mercoledì 2 maggio 2012

Portella della Ginestra

Ieri, 1 maggio 2012 era la Festa dei Lavoratori, ma in Sicilia questa data ricorda anche un fatto sanguinoso. Il 1 maggio 1947 è segnato dalla strage di Portella della Ginestra, dove gli uomini del bandito Giuliano fecero fuoco contro i lavoratori che assistono al comizio.
 Portella della Ginestra (Purtelja së Jinestrës in albanese) è una località montana situata a 3 km circa da Piana degli Albanesi e prende il nome dai fiori selvatici che vi sbocciano in abbondanza in primavera. Quel giorno circa duemila lavoratori della zona di Piana degli Albanesi, in prevalenza contadini, si riunirono nella vallata di Portella della Ginestra per manifestare contro il latifondismo, a favore dell'occupazione delle terre incolte, e per festeggiare la vittoria del Blocco del Popolo nelle recenti elezioni per l'Assemblea Regionale Siciliana. Sulla gente in festa partirono dalle colline circostanti numerose raffiche di mitra che lasciarono sul terreno, secondo le fonti ufficiali, 11 morti (9 adulti e 2 bambini) e 27 feriti, di cui alcuni morirono in seguito per le ferite riportate.
La strage di Portella della Ginestra resta, a tutt’oggi, uno del “misteri” d’Italia più agghiaccianti. Era il Primo maggio del 1947, dopo solo 3 anni dalla caduta del fascismo, quando a Piana degli Albanesi, a pochi chilometri da Palermo, i comunisti e socialisti di San Cipirello, di Piana e di San Giuseppe Jato, avevano ripreso a festeggiare la Festa dei Lavoratori. Per la terza volta, dopo la fine dalla seconda guerra mondiale i contadini e braccianti di quelle terre aride e dimenticate, si erano dati appuntamento, con i muli e cavalli addobati di nastri colorati per una giornata da trascorrere in allegria, in fondo alla vallata, a poca distanza dalla vecchia strada dove una grossa roccia calcarea, veniva usata come podio per i comizi. Ma mentre la Festa si svolgeva in piena allegria, le risate, i canti, le danze, furono interrotti da scariche di mitra e bombe fatte esplodere da un commando a bordo di alcune auto nere. Fu un vero eccidio: undici morti e 27 feriti, tra di loro solo poveri contadini e braccianti comunisti e socialisti, donne e bambini innocenti. Ma perchè quella strage? Chi l’aveva ordinata? La strage era stata commessa all’indomani di una importante vittoria del Pci e del Psi alle elezioni amministrative regionali. Dopo quattro mesi dal massacro furono accusati gli uomini del “bandito” Salvatore Giuliano. Motivo: la vendetta. Nulla di più falso. Secondo gli inquirenti dell’epoca Giuliano, aveva voluto punire i contadini che volevano svelare ai carabinieri alcuni suoi furti. Lo stesso Salvatore Giuliano, dopo qualche anno, spiegò il motivo del suo intervento esterno all’eccidio e perchè era stato convinto dai politici a farlo. E queste affermazioni firmarono la sua condanna a morte. Allora perchè lo Stato aveva stretto patti con la mafia? Spunta la pista americana e le tante contraddizioni delle indagini.I contadini manifestavano sul pianoro che Nicolò Barbato, medico libertario della Piana degli Albanesi, aveva eletto nel 1893 come luogo di ritrovo per la colonia albanese e dove venivano svolti dei pellegrinaggi interrotti poi dal regime fascista. Ma non era un luogo qualsiasi. Gli interessi: gli americani lo tenevano sotto controllo già dal 1944, come uno dei punti più nevralgici della Sicilia Rossa, capace di autonomia al punto tale da creare una sua Repubblica simile a quelle della Resistenza del nord. Secondi i servizi segreti americani Portella rappresentava un tasso di pericolosità politica tra i più alti della Sicilia. Le contraddizioni: le indagini della polizia giudiziaria non si occuparono mai di appurare chi avesse fatto esplodere le granate durante la Festa dei lavoratori; da chi fosse impugnato il mitra Beretta calibro 9 dal quale partiro i colpi che provocarono la strage ( Salvatore Giuliano in seguito dichiarò che l’autore materiale era stato Giuseppe Passatempo detto il “Boia”); perchè furono rimossi tutti i bossoli di risulta del mitra con la conseguenza che nessuno è riuscito a stabilire il punto da dove erano partiti gli spari. Tutti misteri mai svelati. Nel 1950 Salvatore Giuliano venne trovato morto in una casa colonica chiamata “Villa Carolina” tra Pioppo e Monreale. All’inizio fu dichiarato che ad ammazzare il “Robin Hood” siciliano furono i carabinieri durante un conflitto a fuoco, ma poi fu chiarito che a tradire ed ammazzare nel sonno il bandito, furono i suo “picciotti” più fidati: Nunzio Badalamenti e Gaspare Pisciotta che, in cambio dell’impunità, accettarono di eliminarlo. Pisciotta morirà poi in carcere avvelenato dopo le sue dichiarazioni di voler svelare i veri retroscena della strage di Portella della Ginestra.

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