giovedì 12 gennaio 2012

Il telefonino riconosce il padrone e si accende

E' di un paio di giorni fa la notizia di un interessante studio di un giovane ricercatore padovano, Mauro Conti, sugli smartphone. Ora, o meglio in futuro,  si potranno  accenderanno senza bisogno del pin memorizzando i movimenti. 
"Addio a password che spesso si dimenticano oppure si appuntano su foglietti, in barba alla sicurezza dei dati. Per utilizzare il proprio smartphone, in futuro, basterà un dito. O meglio, un movimento: quello che ognuno di noi fa per sbloccare il telefonino o per rispondere alle chiamate. L’idea è frutto (appena brevettato) di un anno di lavoro per Mauro Conti, 33enne ricercatore dell’Università di Padova e del suo collega di Trento Bruno Crispo. I due hanno messo a punto un «metodo biometrico per sbloccare gli smartphone senza digitare il codice». Termini tecnici a parte, è proprio Conti a spiegare il sistema: «Siamo partiti da una considerazione, ognuno di noi fa un movimento unico al momento in cui prende in mano il proprio cellulare e lo sblocca, oppure risponde a una chiamata. E visto che sugli smartphone ci sono già dei sensori che possono riconoscere il movimento, abbiamo pensato che questo può diventare il segno di riconoscimento di ogni utente». 
 In sostanza il cellulare memorizza il percorso, la forza e rende riconoscibile la procedura fatta da ogni utente in tre posizioni: in piedi, seduto o in macchina. Così per sbloccare il cellulare, o per rispondere, basterà passare il dito: se non è quello del «padrone », lo smartphone non permette l’operazione. «Per ora lo abbiamo testato su oltre 50 persone, il margine di errore è stato solo del 2,5% — ricorda Conti — certo si può migliorare ancora. E infatti vorremmo creare uno start-up universitario per continuare a perfezionare il sistema. Siamo già in contatto con le maggiori case produttrici di smartphone». Il metodo Conti-Crispo ha infatti un vantaggio: i sensori sui cellulari già ci sono, non bisognerebbe aggiungere niente, se non un software. 
Gli smartphone già sono in grado di calcolare la posizione, cambiando ad esempio la schermata quando si passa il telefono da orizzontale a verticale: gli stessi sensori si possono utilizzare per il brevetto dei due ricercatori. «E’ un vantaggio indubbio sugli altri metodi innovativi che alcune aziende stanno studiando—conferma Conti—oltre al fatto che è un metodo più trasparente dell’impronta digitale e della scansione della retina. Per trasparenza intendo dire che passare il dito è un’operazione volontaria, consapevole, come lo è il digitare la password. La scansione della retina o l’appoggiare un dito rischiano di essere azioni che si compiono involontariamente». Un passo avanti nella sicurezza: la password può essere spiata o, e a chi non è successo, dimenticata. L’Università di Padova centra un bersaglio di prim’ordine con Conti, nuovo acquisto dell’Ateneo dallo scorso ottobre: nato a Terni, si è laureato in Informatica e ha ottenuto un dottorato di ricerca alla Sapienza di Roma. Poi ha girato il mondo: un anno passato alla «George Mason» di Washington, un altro alla «Vrije Universitet» di Amsterdam, dove è nata l’idea ora brevettata."
 ( Fonte: Corriere.it)

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