venerdì 31 agosto 2012

Il Palais Lumière

L'opera al centro del dibattito,e targata Pierre Cardin, si «manifesta» con un video. Tutti i segreti del palazzo attraverso una simulazione

Trenitalia/Segway Italia: sconti per tour nella capitale a bordo dei personal transporter


Sconto del 30% per i soci CARTAFRECCIA e del 25% per i possessori di un biglietto Frecciarossa, Frecciargento e Frecciabianca in arrivo a Roma, che prenoteranno un giro per la Capitale a bordo dei personal trasporter “Segway Rome”.
L’opportunità, per i clienti Trenitalia, è offerta da un accordo siglato fra la società di trasporto del Gruppo FS e “Segway Italia Tour”.
Sono sette gli itinerari proposti, da percorrere stando comodamente in piedi, a bordo dei monopattini elettrici messi a disposizione da Segway Rome. Da “Roma antica e barocca”, percorso che si compie in due ore al tour “Roma dei Papi”, di tre ore, fino a “Papi & Cesari”, un itinerario turistico di sei ore. Tra le opzioni, anche un percorso serale, richiesto soprattutto d’estate, denominato “Movida Romana”. Il prezzo di tutti i tour comprende assicurazione, guide audio/video e la presenza di un accompagnatore.
L’iniziativa, che sarà presto estesa in altre città italiane servite dal network Frecce Trenitalia e dai servizi di Segway Italia Tour, rientra nel più ampio quadro del modello di turismo sostenibile di cui la Società di trasporto del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane è promotrice.
I personal trasporter sono, infatti, dei monopattini elettrici ed ecologici che utilizzano il cosiddetto meccanismo del pendolo invertito in grado di monitorare i cambiamenti del baricentro del guidatore e di regolare precisamente la velocità e la direzione. Permettono quindi di percorrere molti chilometri a piedi, senza stancarsi e senza inquinare. 

giovedì 30 agosto 2012

Tasse, in fuga il 30% degli yacht. E in Croazia si parla veneto


«Sì, qui si sente parlare solo veneto. Fa persino ridere: penso che ce ne siano più qui che da voi». Ivo Stepanic, mitico organizzatore di charter della costa croata mostra via Skype l’ultimo regalo portatogli a Zara da una famiglia veneziana per avergli trovato il posto barca nella splendida marina di Novigrad, in Istria, a pochi chilometri dal casello dell’autostrada e a 31 chilometri dal confine sloveno: una bottiglia di Select per lo spritz.
Sia a Zara che a Cittanova, infatti, l’affollamento di yacht con bandiera italiana e dialetto veneto non è da meno di quello di Portorose, Umago e Pola. Tutte barche fuggite sull’altra sponda dell’Adriatico dopo che il governo in dicembre aveva parlato di “tassa di stazionamento”, cioè dell’ipotesi di far pagare un’imposta commisurata al periodo di stazionamento in banchina. Tassa che poi è stata commutata (dopo le proteste dell’associazione delle darsene, “Assomarinas”) in tassa di proprietà. Ma tant’è, la fuga è partita.
I numeri. «A gennaio abbiamo perso il 30 per cento dei contratti di stazionamento annuali che erano in scadenza», spiega il presidente di Assomarinas, Roberto Perocchio, «ma la pressione sui proprietari d’imbarcazioni era già molto alta. Da un anno circa infatti la Guardia di finanza ha iniziato a sostituire i controlli documentali con controlli “fisici”: personale in divisa che sale a bordo delle imbarcazioni davanti agli ospiti. Credo che il fattore psicologico sia stato non meno importante di quello fiscale». In realtà i numeri del calo nelle darsene della costa veneziana non sono così importanti come quelli registrati nel vicino Friuli o in Liguria, dove la “fuga” ha interessato quasi l’80 per cento degli yacht oltre i 12 metri fuori tutto. Anzi, più ci si allontana dal Friuli, più la tensione si allenta. Se ad esempio Alessandra Impallomeni, amministratrice della splendida Darsena dell’Orologio di Caorle nota che: «Molti posti barca sono vuoti», Marco Boscolo Buleghin, responsabile amministrativo dell’altrettanto famosa darsena “Le Saline” di Chioggia spiega come: «Nella costa sud della provincia la fuga non c’è stata».
La legge. Per la legge italiana infatti le barche sotto i 10 metri (12 fuori tutto) sono natanti, cioè beni mobili non registrati e non sono soggette a immatricolazione o passaggio di proprietà. Tra i 10 e i 24 metri diventano “imbarcazioni da diporto” con tutte le conseguenze fiscali e di redditometro. «Quelle che sono sparite sono appunto imbarcazioni e maxiyacht (sopra i 24 metri) che da gennaio hanno disdettato gli ormeggi», continua Perocchio, «i più importanti sono andati in Croazia e Grecia. Ma anche tra i natanti abbiamo avuto casi di fuga. Siamo riusciti a tamponare le “falle” grazie all’attività con i “carrellabili” o le imbarcazioni straniere, anche se tutte le attività tecniche (assistenza e movimentazioni) sono calate del 35%».
I costi. «Molti non muovono più la barca», conferma Boscolo Buleghin, «arrivano e stanno in banchina oppure vanno in laguna e passano lì la giornata. L’attività delle pompe di gasolio è dimezzata, con oscillazioni intorno a -40%». Colpa del caro carburante, ovviamente, e anche qui le carte giocabili dalla costa Est dell’Adriatico sono allettanti, visto che riempire un serbatoio da 2000 litri in veneto costa 3.800 euro contro il 3.200-3.400 della Croazia. E su 500 euro a pieno non sputa più nessuno.
Il futuro. Per comprendere la portata della “fuga” basta pensare che una voce importante dell’industria veneta come la cantieristica ha subìto in quattro anni un calo valutabile, secondo i dati di Assomarinas, nell’80 per cento del fatturato. «È ovvio che bisogna trovare risposte immediate guardando ai nostri punti di forza», spiega Perrocchio, «che ruotano tutti intorno all’attrattiva che Venezia può sviluppare. In pratica dobbiamo riportare la laguna veneta a meta iniziale e finale delle crociere di alta gamma». Il ragionamento è semplice: la maggior parte dei maxi yacht è concentrata nel Mediterraneo occidentale tra Costa Azzurra e Baleari. Se si organizzasse una serie di eventi per spingere queste vere e proprie “navi da diporto” verso l’Adriatico si creerebbe un “giro virtoso” capace di riportare qui anche le imbarcazioni medie e di fare del Veneto un “hub” di partenza e arrivo delle crociere e dell’assistenza tecnica.
La ricetta. «Finora c’è stata una tenuta dei maxi yacht solo a Venezia, grazie alla presenza di un ottimo aeroporto, a eventi realizzati in maniera non organizzata e alla “Banchina Adriatica” realizzata dalla società Venice Yacht Piers», conclude Perrocchio, «se si riuscisse a creare una serie mirata e concatenata di regate (com’è stato per la Coppa America), spettacoli (la Biennale) ed eventi di alto richiamo potremmo riavere le banchine piene».(La nuova venezia)

Mettersi in cammino


L’importante è mettersi in cammino. Altrimenti non arriverai da nessuna parte. E passerai il resto della tua vita a disprezzarti per ciò che avresti potuto essere e non sei stato. La meta iniziale del viaggio rappresenta solo lo stimolo per partire

Massimo Gramellini

mercoledì 29 agosto 2012

Skunk Anansie ancora insieme

Ritorna la band inglese con un video che lancia il nuovo album«I Believed in You» anticipa l'uscita del nuovo album «Black Traffic», prevista per il 25 settembre. «Siamo ritornati insieme - dice Skin all'annuncio del ritorno della band - perché siamo legati da un'amicizia molto forte. Siamo molto orgogliosi di come abbiamo lavorato in passato, ma quello che adesso ci guida è il futuro»

