giovedì 11 ottobre 2012

Il kit che trasforma l'auto tradizionale in un'ibrida elettrica.

Crisi economica, aumento del prezzo del carburante e costi di gestione alle stelle: sono tutti fattori che spiegano la crisi dell’auto. Un mercato che, tra l’altro, ha già da tempo raggiunto la saturazione. In questo scenario si fanno largo proposte alternative come i kit di conversione per le auto tradizionali.
 Considerando che la mobilità elettrica fatica ancora a partire – soprattutto per le carenze infrastrutturali – la nuova possibilità è quella di trasformare l’auto tradizionale in un’ibrida. L’idea è stata realizzata da ECo (Electric&Hybrid-Drive Company), uno spin-off del Politecnico di Milano con sede in Valle d’Aosta, insieme alle società Ireth e Mecaprom Technologies. 
Come funziona
 Gli automobilisti che vorranno trasformare la loro vecchia auto in un’ibrida potranno acquistare due tipologie differenti di kit di conversione che avranno un costo tra i 7 e gli 11mila euro e che potranno essere montati sull'auto in appena 6 ore. Il kit bimodale, che al momento i ricercatori stanno sperimentando su una Fiat Grande Punto, permette di convertire la vettura in un’ibrida tradizionale (come la Toyota Prius). Al motore endotermico viene aggiunto uno elettrico alimentato da batterie agli ioni di litio di minore potenza che provvede alla trazione in tre differenti modalità: elettrica, tradizionale o combinata. Con il solo motore elettrico si percorrono fino a 40 km con velocità massima di 80 km/h; una volta terminata l’energia elettrica si può proseguire con il motore a benzina.
 La seconda opzione permette di ottenere un veicolo ad autonomia estesa come la Opel Ampera, con una riduzione complessiva dei consumi del 30-40%. Il motore dell’auto viene rimosso e sostituito da un generatore elettrico con un piccolo motore a scoppio (che gli ingegneri prevedono di alimentare in futuro con il biocombustibile). Quest’ultimo alimenta una batteria che, a sua volta, muove il motore elettrico. L’autonomia dell’auto in modalità elettrica in questo modo sarebbe di 50 km. Nel momento in cui la carica scende sotto il livello minimo (circa 1/3 della carica massima), il generatore si riattiva e ricarica la batteria. Al momento, questo kit è testato su una Toyota iQ. 
E la convenienza? Secondo quanto dichiarato da Paolo Bernardini, presidente ECo a IBTimes IT, «Per la versione bimodale, particolarmente adatta a un uso massivo urbano, l'utente, attraverso gli incentivi statali, potrà acquisire facilmente il kit, anche in leasing. Il risparmio sarà subito particolarmente evidente e la spesa sarà ammortizzata già dopo i 24 mesi di impiego secondo una percorrenza appena di 10mila km annui.
 La versione REV, pensata per il primo impianto su diversi modelli (dalle microcar alle utility), sarà venduta agli OEM (original equipment manufacturer) o alle case automobilistiche e, grazie alle forti economie di scala e agli stessi incentivi, determinerà per le tasche degli acquirenti un modesto rialzo dei prezzi, intorno al 10%». I kit non saranno pronti prima dell’anno prossimo.
 Nell’autunno 2013 gli ingegneri prevedono di commercializzare i kit di conversione per piccoli quadricicli, in seguito arriveranno anche quelli per le auto.
 Criticità 
Se per i consumatori questi kit possono rappresentare un’occasione per risparmiare (e inquinare di meno), non è un mistero che per le case automobilistiche rappresentino un problema. Più kit, infatti, significa meno immatricolazioni. Tuttavia, hanno dichiarato gli esperti a laperfettaletizia.com, «abbiamo raccolto consensi fra vari produttori di auto asiatici, che pensano che il nostro kit possa diventare un prodotto da abbinare ai loro modelli». «Siamo convinti che per quelli di loro che non hanno per ora investito in auto ibride, i nostri kit di conversione potrebbero anche essere montati direttamente in fabbrica su auto nuove, evitandogli le spese e i tempi necessari per elaborarli internamente. Se poi alcune case fossero del tutto refrattarie, si potranno percorrere altre strade, per esempio omologando autonomamente il kit in altre motorizzazioni europee, il cui parere comunque sarebbe valido anche da noi, garantendo poi la stessa certificazione nelle auto convertite a ibrido in officine autorizzate». Un altro problema riguarda l’omologazione. Gli esperti consigliano l’opzione meno costosa, ossia richiedere la messa su strada come veicoli speciali.

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