giovedì 30 agosto 2012

Tasse, in fuga il 30% degli yacht. E in Croazia si parla veneto


«Sì, qui si sente parlare solo veneto. Fa persino ridere: penso che ce ne siano più qui che da voi». Ivo Stepanic, mitico organizzatore di charter della costa croata mostra via Skype l’ultimo regalo portatogli a Zara da una famiglia veneziana per avergli trovato il posto barca nella splendida marina di Novigrad, in Istria, a pochi chilometri dal casello dell’autostrada e a 31 chilometri dal confine sloveno: una bottiglia di Select per lo spritz.
Sia a Zara che a Cittanova, infatti, l’affollamento di yacht con bandiera italiana e dialetto veneto non è da meno di quello di Portorose, Umago e Pola. Tutte barche fuggite sull’altra sponda dell’Adriatico dopo che il governo in dicembre aveva parlato di “tassa di stazionamento”, cioè dell’ipotesi di far pagare un’imposta commisurata al periodo di stazionamento in banchina. Tassa che poi è stata commutata (dopo le proteste dell’associazione delle darsene, “Assomarinas”) in tassa di proprietà. Ma tant’è, la fuga è partita.
I numeri. «A gennaio abbiamo perso il 30 per cento dei contratti di stazionamento annuali che erano in scadenza», spiega il presidente di Assomarinas, Roberto Perocchio, «ma la pressione sui proprietari d’imbarcazioni era già molto alta. Da un anno circa infatti la Guardia di finanza ha iniziato a sostituire i controlli documentali con controlli “fisici”: personale in divisa che sale a bordo delle imbarcazioni davanti agli ospiti. Credo che il fattore psicologico sia stato non meno importante di quello fiscale». In realtà i numeri del calo nelle darsene della costa veneziana non sono così importanti come quelli registrati nel vicino Friuli o in Liguria, dove la “fuga” ha interessato quasi l’80 per cento degli yacht oltre i 12 metri fuori tutto. Anzi, più ci si allontana dal Friuli, più la tensione si allenta. Se ad esempio Alessandra Impallomeni, amministratrice della splendida Darsena dell’Orologio di Caorle nota che: «Molti posti barca sono vuoti», Marco Boscolo Buleghin, responsabile amministrativo dell’altrettanto famosa darsena “Le Saline” di Chioggia spiega come: «Nella costa sud della provincia la fuga non c’è stata».
La legge. Per la legge italiana infatti le barche sotto i 10 metri (12 fuori tutto) sono natanti, cioè beni mobili non registrati e non sono soggette a immatricolazione o passaggio di proprietà. Tra i 10 e i 24 metri diventano “imbarcazioni da diporto” con tutte le conseguenze fiscali e di redditometro. «Quelle che sono sparite sono appunto imbarcazioni e maxiyacht (sopra i 24 metri) che da gennaio hanno disdettato gli ormeggi», continua Perocchio, «i più importanti sono andati in Croazia e Grecia. Ma anche tra i natanti abbiamo avuto casi di fuga. Siamo riusciti a tamponare le “falle” grazie all’attività con i “carrellabili” o le imbarcazioni straniere, anche se tutte le attività tecniche (assistenza e movimentazioni) sono calate del 35%».
I costi. «Molti non muovono più la barca», conferma Boscolo Buleghin, «arrivano e stanno in banchina oppure vanno in laguna e passano lì la giornata. L’attività delle pompe di gasolio è dimezzata, con oscillazioni intorno a -40%». Colpa del caro carburante, ovviamente, e anche qui le carte giocabili dalla costa Est dell’Adriatico sono allettanti, visto che riempire un serbatoio da 2000 litri in veneto costa 3.800 euro contro il 3.200-3.400 della Croazia. E su 500 euro a pieno non sputa più nessuno.
Il futuro. Per comprendere la portata della “fuga” basta pensare che una voce importante dell’industria veneta come la cantieristica ha subìto in quattro anni un calo valutabile, secondo i dati di Assomarinas, nell’80 per cento del fatturato. «È ovvio che bisogna trovare risposte immediate guardando ai nostri punti di forza», spiega Perrocchio, «che ruotano tutti intorno all’attrattiva che Venezia può sviluppare. In pratica dobbiamo riportare la laguna veneta a meta iniziale e finale delle crociere di alta gamma». Il ragionamento è semplice: la maggior parte dei maxi yacht è concentrata nel Mediterraneo occidentale tra Costa Azzurra e Baleari. Se si organizzasse una serie di eventi per spingere queste vere e proprie “navi da diporto” verso l’Adriatico si creerebbe un “giro virtoso” capace di riportare qui anche le imbarcazioni medie e di fare del Veneto un “hub” di partenza e arrivo delle crociere e dell’assistenza tecnica.
La ricetta. «Finora c’è stata una tenuta dei maxi yacht solo a Venezia, grazie alla presenza di un ottimo aeroporto, a eventi realizzati in maniera non organizzata e alla “Banchina Adriatica” realizzata dalla società Venice Yacht Piers», conclude Perrocchio, «se si riuscisse a creare una serie mirata e concatenata di regate (com’è stato per la Coppa America), spettacoli (la Biennale) ed eventi di alto richiamo potremmo riavere le banchine piene».(La nuova venezia)

1 commento:

Ambra ha detto...

Mah! Non so che dire! Però allora le tasse le paga solo chi non ha niente ma riceve uno stipendio sul quale le tasse possono imperversare a piacimento?