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 Dopo i successi del best of “Smashes & Trashes” e dell’album “Wonderlustre”, entrambi disco d’oro in Italia, la band ha da poco ultimato il nuovo lavoro che sorprendera’ ancora una volta i fan italiani. “Black Traffic” e’ stato registrato e prodotto a Londra dagli Skunk Anansie e da Chris Sheldon (produttore dei Foo Fighters,Biffy Clyro e Pixies) e mixato da Jeremy Wheatley e Adrian Bushby. “Black Traffic” rappresenta la prima produzione totalmente indipendente degli Skunk Anansie avvenuta tramite la loro etichetta discografica in collaborazione con Carosello Records (per l’Italia). 
L’uscita dell’album e’ stata stabilita per il prossimo settembre 2012 e questo nuovo progetto discografico sara’ accompagnato da un intensivo tour che tocchera’ 20 citta’ europee. La band suonera’ in Italia il 19 novembre a Milano (Mediolanum Forum), il 20 novembre a Roma (Palalottomatica) e il 21 novembre a Jesolo – Ve (Pala Arrex). “Con questo nuovo progetto abbiamo deciso di scegliere la strada della totale indipendenza, puo’ darsi che i mercanti del destino e dell’oscurita’ si lamentino dell’industria musicale. Noi l’abbiamo interpretata come una chance positiva per ricreare il modo in cui lavoriamo e per avere piu’ controllo sulla nostra arte. Il nostro nuovo album “Black Traffic” e la nostra nuova etichetta discografica rendono il futuro della nostra band molto elettrizzante, infatti quest’ultimo album e’ il mio preferito, ancora meglio di ‘Wonderlustre’ che ha sfornato alcune canzoni davvero fantastiche.
 Siamo ritornati e ci godremo tutto fino all’ultimo secondo!”, commenta Skin. Dopo la reunion del 2009 (avvenuta dopo 8 anni di separazione) e il trionfo internazionale di “Wonderlustre”, il nuovo disco di inediti confermera’ ancora una volta il successo di una delle rock band piu’ amate in Italia. 

La voce più bassa del mondo

L'americano Tim Storms ha un'estensione vocale di 10 ottave (la media è tra le due e le quattro) e può raggiungere la nota più bassa del mondo per un uomo, misurata a 0.189 Hz.

martedì 28 agosto 2012

Buongiorno e arrivederci. Giovani artisti veneti brillano a Berlino


Qui è dura, per fortuna c’è Berlino. E se ne sono accorti proprio loro, i berlinesi, che gli artisti italiani hanno bisogno di un aiuto, di una scossa, di uno spazio espositivo per farsi vedere e conoscere da un pubblico vario in un ambiente fluido e meno ingessato del nostro.
Ecco perché, dal primo agosto, la Emerson Gallery del Mitte berlinese si vestirà di opere pittoriche, fotografia, performance di danza, video e installazioni made in Italy. Anzi, quasi made in Veneto: la maggior parte degli artisti pronti a caricare furgoni e sfogarsi nella capitale europea del contemporaneo vengono da qui.
Tanto per cominciare, la mostra è curata dalla veneziana Barbara Fragogna, già curatrice della Kunsthaus Tacheles; e poi ci sono Elisabetta Di Maggio, che vive a Venezia e il prossimo ottobre esporrà alla Bevilacqua La Masa; Andrea Penzo e Cristina Fiore, che a Mestre si sono fatti conoscere con Cantiere Corpo Luogo; e il collettivo Jennifer Rosa, poliedrico gruppo di artisti vicentini che studia, in varie forme, il potere e la natura della figura umana. Infine Greta Bisandola, pittrice padovana del grottesco e dell'ambiguo. Da fuori regione viene solo Rebecca Agnes, di Pavia.
Il primo agosto, inaugura dunque una delle più ampie rassegne di arte contemporanea italiana mai viste a Berlino; occuperà gli spazi della Emerson Gallery per quasi due mesi, fino al 22 settembre. Nel titolo dell'esposizione c'è tutto: “Buongiorno e Arrivederci”. Come dire: “Italia, mi piaci, ma sono costretto a lasciarti”. Berlino, conscio del sentimento e delle difficoltà che gli artisti italiani incontrano nel farsi strada nel loro Paese, coglie la palla al balzo e invita un nutrito gruppo di professionisti delle arti visive e performative, con lunghi curricula e visitatissimi siti web, a sfruttare il trampolino europeo.
«Buongiorno e arrivederci sono due parole che gli stranieri riconoscono e che allo stesso tempo, per noi italiani, possono voler dire molto di più: attaccamento e amore stizzito e deluso per il proprio Paese», spiega Fragogna, che aprirà la rassegna con il suo “My Cage Is Your Palace Project”, progetto che unisce pittura, disegno e installazione. La Emerson Gallery riesce a coprire parte delle spese, ma per sostenere i costi di un periodo così lungo da trascorre a Berlino, gli artisti italiani in partenza hanno avviato un crowdfounding su produzionidalbasso.com, una raccolta collettiva di quote per sostenere il loro progetto. Con una quota si avrà diritto a una foto d’autore dell’evento; con cinque quote di adesione si potrò ricevere un catalogo del festival autografato dagli artisti.

Apple, quando Forrest Gump consigliava di investire nella Mela morsicata

Investire nella Apple: Forrest Gump lo consigliava 18 anni fa Una "specie di società di frutta" che permette a Forrest Gump di risolvere i problemi economici: così Tom Hanks definiva la Apple in una scena del celebre film, ambientata nel 1975. Nel 1994, anno di uscita della pellicola, non si poteva immaginare che la Mela morsicata sarebbe diventata la società più capitalizzata del mondo, ma seguire il consiglio finanziario dell'amico tenente Dan si sarebbe rivelato una scelta azzeccata. Alcuni utenti su Internet si sono divertiti a fare i calcoli: si parte dal 2 dicembre 1980, data della quotazione in Borsa della Mela Morsicata, che in apertura di prima seduta balzò da 14 a 22 dollari per azione, per chiudere a 29. Se l'investimento in Apple Computer fosse stato di 100mila dollari, dopo il primo giorno a Wall Street Forrest si sarebbe portato a casa 43 milioni di dollari, che sarebbero diventati 100 nel 1987. Con un valore delle azioni che supera 665 dollari, i due protagonisti nel 2012 avrebbero guadagnato oltre 7,7 miliardi. Un calcolo immaginario e soggetto a molti errori, ma che dà l'idea di quanto le azioni Apple siano schizzate alle stelle in 30 anni.



