giovedì 31 gennaio 2013

Taxi gratuito per malata di leucemia

Bella storia di solidarietà pubblicata online da La Nuova venezia, con protagonisti in positivo dei lavoratori spesso additati negativamente.

 "Ci sono storie splendide, che toccano il cuore e regalano una speranza e insegnano lezioni che non si possono imparare su un banco di scuola. Questa è la storia di una ragazza di Mestre, una storia bella, breve, ma toccante. Silvia (il nome è di fantasia) ha quattordici anni e da poco più di un anno ha scoperto di essere affetta da una grave forma di leucemia che la costringe a sottoporsi a continui cicli di chemioterapia. Ha perso i capelli ma non la forza di combattere e la voglia di vivere la sua vita senza perdere gli amici e i compagni. Dice ai genitori che vuole continuare la scuola e restare nello stesso istituto in cui aveva sempre studiato. Le piace andare a scuola e le sue migliori amiche sono le compagne di classe. Ma Silvia studia in una scuola media di Venezia, in centro storico. Andare a Venezia in quelle condizioni ha costi proibitivi anche perché Silvia non può prendere vaporetti o fare il tragitto a piedi. Il padre asseconda il desiderio della piccola e si reca presso la Cooperativa veneziana motoscafi di piazzale Roma per chiedere quanto sarebbe costato un trasporto andata e ritorno per tutto l'anno scolastico. I prezzi erano, ovviamente esorbitanti, ma appena saputo i motivi, gli stessi motoscafisti si sono offerti di farlo gratis. Ogni giorno il papà l'accompagna in piazzale Roma e da qui un taxi la preleva e l'accompagna alla Salute e la riaccompagna al termine delle lezioni a piazzale Roma. I motoscafisti si danno il cambio, nessuno di loro si tira indietro, prelevano Silvia e l'accompagnano a scuola e a casa al termine delle lezioni. La vanno a prendere a turno in base ai loro giorni liberi o sfruttano le ore in cui non sono in servizio. Così per tutto l'anno scolastico Silvia ha ogni giorno un nuovo accompagnatore. «Non avremmo nemmeno voluto che la voce girasse» fa sapere Silvio Dal Zennaro, presidente della Cooperativa «noi lo facciamo e basta. Non è beneficenza o volontariato. Posso solo dire che quando ne abbiamo discusso nessuno si è tirato indietro». Non è vero che tutti i motoscafisti sono come quelli rappresentati dalle vignette o dalla satira di Marco Paolini, tra loro c'è anche chi ha un grande cuore. Silvia vuole vincere la malattia e non perdere la sua vita. Tutto questo avviene in una città complessa come Venezia e Mestre. Dove si discute di trasporti e di aumenti dei biglietti. Oggi c'é chi a queste cose non vuole pensare, vuole solo continuare a credere nella solidarietà. E chi, come Silvia, vuole credere nella vita."

Rwanda


RWANDA from MAMMOTH on Vimeo.

mercoledì 30 gennaio 2013

Le stazioni come punto di partenza per il reintegro nel mondo del lavoro delle persone senza fissa dimora

Fare delle stazioni un polo, un punto di riferimento e di fusione di progetti sociali, è questo l’obiettivo del progetto Work in Station, promosso dalle Ferrovie dello Stato Italiane, assieme alle Ferrovie francesi e belghe. 

Il 17 e il 18 gennaio si è svolta a Parigi la riunione plenaria di tutti i partner del progetto che è stato incluso tra quelli finanziati dalla Comunità Europea, con uno stanziamento di 350mila euro. La sfida consiste nel trovare modalità innovative sia di inserimento lavorativo per il recupero sociale dei senza fissa dimora che gravitano nelle stazioni, sia di partenariato. Oltre alle Imprese ferroviarie, infatti, partecipano al progetto anche le Istituzioni locali e il mondo dell’associazionismo. 

Tutti gli attori coinvolti stanno definendo un’agenda territoriale al fine di evidenziare le criticità e le risorse del “sistema urbano di stazione”. Questo perché le stazioni ferroviarie delle grandi città hanno assunto nell’ultimo decennio un ruolo di primissimo piano nel sistema di trasporto urbano, regionale, nazionale e internazionale. L’incontro di Parigi è iniziato infatti con una visita ai luoghi più critici della Gare di Lyon e al Centro Diurno MAZAS, dove l'associazione Aurore svolge attività di reinserimento sociale da diversi anni. 

