sabato 4 agosto 2012

I miei primi 60 anni

Ho trovato in un cassetto alcune vecchie foto. Ne ho scelte due, eccole qui sopra. A sinistra mi si vede tutto intero, sulla spiaggia di Viareggio. Avevo sei anni. A destra un anno di più e in primo piano. La disabilità delle mie ossa scompare, ma sono quasi identico. Mi colpisce lo sguardo di questo bambino: mi sembra di vederlo contento, abbastanza sereno. Forse dimostra qualcosa di più dei 7 anni che ha. Un filo di malinconia? Non so, non ci giurerei. Sta guardando lontano, non si preoccupa dell’obiettivo della macchina fotografica. A sinistra invece lo vedo indaffarato, su quella strana carrozzina, un passeggino adattato via via alla sua crescita sbilenca, con un gesso che lo protegge dalla punta del piedino sinistro fino al torace. Ma quel Franco sta giocando, costruisce castelli di sabbia, si inventa storie. Gli hanno messo tanta sabbia su un piccolo tavolino fissato alla carrozzina. E così lui gioca come gli altri bambini, sulla spiaggia di tutti. Compio sessant’anni, adesso. Il primo di agosto. Sono nato a metà del ’900. Per la precisione nel 1952. Tutto rotto, venti fratture. Storia vecchia, molti la conoscono, ad altri può non interessare affatto. Dopo qualche anno c’è stato anche un nome per questa fregatura iniziale: osteogenesi imperfetta. Rivedendo quelle foto mi emoziono un po’. Mi sembra di avere ancora più o meno lo stesso sguardo. Certo, i capelli sono imbiancati, la pelle non è quella liscia e rosea di un bambino.
 Ho attraversato decenni di battaglie, di sfide, di vittorie e di sconfitte, facendo i conti con questo corpo che il destino mi ha assegnato, ma anche cercando di trarre il meglio dalle opportunità che il cervello e la vita mi hanno posto davanti. Se in quelle foto sembro sereno lo devo sicuramente alla famiglia. Due genitori stupendi, che purtroppo non ci sono più. Un fratello appena più grande, che mi ha accompagnato e protetto fin oltre l’adolescenza, sacrificando molto della sua. Sto abusando – perdonatemi – di questo spazio, un blog nel quale cerchiamo di parlare degli InVisibili. Mi rendo conto di non essere mai stato “invisibile”. In tempi nei quali chi non mi conosceva mi chiamava “poverino”. Poi sono arrivate le parole giuste, e le leggi. Ma dopo, molto tempo dopo. Il prima – l’infanzia, la giovinezza -, l’ho costruito come quel castello di sabbia. Un po’ si andava in su, un po’ cadeva tutto e si disfaceva. Ma pazienza. L’importante era ricominciare. Una frattura dopo l’altra. Prima di arrivare a costruire l’autonomia, l’indipendenza, un progetto di vita. La scuola, gli amici, l’università, l’impegno sociale, persino la politica, e infine il lavoro di giornalista. Normale, senza sconti, senza neppure essere stato assunto in quanto “invalido civile”. Ora, paradossalmente, in tempi di crisi sarebbe ancora più difficile. Sessant’anni e non sentirli. Mi fa un po’ effetto, ma è così. Mi sembra di dover percorrere ancora tantissima strada: ho troppo da imparare, da costruire, da realizzare. Ho vissuto bene sin qui. Ventuno anni di matrimonio, prima che mia moglie mi lasciasse per una malattia lenta e inesorabile. Una vita normale, dunque, con i dolori e le gioie, come tutti. Oggi sono di nuovo insieme a una giovane compagna, con la quale condivido molte cose, e soprattutto un’idea di futuro. Ma come mai adesso sento il bisogno di scrivere in modo così personale? Forse è perché vedo tanta incertezza, intorno a me. Chi è più giovane ha meno memoria delle battaglie e dei miglioramenti che invece sono stati tanti, e importanti, in questi decenni. Ho la sensazione che si dia tutto per scontato, oppure che si pensi a un presente immodificabile. Ho battuto strade assai più sconnesse e inaccessibili di quelle tuttora scomode delle nostre città. Sono entrato in ascensori antidiluviani, pur di non rinunciare a fare il mio dovere, nella prima redazione di cronaca, a Padova. Ho affrontato sguardi scettici, ma anche sorrisi e strette di mano. Ho cambiato città, luoghi di lavoro, abitazioni. Ogni volta ricominciando da capo. Ho viaggiato e confrontato, ho incontrato migliaia di persone, disabili e non.
 Ho avuto la fortuna di avvicinare teste lucide e coraggiose, che mi hanno spronato a dedicarmi, per quanto possibile, a diffondere una buona e onesta cultura dei diritti e della normalità di vita. Sono una persona fortunata, e forse per questo vivo con leggerezza un traguardo anagrafico che qualche decennio fa mi avrebbe collocato di peso fra gli anziani. Oggi no, non mi sento affatto anziano. L’ho dichiarato anche al Comune che sta per passare il mio fascicolo da un settore all’altro. Mi spiace, grazie no. Se ne riparlerà fra qualche anno, forse. C’è troppo da fare, ancora. Ad esempio raccontare le storie di coloro che si battono per il lavoro, per la mobilità, l’istruzione, il tempo libero, gli affetti, la vita indipendente. E poi c’è da sfruttare al meglio la rete che nasce dalle nuove tecnologie, per me che ho cominciato battendo i tasti di una Olivetti lettera 22, uno dei primi regali di mia madre. Cerco di usare le parole, uno strumento leggero che non ha età, ed è probabilmente l’unica cosa che so fare, in qualche modo. La soddisfazione più grande è scoprire, ogni tanto, che le mie, le nostre parole, hanno aiutato qualcuno a vivere meglio. Vorrei tanto, nei prossimi sessant’anni, trovare lo sguardo di altri bambini come quel piccolo Franco del 1959. Il mondo sarà nelle loro mani, e i loro castelli di sabbia saranno progetti di vita. Passerò volentieri il testimone, e sono certo che la pensano così tutti quelli che, come me, sono ancora in trincea, testardi e consapevoli che la battaglia più importante è quella che dobbiamo ancora combattere. Auguri, giovane vecchio Franco.
Franco Bomprezzi, Corriere.it

3 commenti:

mgg64 ha detto...

Ecco è sabato mattina, a casa tutti dormono ancora, per fortuna. Così non vedono le lacrime che scendono...auguri e Grazie..

Unknown ha detto...

Eh sì, le parole le usi bene, le misuri e le coccoli.
Fa piacere leggere un post consapevole e sereno.Ti auguro i prossimi sessant'anni altrettanto leggeri.
Cristiana

Silvano Bottaro ha detto...

Tanti Auguri e complimenti li porti bene :)