lunedì 27 agosto 2012

Hiriko car

Dai Paesi Baschi arriva Hiriko, la city-car di dimensioni molto ridotte, elettrica al 100% e biposto, che si “ripiega” su se stessa e si parcheggia in soli 1,5 metridi lunghezza. La parola “Hiriko”, in lingua basca, significa “urbana” ed è il nome più appropriato per questa mini-car ideale per muoversi nei centri urbani, perché non inquina e risolve tutti problemi di parcheggio. Ma non è tutto : è un progetto europeo di “innovazione sociale” che coniuga rispetto dell’ambiente, creazione di posti di lavoro e attenzione alle categorie sociali svantaggiate. La presentazione ufficiale del prototipo di Hiriko si è svolta la scorsa settimana a Bruxelles alla presenza del Presidente della Commissione Europea, José Manuel Durao Barroso. L’innovativa auto elettrica è stata ideata dal MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston e realizzata da un Consorzio di sette piccole imprese basche dove ogni azienda produce una parte della vettura. Il Consorzio Hiriko, finanziato da risorse regionali ed europee, ha sede a Vitoria-Gasteiz, città basca nominata “European Green Capital 2012”. Hiriko è una vettura elettrica al 100%, con un’autonomia dichiarata di circa 120 km e dotata di un volante ultra-tecnologico (simile a quello della Formula 1) in grado di gestire tutte le fasi di funzionamento attraverso il controllo automatizzato “drive by wire”. E’ provvista di quattro ruote robotiche, indipendenti l’una dall’altra e in grado di ruotare su stesse di 360°. Ogni pneumatico può essere controllato in modo separato, permettendo all’auto di eseguire manovre disagevoli, come quella di girare sul proprio asse. La singolare mini-car è fornita di una sospensione centrale che fa scorrere l’abitacolo verso l’alto, rendendo ancora più compatto l’ingombro della vettura e consentendo di parcheggiare quasi “in verticale”, in uno spazio di soli 1,5 mt di lunghezza. Questa manovra sarebbe impossibile per qualsiasi auto in commercio, ma, nel caso di Hiriko, la rimozione di parti di vettura tradizionali come il cambio, le trasmissioni e il motore a benzina (il motore elettrico è sistemato al centro della vettura) ha permesso ai progettisti del MIT di farla “ripiegare” su se stessa.
 Ma Hiriko è molto di più di un’auto ecologica. Durante la presentazione del prototipo, il presidente della Commissione Europea, Barroso, nel suo discorso ha sottolineato come il modello di mobilità sostenibile offerto da Hiriko sia un importante esempio di “innovazione sociale” europea. La peculiarità del progetto, infatti, è data dal fatto che le città che decideranno di adottare Hiriko per i mezzi di servizio o per il car-sharing, saranno anche autorizzate a produrla in loco, attraverso il know how fornito dal Consorzio e dal MIT. Ogni città potrà replicare il modello di Vitoria-Gasteiz e realizzare un sito locale per l’assemblaggio della city-car, creando così nuovi posti di lavoro. “L’innovazione sociale è questo: è per le persone e con le persone”, ha detto Barroso, “Non è altro che la nostra capacità di creare il futuro che desideriamo. E’ fatta di solidarietà e di responsabilità”.
 A Vitoria-Gasteiz, la città basca sede del Consorzio, è già partita la produzione delle prime venti Hiriko, e a Malmö, in Svezia, il nuovo impianto di assemblaggio è previsto in un quartiere abitato da rifugiati iracheni e darà lavoro ad una trentina di famiglie. “Hiriko non è solo un progetto industriale e tecnologico di altissimo livello“, ha sottolineato Jesús Echave, presidente del Consorzio (nella foto sopra, insieme a Barroso) “Hiriko offre soluzioni in termini di occupazione, mobilità urbana, cooperazione tra imprese e sostegno ai gruppi sociali svantaggiati. In Hiriko applichiamo il concetto di “innovazione sociale” ad un prodotto essenziale per compiere il grande passo che stanno facendo le “città intelligenti” e le “regioni intelligenti” in termini di mobilità“. Hiriko è un concetto inedito di mobilità urbana, che permette di spostarsi in città in modo più semplice, più sostenibile e più “intelligente”, tanto che Barroso l’ha identificata come “una risposta alla crisi” e come la soluzione ideale al disegno della Commissione Europea di vietare le auto a benzina nei centri urbani. Molte “città intelligenti” (o “smart cities”), europee e non, hanno già aderito al progetto Hiriko (Berlino, Barcellona, San Francisco, Hong Kong, Quito), mentre sono in corso trattative a Parigi, Londra, Amsterdam, Ginevra, Boston, Dubai, Abu Dhabi e nella stessa Bruxelles – dove si prevede la produzione di un centinaio di Hiriko da utilizzarsi tra la stazione del TGV, l’aeroporto e il quartiere delle istituzioni europee. Per il momento, la mini-car “pieghevole” non è sul mercato, ma secondo il Consorzio, dal 2013 in Spagna dovrebbe iniziare la produzione in serie di Hiriko (l’obiettivo del Consorzio è raggiungere la produzione di 9.000 esemplari all’anno, a partire dal 2015) e, quindi, anche la vendita ai privati, ad un prezzo stimato di circa 12.500 euro. Un prezzo, forse, un po’ alto per una city-car, ma controbilanciato dagli indubbi vantaggi: emissioni zero, maneggevolezza e facilità di parcheggio.


Le vendite dovrebbero iniziare l’anno prossimo, con due versioni disponibili, “Fold” e “Roadster”. Si azzarda anche un prezzo - 12.500 euro - ma sicuramente questo è un discorso prematuro.

La luna

domenica 26 agosto 2012

Venezia69, «Orizzonti» va on line: 10 film in streaming



Per la prima volta nella storia della Mostra di Venezia, 10 lungometraggi e 13 corti della sezione «Orizzonti» saranno disponibili in tutto il mondo per la visione in streaming in contemporanea con le proiezioni ufficiali al Lido. Con questa importante iniziativa sperimentale, si vuole rendere ancora più efficace l’azione promozionale della Biennale a sostegno dei nuovi film e, in particolare, dei giovani autori, sfruttando le possibilità offerte dalla moderne tecnologie di rete. «Orizzonti» presenta film d’esordio e lungometraggi dai margini, ma anche opere che si misurano con i generi e la produzione corrente, con intenti d’innovazione e di originalità creativa.
Per accedere alla sala virtuale online dotata di 500 posti - collocata su un sito protetto, gestito da Festival Scope per conto della Mostra – è possibile acquistare il biglietto digitale a partire da lunedì 20 agosto sul sito www.labiennale.org. Una volta effettuata una registrazione, si potrà acquistare il biglietto del costo di € 4,20 (valido per un lungometraggio o per uno dei due programmi di corti), ottenendo un link personale che consentirà una visione non ripetibile. Ciascun titolo (in versione originale con sottotitoli in inglese)sarà disponibile per la visione in streaming nell’arco delle 24 ore a partire dalle ore 21 (ora italiana) del giorno della presentazione ufficiale del film alla Mostra.
Ecco i requisiti tecnici. Per la visione in streaming servono una connessione Internet ad alta velocità, un computer (PC o Mac) con memoria di almeno 2GB RAM e con processore di almeno 2 Ghz Player Flash (aggiornato 11.3), sistemi di navigazione compatibili: versioni aggiornate di Chrome, Firefox, Safari o Explorer 9. La visione non è compatibile con apparecchi mobili tipo tablet o smartphone. La visione è in streaming puro, senza possibilità di scaricare il film. Si segnala che la qualità dell'immagine del film può variare secondo i film stessi e il materiale messo a disposizione dagli aventi diritti. Prima di acquistare il biglietto per la sala virtuale si raccomanda di testare la propria connessione e il computer utilizzando il link: https://www.festivalscope.com/media/screening_test
Dopo aver acquistato il biglietto per la sala virtuale, si riceverà una conferma via e-mail per la transazione effettuata. Al più tardi 24 ore prima della visione online, si riceverà un e-mail contenente un link unico che permetterà di visionare il film in streaming. La visione è unica, con la possibilità di fermare la lettura del film e riprenderla più tardi dal punto in cui si era interrotta, nell'arco delle 24 ore a partire dalle ore 21 (ora italiana) del giorno della presentazione. Attenzione: qualora non si ricevesse l'e-mail con il link per la visione, si raccomanda di verificare fra i messaggi della posta indesiderabile. In caso di domande tecniche è possibile contattare: feedback@festivalscope.com. Il biglietto non è rimborsabile.

L'esempio della Serenissima contro il debito pubblico e i cavilli degli avvocati

"...furono promossi saggi regolamenti sulla retta amministrazione della giustizia. La negligenza, qualche volta interessata, degli avvocati aveva introdotto nelle cause infinite dispute di mera formalità e di sommo aggravio per le parti. Per ciò si nominarono cinque Correttori per ricondurre il procedere della giustizia alla primitiva semplicità. Altri cinque nobili furono scelti per eliminare gli abusi, introdotti nei prezzi delle derrate e mercanzie. Inoltre a tre senatori fu affidato l'incarico di studiare come pagare il debito pubblico; al che provvidero col togliere di mezzo tutte le spese superflue e col ridurre alla più stretta parsimonia l'amministrazione del denaro dello Stato..."


Tratto da Sebastiano Veniero e la Battaglia di Lepanto  di Pompeo Molmenti

sabato 25 agosto 2012

Dirty Dancing, quella scena troppo hot che il regista tagliò

In occasione dei 25 anni del film culto del 1987 diretto da Emilie Ardolino i fan si scatenano postando sul web materiale inedito e curioso. Tra immagini dal dietro le quinte, interviste esclusive e memorabilia, spunta anche il video della scena erotica tra i due protagonisti Patrick Swayze e Jennifer Grey tagliata nella versione originale perché ritenuta troppo esplicita. In questo video una parte della sequenza che fu pubblicata per la prima volta nel dvd della versione deluxe del film realizzato per i 20 anni della pellicola.

 

La profezia di Topolino


La profezia di Topolino, nel 1993 aveva già previsto tutto – Guarda foto Sta facendo il giro della rete pagina 17 di un fumetto di Topolino del 1993. Quasi una profezia. O forse i nostri politici si ispirano a Topolino? In ogni caso sembra scritto oggi.
Il fumetto è il numero 1956, del 23 Maggio 1993.



venerdì 24 agosto 2012

Usa, da rifiuti benzina a 40 centesimi al litro

Un carburante pulito, ottenuto dai rifiuti e al costo di 40 centesimi di euro al litro e' possibile. Lo hanno dimostrato gli esperti dello statunitense Gas Technology Institute durante una sessione del meeting della American Chemical Society in corso a Philadelphia, che hanno realizzato gia' i primi impianti pilota in grado di trasformare tutti gli scarti biologici in gasolio e benzina.