Gli equilibristi

Ieri ho guardato un film italiano che mi ha lasciato una tristezza infinita. Il film, Gli equilibristi, è un capolavoro del nostro cinema, magari un pò bistrattatto a livello di botteghino, che racconta in modo molto realistico la discesa verso l'ignoto che molto spesso i padri separati subiscono dopo la separazione. Valerio Mastandrea, il protagonista, si separa dalla moglie, Barbara Bobulova, dopo una scappatella (di lui) che ha minato il rapporto di coppia. Decisione presa, di comune accordo, per non far assistere ai figli il declino del rapporto stesso con inevitabili discussioni e litigi.
Decisione presa nell'illusione che tutto si sistemi, che sia facile trovare un alloggio e  vivere dignitosamente con uno stipendio da impiegato comunale, assicurando nel contempo lo stesso tenore di vita ai figli. Invece è la discesa in un baratro nella consapevolezza che nulla è come prima, e l'indigenza a cui si va incontro, inevitabilmente,  mina anche il rapporto coi figli. Una discesa che arriva sull'orlo del suicidio e che, presumibilmente, ipotizza un lieto fine.

Film che mi ha coinvolto emotivamente, visto la terribile attualità della storia, viste le storie di cui sono stato testimone.
 Il film è stato proiettato nelle sale italiane verso la fine del 2012, dopo essere stato presentato alla 69ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, con un buon successo di critica.

martedì 29 gennaio 2013

Sony Xperia tablet Z

Sony ha ampliato il proprio portafoglio di prodotti basati su Android con il Tablet Z, il più sottile e leggero in circolazione, almeno rispetto ai concorrenti Apple e Google. Il 10.1 pollici di Sony ha dunque un processore Qualcomm Snapdragon S4 APQ8064 (Krait) Quad-Core operante a 1.5Ghz, coadiuvato da 2 GB di RAM., uno schermo con risoluzione 1920×1200 pixel e una fotocamera da 8 megapixel , il tutto con un occhio particolare allo spessore e al peso. Stiamo parlando di soli 6,9 mm di spessore, che messi in confronto con i 9,4 dell’ultimo iPad sono davvero pochi. Il peso è di 495 grammi, più leggero quindi dell’iPad Mini (652 gr) e del Galaxy Nexus 10 (603 gr). Questo modello si avvale dello schermo BRAVIA Engine 2 da 10.1 pollici con risoluzione WUXGA (1920×1080 pixel), il processore è il Le caratteristiche comprendono 32 GB di storage espandibile tramite microSD, fotocamera posteriore da 8.1 megapixel ed una frontale da 2,2 megapixel. La connettività è garantita dal NFC, LTE (MDM9215M radio), Wi-Fi, inoltre Sony ha equipaggiato il suo tablet con una esclusiva mondiale, infatti possiede la tecnologia “S-Force” virtuale per il suono surround. La piattaforma utilizzata per comandare questo impressionante concentrato di componenti premium è Android 4.1 ICS.

Tony Bennett, Norah Jones - Speak Low



Ma si, un pò di atmosfera raffinata ci vuole....

