sabato 28 luglio 2012

Io che volevo sposare Simon Le Bon l'ho baciato 27 anni dopo

Dal Corriere.it, articolo di A.Arachi
 "Esiste qualcosa che non conosce il passaggio del tempo. Lo sguardo di Clizia Gurrado davanti a Simon Le Bon, ad esempio. Il leader dei Duran Duran avanza con falcate imperiose lungo il corridoio del retropalco del Foro Italico. Clizia lo attende, immobile. Cristallizzata dentro la sua personalissima fiction. «Sposerò Simon Le Bon», aveva scritto nel 1985 Clizia Gurrado, quindicenne paninara milanese. Oltre cinquecentomila coetanei erano corsi a comprare quel suo libello, lieve come le note di «Wild Boys». Sognante come quel bacio mai dato. Almeno fino ad ora. I paladini degli adolescenti degli anni Ottanta hanno messo in piedi una mini tournée italiana, in questi giorni. I Duran Duran, in diretta da Birmingham nel bel Paese, per un tuffo nella nostalgia dei quaranta-cinquantenni. Clizia non poteva mancare. Sono ventisette anni che Clizia Gurrado aspetta questo momento. Di incontrare (se non proprio sposare, visto che a quarantatré anni ha già un marito reale in carica) il suo biondo angelo inglese. «Ci ho provato tante volte ad incontrarlo. Ho inseguito Simon a Sanremo e in alcuni altri concerti. Inutilmente. Poi, qualche anno fa, aveva fissato un appuntamento di lavoro: sono una giornalista e volevo intervistare Simon per una rivista musicale. La rivista ha chiuso. Io sono rimasta con il mio sogno appeso». Se fra la generazione dei nostalgici degli anni Ottanta c'è qualcuno che non ha mai letto Sposerò Simon Le Bon , esiste un'alta probabilità che quel qualcuno abbia almeno visto il film girato in un amen l'anno successivo, il 1986, grazie alla lunga vista produttiva di Claudio Bonivento. Clizia in quella sua storia sognava il matrimonio con Simon con tanto di abito bianco e un valzer sulle note di «Save a Prayer». 
 Davanti al palco di lì a poco si perderà con quella canzone, Clizia. Ora come allora: «Studiavo greco con il sottofondo di "Save a Prayer"». Insieme a Clizia c'è una folla di cinquantenni alla ricerca delle emozioni perdute. Scatenati sulla melodia di «Notorius», impeccabili nello scandire le sillabe di «Hungry Like the Wolf». C'erano soltanto loro, i quaranta-cinquantenni, al concerto dei Duran Duran al Foro Italico, non proprio sold out ma comunque con un discreto pubblico che ha attraversato con alta fedeltà oltre trent'anni di gruppi musicali. Non un adolescente, fra gli spalti. Nessuno più in là con gli anni. Soltanto la generazione che negli anni Ottanta si è spaccata fra i Duran Duran e gli Spandau Ballet. Macchina indietro. Clizia Gurrado aveva quindici anni, all'epoca. Un papà giornalista e un fratello più piccolo, piccola peste. La ragazza frequentava l'esclusivo liceo Berchet a Milano e passava le sue giornate insieme con l'amica del cuore Rossana a vivere il suo ruolo di fan che nell'era prima di Internet voleva dire una gran fatica a caccia di gadget, e di immagini, e di canzoni e, insomma, di tutto quello che poteva avvicinare ai propri beniamini. Nel gioco dei ruoli delle fan dei Duran Duran le due adolescenti si erano divise i compiti per bene. Clizia avrebbe dovuto fidanzarsi con Simon (Le Bon), Rossana con John (Taylor, il bassista della band). Chissà cosa avrebbe provato Rossana l'altra sera nel retropalco del concerto del Foro Italico a Roma quando John Taylor è sbucato dal suo camerino, bello come se invece fosse uscito da un video di trent'anni prima. Per Simon non è stato lo stesso.
 Non per chi lo vedeva avvicinarsi da fuori, perlomeno. Il cantante platinato dei Duran Duran ha oggi in testa una zazzera marroncina come la barba che gli cinge le guance. Ha anche un po' di pancetta Simon Le Bon, e l'aria di un boscaiolo del Maine che più che a cantare su un palco sembra stia andando a bersi una birra al pub. Ma non importa. Non certo a Clizia. Finalmente incontra il suo Simon.«Hi, dove sono gli anelli per il nostro matrimonio?» ride il cantante e accompagna le sue parole con un sorriso lucente. Clizia è incantata. Simon le appoggia un bacio delicato sopra le gote arrossate. Lei non si fa pregare: «Ti ho aspettato tanto, Simon». Il cantante dei Duran Duran si fa dare da Clizia la sua copia del libro. Una dedica autografa: «A Clizia, con amore, ma niente matrimonio». Lei annuisce con la testa: «Anche io la penso così. Oggi non lo sposerei più Simon. Semmai un fidanzamento con due appartamenti separati». La quindicenne paninara è tornata la signora milanese che si avvia a vedere il concerto del suo beniamino. Basta poco, però. Basta che Simon salga sul palco con una giacchetta piena di brillantini e un microfono fra le mani per cantare «Planet Earth». E Clizia precipita di nuovo nella sua personalissima fiction. Sorride: «Quasi quasi cambio idea. Se canta sempre questa canzone e mette sempre questa giacca me lo sposo ancora».

All'epoca era uscito pure un film tratto dal libro.

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