La tecnologia, chiamata Idropirolisi e Idroconversione Integrata, utilizza una serie di catalizzatori chimici gia' brevettati per produrre idrogeno a partire dalla materia prima, che puo' essere costituita da qualunque sostanza biologica, dai rifiuti 'umidi' alle alghe, e convertirlo poi in benzina, diesel o carburante per jet. Il processo e' gia' stato valutato dal Dipartimento per l'Energia statunitense, che ha stimato il costo del carburante risultante in circa due dollari al gallone, appunto 40 centesimi di euro al litro: "I risultati che abbiamo avuto ci dicono che il processo e' credibile - spiega Martin Link, uno dei progettisti - entro il 2014 avremo degli impianti capaci di produrre fino a 80mila litri di carburante al giorno, e in poco tempo dovremmo arrivare a 1,2 milioni di litri".

Spesa ingrosso condominio, arriva badante di palazzo

Casa e spesa vanno a braccetto in alcuni condomini di Bologna. Ci ha pensato Confabitare, associazione dei proprietari immobiliari, che ha avviato un progetto di acquisto collettivo per i residenti. E il successo dell'iniziativa (sono 30 i condomini che hanno aderito dalla scorsa primavera ad oggi) ha fatto si' che da sperimentale il progetto diventera' presto definitivo. A turno, un paio di volte alla settimana, alcuni volontari del palazzo o un incaricato dell'associazione, vanno al Caab (il grande centro agrialimentare alle porte della citta') ad acquistare grossi quantitativi di frutta e verdura su ordinazione dei condomini. ''Comprando all'ingrosso, i costi della spesa si riducono fino al 50%'', spiega il presidente di Confabitare Alberto Zanni. L'idea del gruppo d'acquisto non e' nuova: ''Ma ora l'abbiamo portata nei condomini. 
Cosi' non sono piu' soltanto i giovani a usufruirne, ma anche gli anziani. L'iniziativa e' diffusa soprattutto tra le persone dai 60 anni in su e stiamo considerando la possibilita' di estendere l'acquisto anche ai prodotti delle aziende locali, a chilometro zero''. Due punti di forza del progetto: il risparmio sulla spesa e il contatto sociale che si crea tra gli abitanti del palazzo. Sono tantissimi i casi in cui gli inquilini non si conoscono tra loro pur abitando a pochi metri di distanza l'uno dall'altro. I vantaggi del gruppo d'acquisto condominiale sono condivisi anche dall'altra iniziativa sperimentale di Confabitare: l'introduzione della badante di condominio. ''Sono molti gli inquilini anziani che hanno bisogno di assistenza - spiega Zanni - ma alcuni necessitano di una persona solo per poche ore al giorno. In piu' molte famiglie non possono permettersi i costi di un assistente fisso''. Qui entra in gioco la badante di condominio: una persona di fiducia presente all'interno del palazzo per l'intero arco della giornata che si divide tra un assistito e l'altro a seconda delle esigenze delle famiglie. Che, da parte loro, pagano una quota in base alle ore effettivamente usufruite. ''Alcune pagano soltanto 200 euro al mese a fronte degli oltre mille che spenderebbero per una badante fissa, mantenendo il vantaggio della reperibilita' costante''. ANSA

giovedì 23 agosto 2012

Il fronte italiano della Grande guerra visto dagli artisti

Oltre 1000 immagini di stampe e cartoline raccontano la Grande Guerra nei suoi aspetti più significativi. Pittori di fama europea, così come artisti dilettanti, in questi "umili cartoncini" hanno rappresentato - spesso con notevole espressività - gli eventi cruciali del conflitto e le drammatiche scene di battaglie in trincea, di bombardamenti aerei e di combattimenti navali, sullo sfondo dei luoghi che furono teatro della guerra. Ma queste pagine raccontano soprattutto, in modo assai realistico, la guerra vissuta quotidianamente dai soldati e dai civili: il distacco dalle famiglie, la sofferenza dei feriti assistiti dalla Croce Rossa, la vita dei soldati al fronte. 
 La realtà dolorosa della guerra resta, ovviamente, ai margini. L’orrore delle battaglie o della fame non ha diritto di cittadinanza. Occorre esaltare gli spiriti, non deprimerli. C’è invece abbondanza di imprese eroiche, di retoriche guerresche, di pietà cimiteriali, di esemplari incursioni nelle trincee nemiche. Spesso identica è la simbologia, basti pensare all’aquila della quale si appropriano equamente italiani e austriaci. “Dio è con noi” lo dicono tutti, nelle diverse lingue. Dei alpini e Cristi risorti indicano ad entrambi la via ai battaglioni e arringano a battaglia, protettori di virtù ideologiche o concretamente identitarie e territoriali. L’unità del popolo combattente è sempre la virtù per eccellenza. Nelle cartoline austriache prende la forma di Andreas Hofer, il comandante tirolese dell’insurrezione antinapoleonica del 1809 (un eroe buono per tutte le stagioni), e agli alpini italiani si contrappongono gli Schutzen. Non è solo l’alpino De Luca (l’uccisore del Sepp Innerkofler) a scagliare massi, ma sono anche gli Schutzen tirolesi ad usare le “batterie di Sassonia”. Gli alpini difendono i “sacri confini della Patria”, ma per la propaganda austriaca sono invece “gli italiani perfidi e traditori”, addirittura “turpissima genia”. Va da sé che a Caporetto si inneggia da parte italiana ai reparti che resistono, da parte austroungarica allo sfondamento e alla vittoria. Il sangue e il dolore vengono naturalmente trasfigurati in un alone azzurrino di retorica bellica, e le cartoline non sono foglietti di auguri, ma un veicolo privilegiato di propaganda, spesso artisticamente pregevoli. Gli artisti austriaci e germanici che hanno prestato la loro matita sono una quarantina, quelli italiani una trentina, i più noti sono naturalmente Aristide Sartorio, Achille Beltrame, Basilio Cascella.

La Grande Guerra. Il fronte italiano nelle cartoline e nelle stampe degli artisti (Cierre edizioni, 395 pp., 38 euro), acquistabile anche online a prezzi leggermente inferiori.

Frecciarossa 1000: il più bel treno al mondo


Soluzioni tecnologiche di assoluta avanguardia e prestazioni record, velocità massima 400 km/h, interoperabilità su tutta la rete AV europea, design innovativo, comfort, qualità e sicurezza.

Questi i plus che fanno del nuovo Frecciarossa 1000 il più bel treno al mondo e il treno Alta Velocità del XXI secolo.

Frecciarossa 1000, il gioiello tecnologico destinato a rivoluzionare il mondo dell’Alta Velocità ferroviaria sia nazionale sia europea, è frutto del lavoro congiunto dei progettisti di AnsaldoBreda e Bombardier che, seguendo le specifiche tecniche del committente Trenitalia, hanno esaltato l’essenza del made in Italy, creando un treno dall’inedito profilo estetico e dalle ineguagliate prestazioni.

Frecciarossa 1000 sarà bidirezionale, con due cabine di guida alle estremità, e avrò la trazione multitensione, ossia in grado di utilizzare le differenti tipologie di alimentazione elettrica in uso sulla rete europea. Avrà una composizione bloccata, con motori e potenza distribuita, per sfruttare al meglio l’aderenza anche in condizioni climatiche avverse. Sarà in grado di raggiungere la velocità massima record di 400 km/h, con accelerazione allo spunto di 0,7 m/s².

La particolare linea del frontale connoterà l’inconfondibile identità e personalità del Frecciarossa 1000 e, al tempo stesso, risponderà alle diverse esigenze di aerodinamica, sicurezza e comfort per i macchinisti.

Un sistema di diagnostica permetterà di controllare lo stato di funzionamento di tutti gli impianti di bordo e di ogni singolo asse motore, fornendo continue informazioni al personale di bordo, al personale di manutenzione e alle sale operative di controllo, per una migliore gestione delle eventuali anormalità in funzione delle reali condizioni e prestazioni dei convogli.

Il disegno aerodinamico e le soluzioni d’avanguardia per il risparmio energetico, oltre ad assicurare un’impareggiabile efficienza operativa, garantiscono al Frecciarossa 1000 più di un primato: sarà, infatti, il treno più veloce mai prodotto in serie in Europa, il più silenzioso, quello con minori vibrazioni e minor impatto ambientale. La ridotta resistenza aerodinamica, frutto di simulazioni e studi condotti in galleria del vento, limita il consumo energetico e il rumore; l’utilizzo di leghe leggere per le casse dei veicoli e degli arredi, oltre a fornire un ottimo rapporto massa/potenza, consentirà al termine della vita dei convogli il recupero del materiale senza alcun impatto per l’ambiente.

