riciclata e magari ripartire sottoforma di sacchetto di plastica nuovamente per gli Stati Uniti o l’Europa. 
  RAME E PLASTICA – Le dieci aziende di Shijiao impiegano operai addetti alla separazione dei fili di rame dai loro involucri di plastica colorata. Un lavoro che si può fare manualmente, oppure attraverso speciali forni costruiti per bruciare le coperture e mantenere intatti i fili di rame. Questi ultimi vengono rivenduti a peso senza problema in tutto il mondo, mentre per la plastica parte una seconda fase di riciclo, quella della produzione di nuovi materiali. Oltre ai consueti sacchetti di plastica infatti, da molti anni le dieci aziende cinesi si sono organizzate per differenziare la produzione e sono diventate esperte nella creazione per esempio di suole in plastica per le ciabatte, gli stivali da pioggia, spesso mischiando la plastica riadattata con la gomma.
  AMBIENTE – Non è un caso che gli Stati Uniti scelgano di andare a fondere le loro luci in Cina. Negli ultimi 20 anni infatti quest’area della Cina, così come altre (per esempio in India), si sono affermate nel business di questo riciclo per via delle norme ambientali del Paese, meno proibitive di quelle d’Occidente e dai bassi standard di controllo, e anche per il costo del lavoro competitivo rispetto a quello americano."

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