venerdì 3 agosto 2012

Doyle rese immortale Dorando Pietri


C'è un eroe olimpico italiano che a Londra viene adorato ancora oggi, non è un maratoneta, Stefano Baldini o Gelindo Bordin, una fiorettista come Valentina Vezzali, uno sprinter come Pietro Mennea. È un italiano minuto, che lavorava come panettiere e nemmeno ha vinto, nell'edizione del 1908. Ma al suo dramma è legato il racconto di uno scrittore che quel giorno c'era, tra i novantamila del White City stadium. Il suo nome è Sir Arthur Conan Doyle, l'inventore di Sherlock Holmes che quei Giochi seguì come reporter per il Daily Mail. Quotidiano che oggi, con una pagina nel suo settimanale Weekend, ricorda "the greatest race in history", con estratti del racconto dello scrittore. Presente in tribuna "perché tentato dall'offerta di un eccellente posto allo stadio", sfatando quindi la leggenda che ci fosse anche lui in pista a sorreggere il povero Dorando. "Dio, Cielo" esclama Conan Doyle, "è svenuto, è possibile che all'ultimo istante il premio gli possa scivolare tra le dita? Tutti gli occhi si spostano verso il tunnel nero d'ingresso. Nessun altro è ancora apparso. Sale un sospiro di sollievo. Non penso che in questa grande folla ci sia qualcuno che abbia desiderato sfilare la vittoria a questo piccolo coraggioso italiano... Grazie a Dio è sui suoi piedi di nuovo, le gambette rosse camminano senza coerenza, ma pestando forte, guidate da una volontà suprema. C'è un lamento quando lui cade di nuovo, e un'acclamazione quando barcolla sui suoi piedi". All'ennesima caduta lo scrittore è emozionato, "Ho colto uno sguardo della faccia smunta, gialla, gli occhi dall'espressione vitrea. Ormai è andato?". Quando parte il ricorso degli americani sull'aiuto ricevuto da Pietro, il papà di Sherlock Holmes è desolato: "Mentre scrivo arrivano voci di una sua squalifica. Se fosse così, sarebbe una tragedia". Sir Arthur Conan Doyle attraverso il Mail lanciò una colletta che Pietri girò in beneficienza. I soldi li farà come professionista, sfidando e battendo l'americano Hayes al quale avevano assegnato la "sua" medaglia. Per la fama eterna, quella che sopravvive ancora oggi a Londra a 104 anni di distanza, basteranno quei pochi minuti di sofferenza. (Repubblica.it-Mattia Chiusano)

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