Frecciarossa 1000 sarà il primo treno AV europeo completamente interoperabile. Grazie alle caratteristiche tecniche innovative e sofisticate - sarà un treno multitensione conforme alle Specifiche Tecniche europee di Interoperabilità (STI) - non conoscerà, infatti, frontiere e potrà viaggiare su tutte le reti AV d’Europa (Francia, Germania, Spagna, Austria, Svizzera, Olanda e Belgio), superando le limitazioni di carattere infrastrutturale, in particolare le differenti alimentazioni elettriche e i diversi tipi di segnalamento. A tale scopo, la cabina di guida e l’isola elettronica del Frecciarossa 1000, sono progettate e sviluppate con concetti modulari che consentiranno di dialogare con i diversi sistemi tecnologici installati nei vari Paesi e, soprattutto, di passare, in maniera rapida ed efficace, da una soluzione all’altra.

Le apparecchiature di segnalamento di bordo integreranno i sistemi gestionali nazionali con quelli unificati a livello europeo, garantendo così, insieme alla completa interoperabilità, la massima sicurezza d’esercizio. Il progetto prende, infatti, in considerazione i diversi “pacchetti Paese”, definendo i moduli comuni a tutti - Monitor Diagnostico, comandi relativi alla funzionalità del treno, ERTMS e Automatic Train Protection (ATP) Italia - e le parti specifiche dei Paesi interessati (come ATP nazionali e Moduli orari) presenti sul treno in unità facilmente amovibili sul banco di guida o in armadi dedicati nell’isola elettronica.

Non solo velocità, ma anche comfort, qualità e sicurezza. I carrelli del Frecciarossa 1000 sono dotati di sospensioni attive che, compensando a bordo le accelerazioni centrifughe dell’AV, offrono un eccezionale comfort di viaggio che, valutato attraverso modelli matematici e simulazioni su banchi prova, promette di essere in assoluto il più elevato perconvogli AV di ultima generazione. Tutte soluzioni innovative che portano benefici di sistema per il passeggero, per l’operatore del servizio e per il gestore dell’infrastruttura.

L’ambientazione delle zone interne è studiata per integrare eleganza, comodità e funzionalità. Frecciarossa 1000permetterà di scegliere fra 4 livelli di servizio - ExecutiveBusinessPremium Standard - oltre alla Sala Meeting inExecutive e ai “salottini vis a vis” in Business e in Premium. E offrirà insonorizzazione acustica, illuminazione a led e climatizzazione ambientale, ristorazione, un idoneo accesso per persone a ridotta mobilità, monitor di bordo e prese di corrente per PC.

Tutto è progettato con soluzioni d’avanguardia per offrire un ineguagliato livello di comodità. Fruibilità degli spazi, ampiezza dei corridoi, numero di porte (accesso/uscita) e ergonomia dei sedili saranno i migliori sul mercato. L’Executiveoffrirà il top della qualità e del comfort con 12 poltrone singole reclinabili e girevoli, così da personalizzare la posizione a seconda della direzione di viaggio o creare un salottino. Per chi, invece, mette al primo posto il relax e la tranquillità, il livello Business proporrà l’Area del Silenzio.

Dal punto di vista della connettività wi-fi, il Frecciarossa 1000 sarà dotato di sistemi informatici di ultima generazione e disporrà di nuove tecnologie web e multimedialità fruibili in tempo reale in ogni situazione di tracciato.

“Realizzare il Frecciarossa 1000 come richiesto da Mauro Moretti - ha dichiarato Roberto Tazzioli, Presidente e Amministratore Delegato di Bombardier Transportation Italy - è una sfida per creare un prodotto altamente innovativo con standard nuovi sia dal punto di vista tecnologico sia dell’efficienza. Frecciarossa 1000, dall’ingegneria al design fino alla produzione esprime il massimo dell’eccellenza del nostro Paese e allo stesso tempo testimonia l’altissimo livello raggiunto dall’industria ferroviaria in Italia. E ciò è motivo di orgoglio per Bombardier che, pur essendo leader su scala internazionale, continua a pensare e operare a livello locale”. 

mercoledì 22 agosto 2012

Samia, l'atleta somala di Pechino 2008 morta su un barcone per raggiungere l'Italia

«Sapete che fine ha fatto Samia Yusuf Omar?». La platea riunita per ascoltare i membri del Comitato olimpico nazionale resta in silenzio. Un silenzio spezzato solo dalle parole e dalla commozione di Abdi Bile, che dopo il trionfo di Mo Farah (atleta britannico di origine somale) all'Olimpiade di Londra 2012, chiede di Samia.
L'EROE - Anche Abdi è un atleta, un eroe per i somali, visto che ai Mondiali di Roma, nel 1987 ha vinto un oro nei 1500 metri ed è stato il primo atleta somalo a farsi notare nell'atletica leggera. Abdi ha parlato di una sua connazionale, Samia Yusuf Omar, la più grande di sei figli di una famiglia di Mogadiscio cresciuta, come i suoi fratelli, in povertà. Nel 2008, questa ragazza piccola e gracile, partecipò alle Olimpiadi proprio in rappresentanza della Somalia. Nata nel '91, figlia di una fruttivendola e di un uomo ucciso da un proiettile d'artiglieria, questa ragazza era riuscita con molti sacrifici a partecipare alla gara dei 200 metri femminili di Pechino 2008. Era arrivata ultima, 32 secondi di sforzo a cui nessuno fece caso, ma che la riempirono di gioia e soddisfazione. Tornò a Mogadiscio felice: «È stata un'esperienza bellissima, ho portato la bandiera somala, ho sfilato con i migliori atleti del mondo». Quattro anni dopo, il destino le ha riservato una storia completamente diversa.
LA STORIA - «Sapete che fine ha fatto Samia Yusuf Omar? - ha chiesto Abdi nei pochi giorni che mancano alle elezioni presidenziali somale -. La ragazza è morta… morta per raggiungere l'Occidente. Aveva preso una carretta del mare che dalla Libia l’avrebbe dovuta portare in Italia. Non ce l’ha fatta. Era un'atleta bravissima. Una splendida ragazza». Su YouTube, nel video della sua gara a Pechino, i messaggi di cordoglio degli utenti come unica conferma di una storia crudele e difficile da verificare, ma che la scrittrice italiana di origine somala Igiaba Scego ha scelto di raccontare su Pubblico, mettendola in parellelo con i trionfi di un altro somalo dal diverso destino. Mo Farah, arrivato da rifugiato in Inghilterra, è diventato oggi un eroe nazionale dopo aver dominato a Londra le sue due discipline, i 5 e 10 mila metri. «Siamo felici per Mo, è il nostro orgoglio - ha aggiunto Abdi Bile - ma non dimentichiamo Samia».
(corriere.it)

La carica dei veneti all’estero a far fortuna



Continua l'inchiesta della Nuova Venezia sul mondo del lavoro dei giovani veneti. Dopo il post di inizio mese un altro articolo interessante.