lunedì 28 gennaio 2013

Vaccinazioni ai militari italiani il Parlamento riconosce gli errori

Il 5 dicembre scorso, in una delle ultime audizioni della Commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito, è stato il maresciallo in congedo Vincenzo Riccio a sferrare l'ennesimo pugno nello stomaco dei senatori: "Sono al corrente del fatto che numerosi militari italiani affetti da cancro stanno tenendo nascosta la malattia", ha raccontato. "Considerato il comportamento tenuto finora dal Ministero della Difesa nei confronti di chi si è ammalato di ritorno dalle missioni, in tanti hanno paura di essere congedati e di perdere lo stipendio che gli serve per curarsi". E' stato il sigillo a due anni e mezzo di audizioni in cui, davanti agli onorevoli incaricati incaricati di fare luce sui decessi e le gravi patologie dei militari impiegati all'estero e nei poligoni di tiro "in relazione all'esposizione a particolari fattori chimici, tossici e radiologici", hanno sfilato storie incredibili di sofferenza e di abbandono. Perché il Ministero degli F35, dei nuovi sommergibili pagati a peso d'oro, delle Maserati acquistate per "rinfrescare" il parco macchine un anno e mezzo fa, nei confronti dei soldati malati e dei familiari dei morti di tumore, linfoma o leucemia negli ultimi vent'anni ama mostrare il proprio lato più ferocemente parsimonioso.
 Lo dicono i numeri, fotografati nella relazione finale approvata il nove gennaio scorso dalla Commissione che sarà pubblicata questa settimana. Tra tante spese roboanti della Difesa, i circa 30 milioni di euro stanziati nella finanziaria 2008 per gli indennizzi delle vittime di tumori "connessi all'esposizione e all'utilizzo di proiettili all'uranio impoverito" sono ancora quasi tutti nel cassetto. Nel novembre 2010, a due anni dalla creazione del fondo, nessuna delle 439 domande presentate entro i termini era stata evasa o accolta. Colpa di un decreto attuativo, voluto dai tecnici dell'allora ministro La Russa, che vincolava qualunque risarcimento a una certezza scientificamente impossibile da provare: il nesso causale diretto tra la contaminazione da uranio e l'insorgere del tumore. Dopo la modifica della legge, oggi per essere riconosciuti vittime del dovere basta essersi ammalati "per particolari condizioni ambientali e operative". Ma le nuove domande e le istanze di revisione delle vecchie continuano ad essere respinte a raffica. Più delle cifre, parlano storie come quella del Maresciallo Riccio: "A 43 anni vivo con i miei genitori - racconta da Napoli - “ nel 2011 mi hanno congedato per un carcinoma neuroendocrino dopo 23 anni di servizio, senza possibilità di reimpiego nei servizi civili. Ho appena i soldi per pagarmi le visite specialistiche e gli esami urgenti. Dalla Difesa non ho avuto un centesimo e nemmeno una telefonata". L'inizio di carriera come missilista e addetto ai radar. Le esercitazioni annuali al poligono interforze di Salto di Quirra, in Sardegna, finito al centro di un'inchiesta per omicidio colposo plurimo legato all'inquinamento ambientale. Due missioni in Iraq, a Tallil, "dove noi italiani operavamo senza protezioni in vecchie strutture bombardate durante la prima Guerra del Golfo - spiega - a cui gli americani non osavano nemmeno avvicinarsi seppure adeguatamente protetti". Per lui l'inferno è cominciato nel 2010, con la diagnosi delle metastasi multiple al fegato. Riconosciuto invalido civile al cento per cento, due mesi fa la sua richiesta di indennizzo al Ministero è stata respinta dopo il parere di un apposito "Comitato per le cause di servizio".
 Il Comitato dipende dal Ministero dell'Economia, ma è integrato da 16 medici militari. Sulla base delle informazioni fornite dallo stesso Ministero della Difesa, comunica alla Direzione Generale della Previdenza Militare (PREVIMIL) il suo responso vincolante per ogni caso esaminato. La Commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito, di fronte al numero esorbitante di richieste bocciate e alle motivazioni generiche dei verdetti, nel 2011 ha chiesto a un consulente di riesaminare i fascicoli dei "respinti". Almeno il 30 per cento, secondo il dottor Bruno Causo, andrebbero subito riconsiderati "applicando senza remore i criteri probabilistici a cui si ispira la legislazione vigente". (L'Espresso)
Qui la relazione dal Parlamento.

Lo scopo della vita

Lo scopo della vita è l’autosviluppo. Sviluppare pienamente la nostra individualità, ecco la missione che ciascuno di noi deve compiere.

Oscar Wilde

domenica 27 gennaio 2013

Crozza: Verdini&Nitto Palma all'inseguimento di Cosentino come i Blues Brothers

McDonald’s trasforma l’olio usato in biodiesel

I suoi panini fanno comunque male, come anche il suo olio. Ma se quell'olio fritto viene riciclato e infilato nei serbatoi dei camion che riforniscono i ristoranti della catena, allora è una soluzione ottima, e che perdipiù sta già dando risultati reali. McDonald's ha avviato il progetto dei "camion verdi". Viaggiano grazie all'olio fritto riciclato: se ne ricava un biocarburante che permette di far viaggiare i camion che McDonald's usa per rifornire i suoi ristoranti.
 Negli Emirati Arabi Uniti i camion verdi hanno già macinato 1,3 milioni di chilometri. Il Programma di Sostenibilità McDonald comprende il 75 per cento dei ristoranti degli Stati Uniti che mandano l'olio alimentare usato ai produttori di carburanti biodiesel. Secondo la McDonald Usa, negli Stati Uniti la media dei ristoranti che partecipano al Programma ricicla ogni anno circa 5.450 litri di olio da cucina usato, mentre in Europa più dell'80 per cento dell'olio da cucina usato è convertito in biodiesel e i camion McDonald ne utilizzano il 37 per cento. 
Negli Emirati questo processo riguarda il 100% dei ristoranti. Mentre il biodisel spesso viene criticato perché si alimenta di materie prime vegetali, rischiando di stravolgere le normali colture soprattutto nei paesi emergenti, in questo caso il brevetto di Neutral Fuels, che produce biodisel per ora venduto solo in Medio Oriente, utilizza un sistema a circuito chiuso che si basa su olio già utilizzato per la cucina. Una strategia ambientale che significa eliminare oltre 3.500 tonnellate di CO2 emesso nell'ambiente, pari a circa 1500 auto in meno sulla strada ogni anno. Senza contare l'enorme quantita' di recipienti plastici che prima venivano utilizzati per portare gli oli usati alla discarica.(Globalist.it)

