giovedì 29 dicembre 2011

Reddito Isee e telematizzazione servizi INPS

L’Isee (indicatore della situazio­ne economica equivalente) è uno strumento che permette di misurare la condizione economica delle famiglie italiane. È un indicatore richiesto dagli enti pubbli­ci per differenziare a seconda del reddito il costo dei servizi e valutare se concedere (o meno) agevolazioni sociali. In pratica, serve allo Stato per decidere quanto far pagare alle famiglie i servizi, venendo incontro a chi ha redditi più bassi. In base all’Isee familiare, per esempio, la scuola deciderà di applicare una tariffa agevolata per la mensa. Si ricorre all’Isee, anche per prestazioni legate ad asili nido e altri servizi educativi per l’infanzia, servizi scolastici e universitari (libri, borse di studio, tasse scolastiche…), servizi so­ciosanitari (assistenza domiciliare), utenze (idriche, elettriche, telefoniche…) e altro. 
Qui simulazione calcolo Isee.
Il parametro di base per assegnare un valore alla ricchezza di una famiglia è l’Ise (con una “e” sola), cioè l’indicatore della situazione economica. Questo indice è il risultato del­la somma dei redditi di tutti i familiari e del 20% del patrimonio mobiliare e immobilia­re della famiglia. E fin qui, cioè attraverso l’Ise, la ricchezza viene considerata nel suo complesso. C’è però una certa differenza se lo stesso red­dito è quello di una famiglia di tre persone oppure di una di sette, di cui magari cinque sono minori. Attraverso l’Isee (questa volta con due “e”), si fa questo passo in più: reddi­to e patrimonio vengono messi in rapporto con il numero dei componenti del nucleo familiare. In pratica, partendo dal valore dell’Ise, la ricchezza viene divisa tra i com­ponenti della famiglia, in base a parametri stabiliti dalla legge. 
Ai fini dell’Isee, chi fa parte del nucleo fa­miliare? Oltre naturalmente a chi chiede la certificazione, ci sono il coniuge, i figli, i conviventi e le altre persone a carico Irpef, anche se non presenti nello stato di famiglia. Il reddito considerato dall’indicatore è rap­presentato dal reddito complessivo di tutti i componenti della famiglia assoggettabile all’Irpef, riferito all’ultimo anno fiscale (cioè al 31 dicembre dell’anno precedente). Per quanto riguarda il calcolo del patrimo­nio, che, ricordiamolo, viene considerato nell’Isee solamente per il 20%, rientrano i fabbricati e i terreni edificabili o agricoli in­testati a persone fisiche, come definiti ai fini Ici (Imposta comunale sugli immobili). Al valore della casa dove abita il nucleo fa­miliare si può applicare una detrazione pari all’importo dell’eventuale mutuo residuo da pagare (oppure, se più favorevole, al va­lore della casa stessa, con un massimo di 51.645,69 euro). 
 Rientrano poi ai fini Isee (sempre limitata­mente al 20% del loro valore), i titoli posse­duti dal nucleo familiare (soldi depositati nei conti correnti e in conti deposito, buoni po­stali, azioni… tutto aggiornato al 31 dicembre dell’anno precedente). Per ottenere il proprio Isee si deve per prima cosa compilare e presentare la dichiarazione sostitutiva unica, un’autocertificazione, tec­nicamente denominata “Dsu”. Alcuni (pochi) enti erogatori delle prestazioni accettano di ricevere direttamente la Dsu e poi provvedono loro a ricavarne l’Isee. In alternativa, la Dsu può essere pre­sentata al Comune, a un Centro di assistenza fiscale (Caf) oppure a una sede Inps. Chi riceve il documento (che sia l’ente ero­gatore, il Comune oppure il Caf) trasmette online all’Inps le informazioni ricevute. L’Inps calcola poi sia l’Indicatore della situa­zione economica (Ise) sia quello della situa­zione economica equivalente (Isee). Questi dati sono a disposizione sia della famiglia sia degli enti erogatori delle presta­zioni sociali. 
 Una volta ricevuto l’Isee, la domanda per ottenere le prestazioni sociali agevolate o le tariffe commisurate al proprio reddito deve essere presentata solo all’ente erogatore. Il primo passo è dunque quello di preparare l’autocertificazione “Dsu”, che vale per un anno e contiene le informazioni sul proprio nucleo familiare, sui redditi e sul patrimonio. 
 Ora c’è una novità importante: questa au­tocertificazione può essere compilata anche online, dal proprio computer, etrasmessa direttamente via internet, collegandosi al sito dell’istituto (www. inps.it) e utilizzando il portale Isee, al quale si accede dalla voce “Servizi online”. Per utilizzare questa opzione bisogna però avere il codice pin e la relativa password, che possono essere richiesti sempre via web di­rettamente sul sito dell’Inps. Il codice pin dell’Inps è utile, tra l’altro, per accedere a diversi servizi internet offerti dal portale dell’Inps: uno per tutti, per esempio, è la possibilità di verificare l’estratto conto contributivo di tutta la propria vita lavorati­va. Oltre alla compilazione, sempre lo stesso servizio permette all’utente di consultare la propria dichiarazione per correggere even­tuali informazioni non più valide. Spette­rà poi all’Agenzia delle entrate verificare l’esattezza e la completezza dei dati dichia­rati all’Inps, mettendoli a confronto con quelli dell’Anagrafe tributaria. Attenzione: per il calcolo delle tasse univer­sitarie si ricorre a un sistema leggermente diverso, che prevede un altro indicatore, chiamato Iseeu: informatevi sul sito della vostra Università.(altroconsumo)
Tramite l'uso del Pin in effetti è previsto un nuovo sistema di presentazione delle domande, esclusivamente online, partirà con gradualità, e dovrebbe andare a regime entro luglio 2012. È previsto, infatti, un periodo transitorio durante il quale saranno garantite le consuete modalità di presentazione domande/fruizione di servizi. Nella tabella a fianco sono indicati i servizi a domanda già telematizzati.

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