Laurea in tasca, dopo due anni da informatore scientifico del farmaco in Italia adesso fa il pizzaiolo a Berlino a milleduecento euro al mese. «E mi trovo benissimo: ogni pizza è diversa e deve essere migliore della precedente». Sebastiano Scattolin ha ventotto anni, è nato a Mogliano e ha studiato a Mestre e Padova. Con la sua ragazza, Beatrice Carraro, 24 anni di Santa Maria di Sala, musicista, ha deciso di trasferirsi a Berlino lo scorso ottobre. «Lei lavora con l’ex assistente di von Karajan, siamo felici e abbiamo comprato pure casa». A Berlino? «Sì, 75 metri quadrati, a dieci minuti da Alexander Platz, a centomila euro. Vado a lavorare in bicicletta».
La loro è una delle centinaia storie che rappresentano la fuga di talenti che attraversando il Veneto. Un recente studio quantifica in duemilacinquecento i giovani veneti che, ogni anno, lasciano il paese per affrontare una nuova avventura. «La svolta – racconta Scattolin – è stata due anni fa, durante un viaggio alle isole Lofoten. Ho visto due motociclisti norvegesi che appoggiavano i loro caschi, incustoditi, sulla moto. Mi sono detto: in Italia una scena del genere non l’avrei mai potuta vedere. Non voglio vivere in un paese dove vince l’arroganza, il poco rispetto per gli altri. E siamo partiti».
Dai servizi all’università, dall’agricoltura alla cooperazione, i campi nei quali i talenti veneti si applicano sono i più diversi. Il fisico Paolo Zuccon, trevigiano di 39 anni, faceva il ricercatore all’università di Perugia. Ora ha vinto una cattedra al Mit di Boston per studiare il Big Bang, il suo stipendio è quadriplucato. Rita Ugarelli, 38 anni, ingegnere di Conegliano, insegna in una università norvegese, dove guadagna otto volte quel che percepiva in Italia da ricercatrice. E poi Mirko Santello, 28 anni, veneziano di Mira, biologo molecolare: fa il ricercatore in Svizzera. Eddy Zamperlin, 33 anni, di Montagnana: fa il cooperante in Congo. Come loro, migliaia di altri veneti.
Basta scorrere i commenti sul nostro sito web per capire che il fenomeno dei talenti in fuga è molto più esteso di quanto si pensi. Tecla Teresa Dal Martello scrive: «Ho due figlie, scuola inglese, liceo, università ed entrambe adesso sono all'estero, la maggiore è partita per l'Australia e ha trovato lavoro come architetto presso una grossa società, la piccola sta ancora studiando, ma preferisce vivere in Brasile. Non ci hanno pensato due volte». Luisa Canton le risponde: «Buona fortuna alle tue figlie, la mia ha solo 3 anni, ma vedo sempre più concreta la possibilità che in futuro compia una scelta simile». Aggiunge Stefano Dal Molin: «Io son 26 anni che mi trovo a Berlino. Tornare ? Mai pensato». Francesca Cannini, padovana: «Da due anni in Danimarca, non ancora del tutto integrata ma come Biologa in ricerca energetica su alghe blu e fotosintesi ben accettata dai colleghi e lo staff in generale. Mi hanno dato casa e tutte le possibilità di corsi di lingua, mezzo per muovermi e un paio di extra. Tornare? Non credo».
Francesca Rossini: «Ho 28 anni e vivo a Dublino.Qui ho un stipendio più che adeguato, riesco a mantenermi da sola,sono ben integrata, di tornare non ci penso nemmeno. Qui le persone hanno senso civico e riesci a fare carriera senza spintarelle e raccomandazioni. Non vedo perchè dovrei tornare in Italia». Stefano Coratella: «Ho 26 anni, vivo all'estero più per imparare l'inglese e seguire un dottorato di ricerca che per fuggire dall'Italia ma penso che resterò fuori dall'Italia anche dopo il mio PhD. Le conoscenze di moltissimi laureati non vengono giustamente ripagate in Italia». Renato Faggian: «Ho 39 anni e dopo Spagna, UK ed Olanda, finalmente ho trovato il mio posto ideale in Svezia. Vivo a Kalrstad, circa 85.000 abitanti, con la mia famiglia (ho 3 bimbi piccoli da 6, 4 e 2 anni).Padova é nel mio cuore, infatti torno quando posso, ma qui vedo migliori opportunità sia per me sia per i miei figli. Qui la società è meritocratica e c’è veramente pari opportunità. Le due bimbe piú grandi parlano già italiano, inglese e svedese». Catia Gasparotto: «Ciao, io abito da più di un anno a Cork e lavoro in una multinazionale americana. Lo stipendio è quasi il doppio rispetto a quello base in Italia, non c'è inquinamento e la gente è cordiale. Certo, Padova mi manca ma penso a quali alternative avrei se ritornassi...se son fortunata forse un lavoro precario e sottopagato...non mi andava di buttare anni di sacrificio nello studio..speriamo che qualcosa cambi..»

martedì 21 agosto 2012

Amman . city in motion


Amman - City in Motion from Joerg Niggli on Vimeo.
Il video per la vivace capitale della Giordania è il primo di una serie di quattro filmati time-lapse su Giordania con i suoi siti principali. Il progetto è stato commissionato dal Jordan Tourism Board (visitjordan.com). Ripresa delle immagini per tutti e quattro i video ha avuto luogo durante 12 giorni nel mese piuttosto caldo di luglio 2012, poco prima di Ramadan. Le attrezzature utilizzate per il video Amman: Canon 7D, Canon G12 e Panasonic GH2, una serie di lenti e due treppiedi. Resi e modificato in After Effects, Motion e Final Cut Pro X. Musica: «Il Codice Orion», Beats delicato, con una licenza di premiumbeat.com

la verità

È difficile sapere cosa sia la verità, ma a volte è molto facile riconoscere una falsità.

Albert Einstein

lunedì 20 agosto 2012

A Porto Marghera le nuvole di fumo diventano alberi colorati

Fabbriche di verde, tronchi di alberi al posto di ciminiere, nuvole di fumo trasformate in chiome di foglie. Porto Marghera cambia immagine grazie al talento di un gruppo di writers che hanno colorato le staccionate di via dell'Elettronica vicino al Vega 2 e una parte affacciata al porticciolo. I graffiti sono l'inizio dell'installazione «50x50 Venice Green Dream», uno degli eventi collaterali della Biennale Architettura. Lo staff, coordinato da Andrea Casillo, in arte Kasy23, è composto da Alex Carsana, Pietro Gozzini, Diego Finassi, Luca Zammachi. Casillo è famoso nel mondo dei writers (www.kasy23.it) e ha una dolorosa storia personale. E' costretto in sedia a rotelle da quando aveva 25 anni: è andato a letto e non è mai più riuscito ad alzarsi, colpito da un virus rimasto sconosciuto. Ora la sua passione la esprime così, colorando il mondo








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Firenze Santa Maria Novella: l’affresco "Partenze" donato da Talani al Comune

L’affesco “Partenze” che domina la galleria di testa della stazione Santa Maria Novella, è stato donato dall’autore, Giampaolo Talani, al Comune di Firenze.

 Realizzato dall'artista fiorentino nel 2006, misura 80 metri quadrati e ritrae diciannove uomini colti nell’attimo del viaggio - nella valigia sogni, ricordi o rimpianti - che guardano dall’alto le migliaia di viaggiatori “veri” che ogni giorno affollano la stazione del Capoluogo toscano. Talani ha spiegato come l’opera fosse il “sogno di una vita”, dal momento che frequentava la stazione di Santa Maria Novella ogni giorno, recandosi in città da San Vincenzo, paese natale, per frequentare il liceo artistico e poi l’Accademia di belle Arti. “Ho sempre pensato l’opera per Firenze, per i fiorentini e per tutti i cittadini del mondo che da Firenze passano”, ha sottolineato l'artista. “Quando alcuni privati mi hanno fatto proposte anche molto interessanti per l’acquisto - ha proseguito - non ho voluto neppure discuterne”. La donazione è stata fatta a titolo gratuito ed è stata regolata da un’apposita delibera approvata dalla Giunta comunale. Il valore dell’opera è di 300.000 euro. L’opera, realizzata nel 2006, domina la galleria di testa della stazione.


domenica 19 agosto 2012

Emilia Romagna,"graffiti treni": spesi 40mila euro nei primi sette mesi del 2012

Treni regionali sempre nel mirino dei graffitari. Nei primi sette mesi di quest’anno, nelle officine di Trenitalia Emilia Romagna sono stati rimossi oltre 9mila metri quadrati di graffiti. Il costo della sola rimozione, cui va aggiunto quello del fermo delle vetture, ammonta oggi a circa 40mila euro, una cifra significativa anche se in calo rispetto alla stesso periodo dello scorso anno. Da gennaio a luglio 2011, infatti, erano stati oltre 10 mila i metri quadrati di graffiti, con costi di rimozione superiori a 45 mila euro. L’anno si era chiuso con danni per circa 74 mila euro e poco meno di 17 mila metri quadrati di superfici ripulite. Se questi primi sette mesi dell’anno si chiudono con una riduzione rispetto allo scorso anno, a fronte di un fenomeno che invece è in continua espansione, ciò è dovuto anche all’impegno di Ferrovie dello Stato Italiane e della Polizia Ferroviaria. E’ infatti attiva la sorveglianza dei treni da parte degli agenti e delle FS Italiane che hanno aumentato i controlli con il proprio personale di Protezione Aziendale.
 Pochi giorni fa, proprio durante una serie di sopralluoghi notturni, l’intervento degli agenti e del personale ferroviario ha impedito l’attività di cinque writers intercettati sui binari dello scalo di Parma, poi fuggiti dopo avere abbandonato cavalletti e decine di bombolette di vernice spray. All’impegno del Gruppo FS occorrerebbe però aggiungere qualcosa di più, una sorta di patto a difesa del treno che coinvolga tutta la collettività. Abbattere il fenomeno infatti significa guadagnare ore di lavoro e risparmiare risorse a favore della qualità del servizio. Un esempio: i 40mila euro spesi per ripulire i graffiti avrebbero potuto essere investiti nel rinnovo completo di due carrozze o nella ripellicolatura esterna di 10 vetture.