sabato 26 gennaio 2013

Taglio dell’Iva nei supermercati Carrefour per over 65 e famiglie numerose


Dal 18 gennaio scorso i clienti Carrefour con oltre 65 anni di età ed i nuclei familiari di cinque o più componenti potranno usufruire di uno sconto su oltre 4.500 prodotti alimentari freschi. La dinamica è semplice: i clienti con più di 65 anni o i membri di nuclei familiari di cinque o più persone, ad esempio genitori con tre figli o genitori con due figli e nonno a carico purché risultante dallo stato di famiglia, dovranno richiedere la tessera presso i banchi di accoglienza presenti nei 1.204 punti vendita Carrefour. Gli over 65 che presenteranno la propria carta di identità, unitamente alla tessera SpesAmica, riceveranno la speciale “Senior Card”, mentre alle famiglie numerose che, oltre alla tessera SpesAmica, esibiranno lo stato di famiglia, verrà consegnata la “Superfamily Card”. Entrambe le tessere consentiranno lo sconto automatico dell’Iva sui prodotti indicati, direttamente alla cassa e immediatamente visibile sullo scontrino.

Twitter fa dimagrire

Può Twitter aiutare a dimagrire? Pare di sì, o almeno è quello che risulta ai ricercatori dell'Università della Carolina del Nord che hanno condotto un ricerca sull'uso della piattaforma di microblogging nel supporto alla dieta dimagrante.
 DUE GRUPPI - L'esperimento, i cui risultati sono stati pubblicati sul Translational Behavioral Medicine, ha sottoposto due gruppi di persone obese a un regime alimentare sano e li ha dotati di uno smartphone e di abbonamento internet. A entrambi i gruppi sono stati inviati dei podcast ogni 3 giorni con le indicazioni su come ottimizzare la propria dieta e con alcuni obiettivi da centrare. Lo smartphone in dotazione a uno dei due gruppi era arricchito anche di una app per monitorare i progressi e Twitter. Un consulente dietologo ha animato la timeline con un paio di consigli al giorno e i partecipanti sono stati invitati a pubblicare qualche aggiornamento di stato e interagire – sulla piattaforma di Jack Dorsey – con gli alti membri del gruppo. Non tutti l'hanno fatto, ma chi l'ha fatto ha perso più peso.
 SUPPORTO SOCIAL – «Chi ha pubblicato più tweet ha perso più peso», ha dichiarato Brie Turner-McGrevy, la capo-ricerca, che si è avventurata anche in una formula statistica: ogni 10 tweet corrispondono a una diminuzione dello 0,5 per cento del peso corporeo. Il che non è poco trattandosi di pazienti obesi. Il pregio maggiore di aggiornare e aggiornarsi via Twitter è il supporto che la comunità, piccola o grande che sia, fornisce. «Sappiamo che gli incontri faccia a faccia che normalmente occorrono durante una dieta seguita dai medici funzionano e contribuiscono a motivare il paziente», spiega Turner-McGrevy. «Volevamo scoprire un modo online di dare il supporto di gruppo che normalmente si dà negli incontri vis-a-vis». Non che la sostituzione del social network al gruppo di aiuto in carne ed ossa sia equivalente, è certo però che i costi si abbattono drasticamente se a supportare il paziente che cerca di dimagrire possono bastare alcuni tweet. PESO TACIUTO – Una curiosità riguarda il contenuto dei tweet, che nella stragrande maggioranza (1981 su 2630) informano i propri follower di quel che si è fatto e di quel che si è rinunciato a fare. «Sono andato in palestra per tot ore» o «A colazione ho rinunciato a una torta» e via di questo passo. Nonostante gli account fossero anonimi – motivo per cui è stato preferito Twtitter a Facebook – nessuno dei partecipanti all'esperimento ha però condiviso le informazioni precise riguardo il proprio peso. (Corriere.it)

venerdì 25 gennaio 2013

Giorno della memoria a Venezia

La 13esima edizione del Giorno della Memoria sarà celebrata a Venezia con circa cinquanta iniziative, promosse dal Comune e realizzate con la collaborazione di numerose associazioni e istituzioni, per ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione nazifascista sfociata nello sterminio di undici milioni di persone, tra ebrei, rom, omosessuali, oppositori politici e internati militari. Il momento centrale sarà la cerimonia cittadina di domenica 27 gennaio al Teatro Goldoni, in cui interverranno il sindaco e il presidente della Comunità ebraica veneziana, Amos Luzzatto. Alla cerimonia sarà ricordato, con una rappresentazione teatrale, Giuseppe Jona, che nel 1943 si suicidò, rifiutandosi di consegnare ai fascisti e agli occupanti tedeschi l'elenco degli ebrei veneziani. Tra le altre manifestazioni in programma, la consegna della bandiera dei Rom ai rappresentanti locali del Consiglio d'Europa, che andrà ad aggiungersi così a quella dei 47 paesi europei (27 gennaio); l'esperienza degli internati militari veneziani dopo l'8 settembre del '43 in Germania (29 gennaio); la proiezione del documentario Paragraph 175 sulle persecuzioni verso gli omosessuali (30 gennaio).

