giovedì 20 settembre 2012

«Pochi giorni nell’Esercito: rovinato dai vaccini»

MESTRE. Il suo sogno è sempre stato quello di seguire le orme del padre, carabiniere. La sua “carriera militare” comincia il 5 giugno 2006, quando si arruola nell’85° Reggimento “Verona” di Montorio Veronese, in ferma volontaria prefissata di un anno. Due settimane dopo è già finita. David Gomiero, mestrino di 24 anni, il 19 giugno viene sottoposto a un ciclo di vaccini. Vaccini. Un bombardamento che comprende il Tine test (negativo); il Vivotif Berna (anti tifo), il Mencevax (anti meningococco), il trivalente anti morbillo, rosolia e parotite. Il 18 giugno David era in perfetta forma, tanto da vincere una corsa podistica sul monte Pasubio. Il 20 giugno, il giorno dopo la prima somministrazione di vaccini, è in infermeria. Denuncia problemi di vista, vertigini, cefalea. Gli viene diagnosticata una “sindrome da raffreddamento”.
 Il 22 giugno, nonostante sia in condizioni di salute precarie, gli viene inoculato anche il Revaxis (anti difterite, tetano e polio). È il colpo di grazia. Il 27 giugno si presenta al Pronto soccorso di Borgo Trento, Verona. I sanitari capiscono subito che in quelle condizioni non può certo indossare la divisa. Verrà inviato in licenza di convalescenza. Da allora David non si è più completamente ripreso. Il concentrato di metalli. «Il corpo di David è un concentrato di metalli pesanti» racconta Silvana Miotto, la madre. Lo testimoniano numerosi referti di diversi laboratori di analisi, italiani ed esteri, che evidenziano la presenza di alti livelli di mercurio, arsenico, alluminio e piombo, l’iperattività della tiroide, un deficit del sistema immunitario con tendenza a malattie virali. Il suo corpo, da quel maledetto 19 giugno, non è più lo stesso, la sua mente neppure. «David non ha più potuto mangiare quello che mangiava prima» racconta la madre. «Di fatto la sua alimentazione è quella di un celiaco. È soggetto a continue perdite di peso, spesso a emorragie». Quando si ammala non può curarsi con i normali farmaci. «I metalli che ha in corpo o gli fanno da scudo o provocano reazioni impazzite che aggravano il problema anzichè alleviarlo» spiega la madre. L’incubo. 
Per David, congedato d’autorità il 31 ottobre 2006, la vita negli ultimi sei anni non è stata affatto facile. Ha ricominciato a frequentare la scuola, nel tentativo di prendere quel diploma di geometra sacrificato sull’altare del servizio al Paese, nell’Esercito. Ma ha dovuto abbandonare. Fatica a concentrarsi, la vista gli si annebbia. La vita è diventata durissima anche per i genitori, che si turnano per non lasciarlo mai solo. «Io sono arrivata a fare anche quattro lavori part-time» racconta la madre. 
Visite senza tregua. I soldi per le visite specialistiche, gli alimenti e gli integratori di cui ha bisogno non bastano mai. «In questi anni David è stato ricoverato più volte a Mestre, all’Umberto I e a Villa Salus, ad Aviano, a Padova. Ha avuto bisogno di consulenza psicologica, l’abbiamo sottoposto a esami di ogni tipo per cercare di dare un nome alla sua patologia». E il dramma è proprio questo: un nome, per il momento, ancora non c’è. Invalido. David, che alle visite era costretto a presentarsi in carrozzina o con le stampelle, il 12 maggio 2009 è stato dichiarato invalido al 90 per cento. Per la sua riconosciuta “menomazione permanente dell’integrità psico-fisica” lo Stato gli riconosce 270 euro al mese. Poco, nulla. «Ma non è questo che vogliamo», sbotta la madre. «Noi vorremmo che il ministero della Difesa, che io non ho mai attaccato, si assumesse la responsabilità della correlazione tra quel bombardamento di vaccini e quello che è successo da allora a David».
 E questo non è mai stato fatto. Ed è anche per questo che David non riesce a darsi una spiegazione che giustifichi il suo stato di salute. «David non ha mai rinnegato la sua scelta», spiega la madre. «L’Esercito era il suo sogno e quello che lo fa star male è il fatto di non essere riuscito a concretizzarlo. Ma lui, spesso, dà la colpa a se stesso per questo. Ecco perchè io vorrei che qualcuno, ufficialmente, nero su bianco, gli certificasse che non è così. Che è tutto legata a quei maledetti vaccini. Questo gli darebbe una forza enorme, lo so, io ne sono sicura». Ma a parte un generale dell’Aeronautica, in tutti questi anni, nessuno è stato vicino alla famiglia Gomiero. L’audizione in Senato. «David non è il solo che si trova in questa situazione» ricorda Silvana «Anzi: lui è stato più fortunato di altri. Abbiamo conosciuto i genitori di ragazzi che hanno sviluppato forme tumorali e sono morti». Certo, non fanno notizia. Non sono stati in missione, esposti all’uranio impoverito. Più banalmente sono stati “soltanto” bombardati di vaccini. Statistiche ufficiali dai ministeri della Difesa o della Salute non ne escono. «Le interrogazioni parlamentari presentate non hanno avuto risposta» fa sapere la madre. Ma sarebbero oltre un migliaio i militari che hanno contratto malattie più o meno gravi, più o meno diagnosticate. Silvana, però, non ha smesso di sperare. Mercoledì prossimo sarà a Roma. Nel pomeriggio sarà sentita dai senatori della commissione Uranio, che si occupa anche di patologie contratte dai militari in servizio per altre cause, come per esempio i vaccini. «Andrò fino in fondo», conclude la madre, «Voglio giustizia, lo devo a David».
(Massimo Scattolin - LaNuova Venezia)

3 commenti:

Cristiana Moro ha detto...

E' pazzesco, quando incappi in organi ufficiali, che dovrebbero avere un'estrema correttezza, ti fregano con noncuranza.
Ciao
Cristiana

Ambra ha detto...

Vergogna! Da non credere!
E poi queste cose tremende non le sai, se non c'è un blogger intelligente che te ne informa!

stefitiz ha detto...

grazie della visita ad ambedue...:-)