Lo Steve Jobs cinese si chiama Lei Jun e la sua Apple è Xiaomi

Probabilmente, in Italia sono in pochi ad averlo anche solo sentito nominare. In patria, però, Lei Jun è considerato la risposta cinese al compianto Steve Jobs. In effetti, i due hanno parecchio in comune: innanzitutto, Lei Jun guida un'azienda specializzata in alta tecnologia e in forte crescita, la Xiaomi, di cui possiede un terzo delle azioni. Con il guru della Apple, Lei Jun condivide anche lo stesso stile: minimalista, che si esprime attraverso la tipica combinazione di jeans e maglietta nera. Infine, cosa che per i cinesi conta molto, entrambi a poco più di quarant'anni hanno raggiunto il traguardo di diventare miliardari. A 43 anni, infatti, Lei Jun è stato incluso nella lista dei quattrocento uomini più ricchi della Cina compilata annualmente dalla rivista specializzata in economia (e in classifiche) Forbes.
 Il suo patrimonio è stimato in un miliardo e mezzo di dollari, quasi il doppio dell'anno scorso (quando possedeva solamente 800 milioni). Alla stessa età, il suo modello americano guadagnava il suo primo miliardo: correva l'anno 1998 e Steve Jobs non aveva ancora lanciato l'iPod, il prodotto che avrebbe riportato Apple sulla cresta dell'onda. La carriere del neo-miliardario cinese è iniziata nel 1997, quando entrò nella Kingsoft. SI trattava di una società informatica specializzata nella programmazione di anti-virus. Lei Jun detiene ancora il 12% per cento del pacchetto azionario dell'azienda, che vale circa 60 milioni di dollari. Più tardi, fondò la Joyo, società di vendita al dettaglio tramite un sito internet, che è stata ceduta nel 2004 ad Amazon per 75 milioni. È anche entrato come socio azionario in varie compagnie informatiche che stanno registrando ottimi risultati in Oriente. 
Le fortune di Lei Jun derivano però soprattutto dal successo che la Xiaomi sta avendo nel settore della telefonia mobile. In Cina circolano ben tre milioni di cellulari del marchio, che stanno spopolando fra i giovani perché offrono prestazioni altamente tecnologiche a basso costo. Il modello di punta, il MI-One, viene smerciato praticamente a prezzo di costo, mentre la Xiaomi lucra su contenuti e applicazioni, secondo un modello commerciale che ha sancito il successo dell'iPhone. L'obiettivo di Xiaomi, ora, è di uscire dal mercato cinese per affacciarsi su quello globale. Il primo passo sarà quello di rafforzare l'immagine del marchio attraverso campagne pubblicitarie mirate – del resto, questo è stato uno dei segreti del successo dei prodotti Apple lanciati da Steve Jobs. Uno volta che il marchio sarà adeguatamente noto, arriverà il momento dello sbarco in India e negli altri Paesi dell'Asia Orientale come Corea, Vietnam e Filippine. Il passo successivo? Il mondo intero. Del resto, come ama ripetere lo Steve Jobs d'Oriente, "i cellulari non hanno problemi di nazionalità". E possono parlare qualsiasi lingua...
(Panorama - Claudia Astarita)

sabato 18 agosto 2012

The invisible bike helmet might just be one of the best inventions of the year

Fukushima: trovate farfalle con mutazioni genetiche

In molti ritenevano, a ragione, che fosse solo questione di tempo. Impossibile che un disastro nucleare come quello seguito allo tsunami giapponese dell'11 marzo 2011 non avesse conseguenze sugli esseri viventi. Ora la rivista Scientific Reports pubblica uno studio e foto impressionanti di farfalle che presentano evidenti segni di mutazioni genetiche: ali piccole e occhi deformi. 
L'incidente di Fukushima, si legge nella rapporto, ''ha causato un massiccio rilascio di materiale radioattivo nell'ambiente'' che ''ha causato danni fisiologici e genetici alle Zizeeria maha blu, farfalla comune in Giappone''. A maggio 2011 sono stati raccolti 144 esemplari, tra maschi e femmine, nelle aree colpite dalle radiazioni: pur sembrando normali, ''si notavano gia' alcune lievi anomalie''. Circa il 12% degli insetti esposto alle radiazioni ancora nello stadio di larva, subito dopo il disastro, ha presentato anomalie, tra ali accartocciate e occhi danneggiati. Gli stessi esemplari poi accoppiati in un laboratorio lontano da Fukushima, hanno dato origine alla seconda generazione con problemi simili, ma nella misura del 18%. La percentuale e' salita al 34% nella generazione successiva, anche con un genitore proveniente da altra area e quindi considerato 'sano'. Sei mesi dopo il disastro, 240 nuovi esemplari catturati a Fukushima hanno registrato anomalie nel 52% dei casi.

Otaki, tuttavia, ha spiegato che e' presto per arrivare a conclusioni di tipo 'conseguenziale': i risultati raggiunti dal suo team, in altri termini, non potevano essere direttamente replicati su altre specie animali, uomo incluso. In generale, c'e' l'invito alla prudenza nelle prime reazioni della comunita' scientifica nipponica, combinato alla necessita' di effettuare altre rilevazioni. Kunikazu Noguchi, professore associato di protezione radiologica alla Nihon University School of Dentistry, ha osservato che e' opportuno raccogliere altri dati per determinare l'impatto dell'incidente di Fukushima sugli animali in generale. Resta pero' opinione condivisa che le farfalle siano considerate tra le piu' importanti spie dei cambiamenti ambientali.

venerdì 17 agosto 2012

Odaiba water illumination 2010 part 1

Marco Polo croato?

In tutto sono appena 279 km quadrati e poco più di 17 mila abitanti.Ma una cosa è certa: non demordono facilmente. Dopo la pre-inaugurazione in Cina a Yangzhou (che era stata presenziata dall’ex presidente croato Stjepan Mesic), nei giorni scorsi a Korcula (o Curzola, in italiano) ha aperto definitivamente i battenti il museo dedicato a Marco Polo. Al centro delle sale (e dell’attenzione dei turisti potenziali) i viaggi, le scoperte, ma anche la vita quotidiana dell’«esploratore », perché, come non hanno mancato di sottolineare gli organizzatori nella nota diffusa durante la presentazione, Marco Polo è (a detta loro) «Il personaggio più noto originario di Korcula che nel XIII secolo visitò la lontana e sconosciuta Cina ».

 Proprio sulla paternità dei natali di Marco Polo, si è scatenata da tempo una querelle che sembra non trovare soluzione. «Ho visto con raccapriccio questo ennesimo tentativo di assumersi una paternità inesistente - dice Beppe Gullino, docente di Storia moderna all’università di Padova- il problema è che a quel tempo i certificati di nascita spesso non c’erano, quindi non abbiamo un documento per mettere fine ufficialmente a questo scempio. Mai dati storici sono chiari: il padre di Marco Polo era un mercante veneziano, la madre era veneziana, e lui stesso ha sposato una donna veneziana e ha avuto con lei figli cresciuti a Venezia. Senza contare che, a partire dal nome (Marco, più veneziano di così non si può), per arrivare a quello che lui stesso chiama "ritorno in patria", altra scenografia non si vede nelle sue memorie che quella della città lagunare ». Insomma, che il primo vagito di Marco Polo sia stato fatto in terra dalmata (che all’epoca, però, era d’influenza veneziana a tutti gli effetti), oltre ad essere del tutto improbabile, poco importerebbe. La formazione e la vita di Marco Polo hanno infatti una collocazione precisa: Venezia.