''Unpresentable'', l'omaggio della Sora Cesira

La Sora Cesira dedica il suo omaggio un po' vintage ai candidati (poco presentabili) alle prossime elezioni: "Unpresentable" (sulle note di "Unforgettable" di Nat & Natalie Cole)

giovedì 24 gennaio 2013

Vodafone, banda larga LTE per gli smartphone



Dopo la prima fase che ha riguardato solo le chiavette, ora Vodafone estende la connettività LTE/4G in Italia anche agli smartphone: naturalmente parliamo degli smartphone compatibili con questa tecnologia, tra i quali per esempio iPhone 5 e Nokia Lumia 920. Gli abbonati Vodafone con questi dispositivi quindi da oggi potranno provare gratuitamente la nuova rete, che arriva a 100 Mbps in download e 50 Mbps in upload. Il periodo di prova gratuito dura fino al 31 marzo 2013, e da quel momento i clienti privati o business di Vodafone potranno scegliere di attivare la rete 4G in modo definitivo aggiungendo al proprio abbonamento l’opzione, che costa 10 euro al mese. L’offerta ovviamente vale entro il limite dei dati del proprio abbonamento, nella maggior parte dei casi un GB. Un solo gigabyte non è molto se si considera la velocità che offre l’LTE, quindi in questa prima fase non cambia di molto la fruibilità di servizi di video streaming come Sky Go o Premium On Demand, però si potrà per esempio caricare un video o scaricare una presentazione in pochissimo tempo rispetto a quanto accade con una connessione 3G. La rete 4G di Vodafone al momento è attiva solo in 8 città - Bari, Genova, Milano, Roma, Torino, Padova, Napoli e Palermo -, che però saliranno a 20 entro marzo.(award.mediaworld)

....io ho firmato
























La corruzione è uno dei motivi principali per cui il futuro dell’Italia è bloccato nell’incertezza. Pochi in Europa vivono il problema in maniera così acuta (ci seguono solo Grecia e Bulgaria). Si tratta di un male profondo, fra le cause della disoccupazione, della crisi economica, dei disservizi del settore pubblico, degli sprechi e delle ineguaglianze sociali. Il prossimo 24 e 25 febbraio verremo chiamati a eleggere i nostri rappresentanti in Parlamento. È il momento di chiedere che la trasparenza diventi una condizione e non una concessione, esercitando il nostro diritto di conoscere. Per questo domandiamo adesso, a tutti i candidati, indipendentemente dal colore politico, di sottoscrivere 5 impegni stringenti contro la corruzione. Serviranno per potenziare la legge anticorruzione nei primi cento giorni di legislatura e per rendere trasparenti le candidature.


  1. Inserire nella propria campagna elettorale la promessa di continuare il rafforzamento della legge anticorruzione iniziato con la riforma del novembre 2012. Concretamente, chiediamo sia modificata la norma sullo scambio elettorale politico-mafioso (416 ter) entro i primi cento giorni di attività parlamentare, con l’aggiunta della voce “altra utilità”
  2. Pubblicare il proprio Curriculum Vitae con indicati tutti gli incarichi professionali ricoperti
  3. Dichiarare la propria situazione giudiziaria e quindi eventuali procedimenti penali e civili in corso e/o passati in giudicato
  4. Pubblicare la propria condizione patrimoniale e reddituale
  5. Dichiarare potenziali conflitti di interesse personali e mediati, ovvero riguardanti congiunti e familiari

mercoledì 23 gennaio 2013

Le quattro stagioni dal treno lungo i binari del Polo

Per celebrare il cinquantesimo anniversario del tratto ferroviario che collega Trondheim and Bodø, in Norvegia, la NRK (il servizio radiotelevisivo pubblico norvegese) ha realizzato uno splendido documentario lungo la Nordland Railway l'unica che attraversa il circolo polare, nel nord del paese. Lo stesso video girato ben quattro volte diventa un suggestivo viaggio attraverso il paesaggio che cambia durante le quattro stagioni. L'intero lavoro dura 10 ore e racconta, minuto per minuto, tutto il tragitto: 729 chilometri, per la più lunga linea ferroviaria della Norvegia. http://nrkbeta.no/2013/01/15/nordlandsbanen-minute-by-minute-season-by-season/

