martedì 10 aprile 2012

Le vittime di Patton

Bell'articolo a sfondo storico dal portale del Corriere della Sera. Post che narra di un episodio storico che personalmente non conoscevo, datato seconda guerra mondiale, dopo lo sbarco delle truppe alleate in Italia.

 " «Se si arrendono quando tu sei a 200-300 metri da loro, non badare alle mani alzate. Mira tra la terza e la quarta costola, poi spara. Si fottano, nessun prigioniero! E’ finito il momento di giocare, è ora di uccidere! Io voglio una divisione di killer, perché i killer sono immortali! ». Sono numerosi gli ufficiali americani a dichiarare di aver udito il generale George Smith Patton proferire queste parole alla vigilia dell’«Operazione Husky», lo sbarco alleato in Sicilia cominciato la notte del 9 luglio 1943. Ci fu, purtroppo, chi obbedì alla lettera al suo comandante, anzi andò oltre. Molto oltre. Il 14 luglio, reparti della 45˚ Divisione di fanteria statunitense, tra i quali vi sono anche 2.000 indiani Cherokee, raggiungono l’aeroporto di Biscari, oggi Acate, in provincia di Ragusa. Italiani e tedeschi resistono a lungo prima di arrendersi ad una compagnia comandata dal capitano John Compton. Si consegnano al nemico in quaranta, trentasei italiani e quattro tedeschi, alcuni in abiti civili, tutti con le mani alzate.
 Compton improvvisamente domanda: «Chi vuole partecipare all’esecuzione? ». Ordina così ai volontari di schierarsi di fronte a una forra dove i prigionieri vengono allineati. Sono tutti fucilati. Chi non muore subito è finito con un colpo di grazia alla testa. Lo stesso giorno il sergente Horace West imita il superiore con modalità ancora più sconvolgenti. Ricevuto l’ordine di scortare nelle retrovie trentacinque soldati italiani e due tedeschi per sottoporli ad interrogatorio, il graduato, invece di adempiere al dovere, chiede un mitra ai suoi esclamando: «E’ meglio che non guardiate, così la responsabilità sarà solo mia». Poi, imbracciata l’arma, falcia tutti i prigionieri. West sarà condannato dalla Corte marziale ad un ergastolo mai scontato. Compton viene invece assolto in quanto, dichiarandosi mero esecutore degli ordini di Patton, riesce a convincere i giurati della sua buona fede. Morirà combattendo l’8 novembre dello stesso anno durante l’avanzata verso Cassino. 
 Su quelle vittime innocenti, considerate per decenni dispersi o disertori, è calato un tetro silenzio, interrotto dal prezioso volume di Andrea Augello, appena edito da Mursia, Uccidi gli italiani. Gela 1943, la battaglia dimenticata (230 pp., 16 euro). Augello ha potuto fornire alla storiografia ed alla memoria collettiva una ricostruzione dettagliata dell’episodio, grazie anche alla testimonianza di uno dei due sopravissuti alla strage, il veneto Virginio de Roit, scomparso recentemente ultranovantenne, originario di Lerino, in provincia di Vicenza, all’epoca dei fatti soldato del 153˚ Battaglione mitraglieri. De Roit, appartenente al gruppo dei fucilati su ordine del capitano Compton, appena vide cadere i primi suoi compagni di sventura, riuscì fortunosamente a fuggire e salvarsi. Ecco il suo racconto: «Mi lanciai verso il fiume, non se l’aspettavano. Poi vennero a cercarci ma stemmo acquattati a lungo sotto un groviglio di arbusti. Non mi videro». 
 E’ proprio lui a svelare che tra quei morti c’erano altri veneti: Bonaventura Aldrighetti di Fonzaso (Belluno), classe 1911; Aldo Antonio Capitanio di Veggiano (Padova), classe 1915; Severino Meggiorin di Albettone (Vicenza), classe 1915; Francesco Teso di Grumolo delle Abbadesse (Vicenza), classe 1914; ed infine Sante Zogno di Pozzonovo (Padova), classe 1912. Più incerto il destino del veneziano Sergio Stauble. Stauble è considerato negli ambienti dell’aeronautica militare un vero e proprio «asso dell’aria», grazie alle imprese compiute in terra d’Africa a bordo del suo Cr 42, l’ultimo biplano a combattere nei cieli della Seconda guerra mondiale. Ufficialmente egli scompare poco prima delle vicende qui narrate attraversando il Mediterraneo. Ad accreditare tale versione è Guglielmo Biffani, pilota di caccia romano, che del decorato fu amico, compagno di tenda e di squadriglia (la 73^) in Libia. Biffani sostiene che Stauble sia precipitato durante un volo di trasferimento dalla base di Comiso all’Africa poco prima della caduta della Tunisia. In base invece alle ricerche di Augello, l’aviatore pare fosse all’aeroporto di Biscari proprio il 14 luglio, la data del massacro. A questo punto il sospetto diviene indizio. Probabilmente anche Stauble è infatti da annoverarsi tra i caduti di questa piccola «Cefalonia » dimenticata.".

Annotato il titolo del libro per una prossima lettura.


1 commento:

Lara ha detto...

Lo annoto anch'io questo titolo.
E' un pezzo di storia che non conoscevo.
Chissà quanti altri episodi rimangono ancora nascosti?
Ciao e grazie Stefitiz,
Lara