Come se non bastasse, poi, c’è il «titolo» del Milione a parlar chiaro. Omeglio, il titolo originario, scritto in lingua d'oeil, come il libro stesso: Le livre de Marco Polo citoyen de Venise, dit Million, où l'on conte les merveilles du monde (il libro di Marco Polo, cittadino di Venezia, detto Il milione, dove si raccontano le meraviglie del mondo). «Non c’è nessun fondamento scientifico in questa millantata paternità - spiega Alvise Zorzi, storico veneziano - Marco Polo non è un personaggio immaginario, di lui ci restano svariati documenti, a partire dal testamento di suo padre. La famiglia Polo, infatti, era nota a Venezia fin dal X secolo». Maallora, perché questo fiorire di falsi storici? «Vanno avanti da un bel po’ di tempo - dice Giandomenico Romanelli, docente dell’Università di Ca’ Foscari ed ex direttore della Fondazione Musei civici di Venezia - cose di questo tipo però si possono affermare soltanto con documenti alla mano, altrimenti si tratta soltanto di pure operazioni di marketing per i turisti». 
E in effetti, «la paternità ritrovata» di Marco Polo, puzza di marketing. Specialmente se si considera che l’offerta speciale dei ticket d’ingresso è rivolta niente meno che ai cittadini cinesi, che entreranno sempre gratis nel museo. «Per fare concorrenza a Venezia ci vuole ben altro - ha detto il sindaco Giorgio Orsoni, - si tratta solo dell’ennesimotentativo di appropriazione di miti veneziani che lungo le coste della Dalmazia accade da tempo. Niente di nuovo. E niente di preoccupante. Ciò che vale, in questo, è soltanto il giudizio degli storici, e quand’anche i natali fossero (e non sono) di Curzola, Marco Polo rimane e rimarrà sempre un veneziano ». E mentre le istituzioni veneziane fanno spallucce, la «rivisitazione storica» continua. D’altra parte l’ha scritto anche Calvino, quando, nelle sue Città invisibili (cap VI) fa parlare Marco Polo con il Kubilai Khan: «Le immagini della memoria, una volta fissate con le parole, si cancellano - disse Polo - forse Venezia ho paura di perderla tutta in una volta, se ne parlo. O forse parlando d'altre città, l'ho già perduta a poco a poco». Sarà andata così anche nelle ricostruzioni degli storici di Curzola..(corriere.it)

giovedì 16 agosto 2012

Le immagini dei soldati Usa girate per «noia» e postate su internet

Un video postato in rete mostra dei marine dell'esercito americano stanziati in Afghanistan e in Iraq che si prendono gioco di alcuni civili. Sarebbero immagini girate tra 2004 e il 2006, ma messe on-line solo qualche giorno fa, per tutelare i soldati che ora non si trovano più in quei luoghi. Immagini divertenti, commenta l'utente che ha postato il video, che i soldati hanno girato solo per prendersi gioco dei tanti stereotipi dell'America, un modo per sopravvivere a lunghe ore di guardia e turni noiosi. (RCD - Corriere Tv)


 

"Mai più il ghigno nazista"

In occasione della commemorazione dell'eccidio perpetrato dai nazisti a San Anna di Stazzema è intervenuto il presidente tedesco del Parlamento europeo, il tedesco Martin Schulz.

 " "M'inchino di fronte alle vittime di Sant'Anna. E' per loro che abbiamo la responsabilità di costruire l'Europa e di proteggerla dalla speculazione che fa soffrire i popoli e nutre i nazionalismi". Lo ha scritto, in italiano, il presidente del Parlamento europeo, il tedesco Martin Schulz, che oggi era in Toscana a commemorare - insieme con autorità italiane e familiari delle vittime - i 560 morti provocati dall'orrore nazista 68 anni fa nel paesino in provincia di Lucca. Ad aprire il corteo che porta all'ossario sul Colle di Cava c'erano, con Schulz, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, il sindaco di Stazzema Michele Silicani e le autorità religiose, civili e militari, oltre a tantissimi gonfaloni di comuni. Una giornata dedicata anche al ricordo dei milioni di morti causati dalla 'follia nazista'. Sotto l'ossario che ricorda l'eccidio, davanti ai pochi superstiti, ai familiari delle vittime e ai tanti gonfaloni dei Comuni il presidente del parlamento europeo parla in tedesco avvalendosi di una traduzione simultanea.
 E dice : "La limngua che io parlo è la stessa degli uomini che hanno compiuto questo eccidio. Non lo dimentico. Sono qui come tedesco e come europeo. l'Europa è la via migliore per non ripetere crimini come questo". Schulz ha detto di non riuscire a "descrivere con parole la crudeltà di tali fatti. Mi presento oggi a voi come tedesco, profondamente scosso dalla disumanità dell'eccidio qui perpetrato in nome del mio popolo". Eppure, ha proseguito il presidente del parlamento europeo, anche oggi c'è chi dice di voler smantellare l'Europa: "Abbiamo cambiato le strutture, facendo nascere l'Europa, ma non abbiamo cambiato gli uomini. Questi sono sempre uguali e sono sempre capaci di commettere crimini come questo". Solo l'Europa, invece, può impedirlo: "E non possiamo permettere oggi che l'Europa venga distrutta da quelle forze speculative che hanno ridotto tanta gente alla disperazione". "Bisogna non dimenticare mai - ha ammonito Schulz - bisogna mantenere vivo il ricordo.
 Affinché mai più in Europa ideologie disumane e regimi criminali tornino a mostrare il loro ghigno odioso... La libertà, l'umanità devono essere riconquistate ogni giorno. Questo è il nostro compito di epigoni, questa è la missione che ci hanno assegnato i martiri di Sant'Anna di Stazzema. Vi ringrazio di cuore per tenere vivo il ricordo dei martiri e per permettermi, come tedesco, di commemorarli e di unirmi al vostro lutto. E' un dono fatto a me personalmente" "Noi tutti dobbiamo scendere in campo contro il ritorno di modi di pensare che hanno sempre portato ai popoli europei nient'altro che disgrazie - ha proseguito Schulz - e minacciano ora di mandare in rovina anche l'Unione europea. Non possiamo permetterci di ricadere negli antichi errori. Se questo spirito foriero di sciagure per i popoli europei conquistasse la maggioranza degli Stati membri dell'Unione, se gli riuscisse di rimettere in questione il carattere di collante di popoli di questa Unione, allora ritornerebbero con esso anche gli spettri della prima metà del XX secolo". Schulz ha anche fatto un commento su Berlusconi, al quale lo oppose, anni fa, una vivace polemica all'Europarlamento, "Sono sempre molto impressionato - ha detto - da quei politici che sono stati al governo per 10 anni e se poi stanno fuori dal governo per 8 mesi e fanno finta di non aver niente a che fare con quei 10 anni precedenti". Tra i numerosissimi ricordi dell'eccidio, quello del presidente Napolitano.


 

In un messaggio al sindaco Silicani, e a tutti i convenuti alla commemorazione, Napolitano scrive: "Quel 12 agosto 1944 che vide cadere sotto il piombo della barbarie nazifascista 560 vittime inermi, in gran parte vecchi, donne, bambini, è una data scolpita nella memoria di chi visse quei terribili avvenimenti e di chiunque ne conservi il ricordo". 'Il dolore e l'orrore di quella giornata hanno trovato un nuovo momento di commossa rievocazione nella recente concessione a Cesira Pardini della Medaglia d'Oro al Merito Civile per l'eroico gesto compiuto, in quel terribile frangente di efferata brutalità, per salvare a rischio della propria vita la madre e le sorelle" - prosegue Napolitano - "Esempi di generosa solidarietà sono essenziali per tramandare, soprattutto alle giovani generazioni, i principi di libertà, giustizia e solidarietà che animarono le scelte di allora e sono stati posti a fondamento della rinascita civile e democratica del nostro paese". Martin Shultz ha parlato poi di Europa: "Io non vorrei un imperialismo del marco. Abbiamo bisogno di una valuta comune perchè solo una valuta comune ci rende più forti. In Germania - ha aggiunto - ci sono persone che dicono che si dovrebbe reintrodurre il marco perchè così saremmo più forti, mentre la lira, la peseta e il franco sarebbero deboli. Io rispondo, è vero. Ma in questo modo la Germania diventerebbe troppo grande per l'Europa e troppo piccola per il mondo. Da sola non potrebbe affrontare i mercati globali"."
Su questo truce episodio della seconda guerra mondiale il regista Spike Lee anni fa ha realizzato il film "Miracolo a S.Anna".