La tecnologia Tactus: I tasti che «fioriscono» dallo schermo

Secondo le stime del MIT Technology Review nel 2012 ne sono stati prodotti 1,2 miliardi per smartphone e 130 milioni per tablet: stiamo parlando dei cosiddetti touchscreen, schermi tattili capaci di bypassare l’interazione con il tasto. Eppure c’è chi ha nostalgia di quella solida e naturale interazione e proprio per questo una startup californiana ha presentato al CES di Las VegasTactus, progetto che prende il nome dall’azienda stessa (che a dicembre ha vinto il PC Magazine technical excellence award) e che consiste in un display per tablet dotato di una tastiera che, al momento di digitare, emerge magicamente dallo schermo e offre ai nostalgici dei tasti fisici, in rilievo, veri e propri. Per poi scomparire silenziosamente e improvvisamente quando non servono più. PRE-TOUCH SCREEN - Tutto avviene grazie a un pannello di plastica che si riempie di un fluido e consente che dal display emergano dei normalissimi tasti sollevati, proprio come avveniva nell’ormai lontana era del pre-touchscreen. In inglese si dice "lumpy", che sarebbe come dire "increspato", in rilievo appunto. E lumpy è il nuovo tablet pensato per quelli che con lo schermo tattile non si sono mai trovati e continuano a cercare qualcosa di simile a una tastiera, per quelli che non vedono bene e sono chiaramente aiutati dai tasti fisici e per quelli che genericamente continuano ostinatamente a cercare negli oggetti un rapporto fisico. VERSATILITA’ - Insomma, un touch screen dinamico o mutaforma, così come è già stato definito, e con tasti a scomparsa: così si presenta l’ultima novità della fiera di Las Vegas, annunciando un bisogno di una quota dell’utenza e una domanda non soddisfatta. I tasti appaiono a richiesta e scompaiono a comando, offrendo al device la virtù non trascurabile di essere un po’ touchscreen e un po’ old style, senza dover rinunciare per forza a una delle due prerogative, ovvero senza avere l’intralcio della tastiera ma usufruendo di tutti i comfort di una tastiera in carne e ossa (o meglio in plastica e silicone). Inutile dire che Tactus non intercetta solo le nostalgie, ma permette anche una maggior precisione nella scrittura. Funziona con qualsiasi apparecchio includa uno schermo tattile e si basa su un sistema di canalizzazione dei liquidi. Pare che a Las Vegas abbia attirato l’attenzione di vari produttori di fama i quali ovviamente decideranno di investire in questa tecnologia in fase di fabbricazione. Ma qualcuno parla già di rivoluzione nel design mobile e annuncia una nuova era.
 E.Di Pasqua - Corriere.it

 

martedì 22 gennaio 2013

Nectar Mobile Power


L’autonomia dei nostri smartphone è sempre più risicata una volta che aumentano le funzioni degli stessi. Per questo sono state molte le soluzioni per la ricarica degli iPhone in mobilità. Al CES che si è appena concluso a Las Vegas c'erano in mostra molte soluzioni pensate per risolvere almeno parzialmente questo problema . Un esempio molto interessante è quello dell'americana Lilliputian, che propone il suo sistema Nectar Mobile Power, frutto di cinque anni di ricerca e sviluppo. In apparenza si tratta di una classica batteria ausiliaria per qualsiasi dispositivo mobile che dispone di una porta USB (smartphone, tablet, ma anche fotocamere, auricolari Bluetooth, ecc.), ma è quando si deve ricaricare a sua volta che emerge la sua caratteristica peculiare. Non va infatti attaccata alla rete elettrica, nè ha bisogno di cavi: basta inserire un'apposita cartuccia, che contiene butano (il gas con cui si ricaricano gli accendini). Di fatto quindi il Nectar è una cella a combustibile (fuel cell), che trasforma il gas in energia elettrica. Una cartuccia è in grado di ricaricare completamente uno smartphone medio per 10 volte, che equivalgono a circa 15 giorni di funzionamento. Si tratta quindi di una soluzione eccellente per chi deve fare lunghi viaggi in zone dove trovare una presa elettrica o una rete elettrica funzionante non è scontato. In quest'ottica, il Nectar ha un apposito pulsante per la modalità aereo, e ha ottenuto dalla IATA l'autorizzazione per poter essere portato a bordo degli aerei.Nectar Mobile Power System sarà disponibile a partire dalla seconda metà del 2013 al prezzo di 299$ (228€ circa), ed ogni cartuccia al prezzo di 9,99$.


 

Manu Katchè - Keep on trippin'




la  nuova suoneria del cell...

lunedì 21 gennaio 2013

La locanda dei girasoli chiede aiuto

Direttamente da qui:


Grazie alla richiesta dell'amico Zak, pubblico un appello dell'amica Rosa autrice del blog eliotroporosa. Invito tutti gli amici blogger a far girare questa richiesta d’aiuto.


Articolo da Renovatio 

LA LOCANDA DEI GIRASOLI RISCHIA LA CHIUSURA CONDIVIDETE...GRAZIE.A Roma c’è un ristorante la Locanda dei Girasoli. E’ nato dalla volontà di alcuni genitori di ragazzi con la sindrome di Down per dare una prospettiva lavorativa ai loro figli Claudio,Valerio, Emanuela e Viviana che già oggi ci lavorano come camerieri. Purtroppo non è in una via molto frequentata di Roma (in zona Quadraro) ed è molto difficile farlo conoscere. Però se non riusciamo a farlo in fretta, le prospettive non sono molto allegre. La pizza è buona, il locale è carino ed economico e vale la pena di dar loro una mano, non vi pare? Un primo aiuto può essere far girare questo messaggio al maggior numero di amici possibile; se poi conoscete persone o uffici nella zona Appio-Tuscolano è ancora meglio o se avete un amico giornalista che può pubblicizzare la loro esperienza, ancora meglio.

