sabato 15 settembre 2012

In Italia gli insegnanti più vecchi dell’Ue e dell’Ocse

Mentre in Italia si discute di concorsi, precariato a vita, scarse speranze di lavoro per i giovani laureati, la Commissione europea oggi plaude a quanto emerge da "Education at a Glance 2012, un rapporto annuale dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (Ocse) sulla situazione dell'insegnamento ed i risultati educativi in 34 Paesi, tra cui 21 Stati membri dell'Ue, Italia compresa. 6 Stati membri dell'Ue non aderiscono all'Ocse e non sono compresi nel rapporto, si tratta di Bulgaria, Cipro, Lettonia, Lituania, Malta e Romania. Education at a Glance attinge a dati compilati da Eurostat ed Unesco e fornisce informazioni sulla situazione nel mondo dell'istruzione, comprese le risorse finanziarie e umane investite nell'istruzione, le percentuali studenti-insegnanti, le ore di insegnamento, il numero di laureati e i risultati conseguiti, l'accesso, la partecipazione e la progressione nell'istruzione nonché dati sul contesto apprenditivo e sull'organizzazione delle scuole. Nuovi indicatori riguardano gli effetti della crisi economica globale sulla spesa dell'istruzione e l'impatto che l'istruzione ha sopra fattori macroeconomici come, ad esempio, il Pil. Il rapporto esamina anche soggetti quali i sistemi di istruzione per la prima infanzia, la mobilità intergenerazionale nell'istruzione superiore, i fattori che influenzano la spesa per l'istruzione, le aspettative professionali tra i quindicenni, la composizione del corpo docente e l'impatto degli esami sull'accesso all'istruzione secondaria e superiore.
 Il rapporto Ocse identifica «diversi ambiti nel contesto dell'educazione in Europa suscettibili di presentare criticità nel prossimo futuro», tra questi c'è l'invecchiamento del corpo insegnante e si scopre che del più di 40% degli insegnanti della scuola secondaria in 5 Paesi dell'Ue, Austria, Repubblica ceca, Estonia, Paesi Bassi, Svezia, ha 50 anni o più e che in Germania e in Italia la percentuale è anche più elevata: supera il 50% e l'Italia è in assoluto il Paese con la classe insegnante più vecchia: i docenti con più di 50 anni sfiorano il 60%. Anche la disparità tra i generi è un problema: la relazione segnala che nell'Ue quasi un terzo di donne in più rispetto agli uomini si iscrive all'istruzione superiore.
 Mentre la scuola italiana è in crisi e i cervelli sono in fuga, il rapporto ci dice che avremmo invece bisogno di formare subito buoni insegnanti se il nostro Paese vuole avere un futuro, anche solo pensando alla famosa "competitività" che senza istruzione diventerà la chimera della crescita. Education at a Glance indica inoltre che: la spesa per l'istruzione nei 21 Stati membri dell'Ue trattati nella relazione è mediamente di 9.122 dollari all'anno per studente dal livello primario fino a quello terziario. Un dato leggermente inferiore alla media Ocse di 9.252 dollari. L'84% dei giovani nei paesi Ocse dovrebbe completare l'istruzione secondaria superiore; nei Paesi Ue l'86%. Nel 1995-2010 il maggiore aumento nei tassi di completamento dell'istruzione secondaria superiore si è registrato in Portogallo (crescita annua di 4,7%).
 I benefici finanziari che derivano dall'istruzione terziaria continuano ad aumentare. Un laureato europeo può attendersi un guadagno netto di 176.000 dollari (media Ocse 162.000 dollari) nell'arco della sua vita lavorativa e i vantaggi che derivano allo Stato nel lungo periodo da un adeguato tasso di completamento dell'istruzione superiore a seguito di un gettito fiscale accresciuto e di possibili risparmi superano di quasi tre volte l'entità dei costi per le finanze pubbliche. L'Europa continua ad essere la destinazione preferita dagli studenti che studiano fuori dal loro Paese: i Paesi dell'Ue ospitano il 41% di tutti gli studenti internazionali, cittadini Ue e non Ue. Gli studenti internazionali sono il 10% o più degli iscritti nell'istruzione terziaria in Austria, Lussemburgo e Regno Unito. 
Sono ricercatori internazionali inoltre il 20% degli iscritti nella ricerca avanzata in Austria, Danimarca, Irlanda, Lussemburgo, Svezia e Regno Unito. Nell'Ue il 76% degli studenti stranieri proviene da un altro Paese Ue. Secondo Androulla Vassiliou, commissario europeo per l'istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù, «Questa relazione è uno strumento prezioso per i decisori nazionali ed europei. Gli Stati membri riconoscono che l'investimento nell'istruzione è essenziale per il futuro dell'Europa e per la sua prosperità nel lungo periodo. Dai dati emerge chiaramente che il costo dell'istruzione è di gran lunga controbilanciato dai vantaggi che se ne traggono. Non abbiamo però motivo di essere troppo soddisfatti di noi stessi: la relazione evoca anche la necessità di riforme per modernizzare l'istruzione e renderla più attraente sia agli occhi degli studenti che degli insegnanti». (greenreport.it)

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