giovedì 27 settembre 2012

Consorzio Venezia Nativa

Un altro turismo a Venezia è possibile, rispettoso dell’ambiente e attento alle tradizioni lagunari, per chi ha il tempo e la voglia per uscire dal mordi-e-fuggi di una giornata convulsa vissuta a ruota dietro la guida di turno tra Rialto e San Marco e vuole riscoprire l’incanto della laguna nord, i suoi ritmi, le sue ricchezze. Basta renderlo più agevole, come oggi non accade, nonostante i primi sforzi dell’Amministrazione in questa direzione e l’istituzione del Parco della laguna. L’esempio, concreto, è quello di Venissa, la tenuta con ristorante, ostello e vigneto di eccellenza creata a suo rischio da Gianluca Bisol - un entusiasta consapevole - nell’ex area Scarpa-Volo a Mazzorbo, ricevuta in concessione dal Comune e già divenuta in pochi anni un punto di riferimento, conosciuto anche all’estero, di un modo diverso di recuperare le isole della laguna, senza il solito hotel di lusso per turisti esclusivi. Per questo ora a Burano, Mazzorbo, e Torcello hanno pensato di cominciare a fare da soli. E’ nato da poche settimane infatti il Consorzio Venezia Nativa, che riunisce già una cinquantina di operatori delle tre isole, dagli albergatori e ristoratori, ai pescatori, ai venditori di merletti, agli addetti ai cantieri, guidato non a caso da Luigi Vidal, presidente della Cooperativa San Marco e Pescatori di Burano e al suo Consiglio di amministrazione partecipano i principali promotori dell’iniziativa, tra cui lo stesso Bisol. 
L’obiettivo dichiarato è che questa parte della laguna, straordinaria, ma in parte “invisibile”, diventi una destinazione turistica autonoma - seppur complementare - rispetto a Venezia. C’è da promuoverla - e questo è uno dei primi compiti che si pone il neonato Consorzio - “esportandone” il sistema in ogni occasione pubblica possibile e creando anche una sorta di marchio distintivo per gli operatori che ne fanno parte. Ma c’è, soprattutto, da renderla accessibile, come non fa, ad esempio il vaporetto della linea 12 dell’Actv che oggi stipa come sardine e con tempi lunghi turisti e residenti diretti da Venezia, a Mazzorbo, Burano, Torcello, fino a Punta Sabbioni. «Pensiamo innanzitutto - spiega Bisol - alla verifica della fattobilità economica e ambientale di un collegamento acqueo tra Burano e Ca’ Noghera, in prossimità dell’aeroporto Marco Polo, che può dare risposta anche alle necessità sociali dei residenti e favorirebbe il generarsi di nuovi flussi turistici. Ma pensiamo anche alla possibile creazioni non di darsene, ma di approdi temporanei e controllati - se avremo i relativi permessi dal Magistrato alle Acque - che permettano alle barche a vela o agli altri tipi di imbarcazione di trovare un modo agevole di attraccare, come oggi purtroppo non è possibile». Un altro degli obiettivi è creare anche un’efficiente rete di trasporti interni, sviluppando un collegamento con le altre isole, la terraferma e il centro di Venezia in meno di mezz’ora. Al Consorzio Nativa sperano che la parte pubblica non si metta di traverso. (LaNuovaVenezia)

In effetti Venezia è visitata dal turismo solamente in determinati percorsi, tralasciando spesso angoli della città che ancora offrono si più spunti di vita reale ma. meno monumenti famosi, senza peraltro esser privi di storia. E la stessa cosa succede per le isole, quando magari si preferisce di più una visita a Murano, più vicina, tralasciando le un pò più lontane ma altrettanto belle isole citate nell'articolo. Sapeste che bei giardini privati ci sono in giro per Venezia, o che angoli  pittoreschi  offre la città, che restano ai più sconosciuti.

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