Via dei Sulpici 117/h - 00174 Roma
Tel - Fax 06.76.10.194
info@lalocandadeigirasoli.it

L’Aiart ritira la denuncia. Corrado Guzzanti scrive una (bellissima) lettera

IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA DI CORRADO GUZZANTI:

“Un enorme grazie agli amici di Articolo21 e di Change.org, per aver promosso la petizione in mia difesa e a tutti quelli che l’hanno diffusa e firmata. Con l’occasione ringrazio anche molti giornalisti che hanno preso le mie parti scrivendo della querelle tragicomica di Padre Pizzarro. Ciò detto è probabile che abbiamo sopravvalutato tutti le minacce dell’Aiart, associazione che pretende di rappresentare i telespettatori cattolici, di cui né io, né voi, né i telespettatori cattolici avevamo mai sentito parlare.
Vorrei innanzitutto precisare, anche se è stato già fatto altrove, che La7 non stava mandando in onda un mio nuovo programma, ma la ripresa televisiva di uno spettacolo teatrale del 2010, già replicato su Sky decine di volte, e anche in chiaro sul canale del digitale terrestre “Cielo”, pubblicato in DVD, presente da tempo su youtube etc. L’Aiart poteva legittimamente non esserne a conoscenza, o essere stato appena fondato e voler recuperare il tempo perduto, ma non lo era neanche del fatto che i reati di opinione, insieme al vilipendio ecc. sono stati fortemente ridimensionati nel nostro ordinamento. Gli attuali limiti della satira, si parli di politica o di religione, si riducono sostanzialmente alla calunnia o all’insulto personale, per i quali la legge, come è noto, prevede il diritto di querela. Dunque paradossalmente avrei più speranze io di sfidare l’Aiart in tribunale per le parole offensive che mi rivolge nei suoi comunicati, senonché l’ultimo di ieri, in cui si dice soddisfatta delle mie scuse, estorte per gioco in una gag de “Le Iene”, mi ha riempito il cuore di tenerezza.
In merito all’offesa confesso di non capire esattamente cosa sia il “sentimento religioso” perché sfortunatamente non ne sono dotato. Ho sempre pensato che essere intimamente credenti non possa essere troppo diverso dall’essere intimamente liberali, o socialisti, o vegani. Si tratta di amare e riconoscersi in delle idee, in una visione della società e del mondo, e le idee non sono sacre e intoccabili solo perché noi crediamo così fortemente in esse; vivono nel dibattito pubblico, confrontandosi e dovendo convivere con idee diverse e a volte opposte. Spero di non offendere nessuno se affermo che l’esistenza di un creatore, l’inferno, il paradiso, l’immortalità dell’anima, il giorno del giudizio ecc. siano, fino a spettacolare prova contraria, soltanto delle idee, delle opinioni che si è liberissimi di sostenere purché non si tenti di imporle agli altri come un tabù inviolabile.
Che il sentimento religioso non possa reclamare una superiore legittimità, perché supportato, mi dicono, da pervasiva e speciale intuizione, appare evidente dal fatto che le credenze religiose sono tante, più di quelle da cucina dell’Ikea, e producono purtroppo affermazioni contrastanti. Un buddista e un cattolico, egualmente persuasi della loro fede, saranno certi di saperla molto lunga sull’origine e il senso dell’uomo e dell’universo, ma almeno uno di loro, al momento del trapasso, avrà una sorpresa. Ciò dovrebbe suggerire che convinzione “sentimentale” profonda e verità siano sostanzialmente due cose diverse.
Si obietterà, magari stavolta tra i denti, che l’unica fede valida sia la nostra (e raramente qualcuno insorge perché sia stata offeso il sentimento religioso di qualcun altro), eppure non tutti i credenti si offendono, alcuni addirittura ridono, e spero che L’Aiart non pensi che a persone di questo genere siano capitati in sorte una fede o un sentimento di serie B.
Mi conforta che questa associazione limiti la sua vigilanza ai nostri canali generalisti; al confronto di ciò che osa la satira in Inghilterra, in Francia o negli Stati Uniti, il mio Padre Pizzarro fa la figura del tenero Giacomo della Settimana Enigmistica. Ma il nostro è un paese “laico e democratico” dove un presidente del consiglio che nessuno di noi ha eletto, come primo atto ufficiale va a porgere i suoi omaggi al Papa. E il motivo per cui io e i miei colleghi scriviamo e recitiamo cose come “Padre Pizzarro” è che l’Italia sembra spesso uno stato teocratico “di fatto”. Solo pochi anni fa un ministro dell’istruzione avanzava, con un certo successo, la proposta di abolire Darwin dall’insegnamento scolastico per rispetto ai creazionisti, che ancora ci devono spiegare (come diceva un noto comico americano) perché Dio prima di creare l’essere a sua immagine e somiglianza si sia gingillato per milioni di anni coi dinosauri. Dunque non mi stupisce troppo che una minoranza di ferventi religiosi, invece di limitarsi a cambiare canale, si senta in diritto di chiedere una punizione legale, e questo rende, e temo renderà ancora, iniziative come la vostra necessarie a difendere e ribadire civilmente la libertà di tutti. In molti anni di televisione non credo di essermi guadagnato la fama del provocatore seriale, a caccia di polemiche per ottenere attenzioni e notorietà, né quella di un comico particolarmente violento o volgare. Ho sempre fatto il mio lavoro seguendo il mio “sentimento satirico”, parlando di tutto e di tutti nel modo più libero che mi è stato e che mi sono concesso. So inoltre cosa significhi sentirsi indignati. Le affermazioni fatte da esponenti di quel mondo, o da politici che, più o meno sinceramente, parlano e decidono in sua difesa, delle nostre scelte in materia di sessualità, diritti, vita e morte, mi hanno offeso numerose volte e continuano ad offendere il mio sentimento laico. Per questo ogni tanto Padre Pizzarro parla ed altri oltre a lui e dopo di lui parlano e parleranno.
Grazie ancora a tutti. Vi abbraccio”. Corrado Guzzanti
20 gennaio 2013


