domenica 8 gennaio 2012

Il cervello invecchia prima del previsto

Un argomento che, purtroppo, mi tocca da vicino. Secondo uno studio di un gruppo di ricercatori inglesi, francesi e americani a cura dell’University College di Londra, il cervello umano comincia il suo processo di lento declino a partire dai 45 anni e non dai 60 come finora ritenuto.
 I ricercatori hanno effettuato test su oltre 7 mila persone (5.198 uomini e 2.192 donne) per 10 anni, interrogando i volontari con prove di memoria, padroneggiamento del vocabolario e di ragionamento. Lo studio era partito nel 1985, con l’obiettivo di studiare i derminanti sociali della salute.
 Queste settemila persone sono state seguite per dieci anni, fra il 1997 e il 2007, sottoponendole per tre volte, in quest’arco di tempo, a una serie di test. I risultati hanno dimostrato che i punteggi relativi a tutte le funzioni cognitive (compresi appunto la memoria, il ragionamento, la fluidità verbale), tranne il vocabolario, si riducevano con il passare degli anni e che il declino era più veloce nelle età più avanzate. Tutto questo con una differenza tra i due sessi, in quanto la capacità di ragionamento si riduceva del 3,6 per cento negli uomini fra i 45 e i 49 anni e del 9,6 per cento in quelli fra i 65 e i 70; stessa percentuale per le donne più giovani, mentre per le più anziane il declino risultava più contenuto: 7,4 per cento.
 Alla luce dei risultati della ricerca, secondo gli esperti inglesi, per ora si può agire solo sulla prevenzione; è indispensabile promuovere stili di vita sani, per proteggere soprattutto la salute cardiovascolare, soprattutto correggere i fattori di rischio come l’obesità, l’ipertensione e l’ipercolesterolemia che, a lungo andare, possono portare non soltanto a danni cardiaci, ma anche alla demenza. 
Secondo un altro recente studio pubblicato sulla rivista 'Neurology', le persone che hanno alti livelli di vitamine e omega tre nella dieta hanno capacità "cerebrali" meno ridotte, e questo fenomeno è stato osservato nei pazienti con l'Alzheimer. Gli autori dello studio ha trovato che alti livelli di vitamine B, C, D ed E e omega tre di cui ne è particolarmente ricca la carne di pesce, hanno effetti positivi sulla salute mentale e l'intero organismo. Secondo quanto annunciano dall'Oregon Health & Science University di Portland, negli Stati Uniti, una dieta a base di cibi preconfezionati e grassi nocivi porterebbe perfino alla riduzione, in termini volumetrici, del nostro cervello. Per grassi nocivi si intendono quelli idrogenati industrialmente, durante la raffinazione del prodotto, e che presentano quindi una particolare configurazione molecolare. Questi grassi "trans", presenti principalmente negli alimenti confezionati, nei piatti offerti nei fast foods, nelle fritture o nei piatti pronti e, udite udite, nella margarina, portano, con il passare nel tempo e col reiterato uso, alla restrizione del cervello, con perdita di memoria e possibilità di malattie degenerative come l'Alzheimer. La ricerca ha preso in esame la dieta di 104 persone, tutte ottantenni: quelli che avevano più fatto uso dei cibi incriminati hanno mostrato maggiori problemi a livello cerebrale, evidenziati anche dalle loro analisi del sangue, dai test cognitivi e dalle risonanze magnetiche eseguite su 42 di essi, per misurare la dimensione del cervello. 
Sempre secondo gli studiosi una buona ricetta per difendersi dalla perdita di memoria: più Omega 3, acidi grassi buoni contenuti nel pesce, insieme alla utilissima vitamina D, più vitamine antiossidanti, per combattere l'invecchiamento cellulare e più vitamine C ed E, di cui frutta e verdura sono ricche. Una dieta di questo tipo migliora del 17% le performance dell'individuo nei test mnemonici e del 37% la misurazione della dimensione del cervello.

2 commenti:

Sandra M. ha detto...

Dolente argomento...per me , figlia di mamma rubata dall'Alzheimer e persa nel suo mondo lontano lontano da me.
Spero tanto che non sia ereditario...quanto al colesterolo, santa paletta sta dentro le "cose" più buone.
:O)

stefitiz ha detto...

penso, purtroppo, che questa sarà la malattia del futuro, tra allungamento naturale della vita e magari vita sregolata...