http://www.articolo21.org/2013/01/la7-laiart-ritira-la-denuncia-corrado-guzzanti-ci-scrive-una-bellissima-lettera-per-le-54mila-firme-raccolte/

Crozza a Ingroia: ''Manette a Berlusconi, ma quando le ricapita?

domenica 20 gennaio 2013

A Bari i taxi ibridi per Londra

I taxi londinesi salvano la Om carrelli elevatori di Bari. Dopo quasi due anni si chiude positivamente la vertenza dell'azienda che apparteneva alla multinazionale tedesca Kion. Sarà la Frazer Nash, storica marca britannica di automobili, a rilevare la fabbrica barese che d'ora in poi realizzerà taxi con alimentazione ibrida. Una buona notizia per la città e in particolare per gli oltre duecento lavoratori dell'azienda attualmente in cassa integrazione. L'accordo è stato raggiunto a Roma nella sede del ministero per le attività produttive alla presenza del sindaco Michele Emiliano e del governatore Nichi Vendola. L'impegno dell'azienda è di ricollocare tutti i 224 lavoratori attualmente in cassa integrazione nell'arco di tre anni. Ma dopo il 2016 non è escluso che possa assumere nuovo personale fino ad arrivare a un massimo di 294 dipendenti. L'azienda è solida e a dimostrarlo c'è la commessa ottenuta dal Comune di Londra per una fornitura di più di 10mila taxi nell'arco di 15 anni. Già a partire dal 2015 lo stabilimento barese sarà in grado di produrre 1200 auto e più di tremila nel 2016. L'accordo con la Frazer Nash arriva dopo le delusioni del passato: dalla Kion che trasferì tutta la produzione della Om Carrelli in Germania alla Qbell che voleva produrre televisori, dalla Calvi Holding fino all'ultimo fallimento proprio con un intermediario di Frazer Nash, Marco Saltalamacchia, che avrebbe dovuto assumere la direzione dell'azienda. Sparito l'intermediario e dopo ventuno mesi di attesa arriva una nuova svolta dall'Inghilterra. Grande soddisfazione esprime l'ex ministro per i rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto: "Il piano industriale prevede investimenti tra 60 e 80 milioni di euro e un organico a regime di 300 unità lavorative. E sarà accompagnato dalle agevolazioni regionali, sia sull’insediamento industriale sia su quello relativo alla ricerca. L’intensità degli incentivi è modulare: si va dal 15% (se l’investimento riguarda le sole opere edili) al 30% se si tratti di macchine e apparecchiature. La Regione interverrà anche con appositi piani di formazione per la riconversione professionale degli operai. Nei prossimi giorni, l’intesa sarà sottoposta al referendum dei lavoratori. Se il giudizio sarà favorevole (come tutto lascia presagire) la Frazer Nash costituirà la controllata società italiana e presenterà il piano degli investimenti alla Regione.

Allegria



Non è coinvolgente?...

sabato 19 gennaio 2013

Rugby, Torneo Sei Nazioni: sconti per i clienti delle Frecce

Sconto del 10% ai soci CartaFRECCIA su biglietti e abbonamenti per le partite romane del RBS Torneo Sei Nazioni che vedranno impegnata la nostra nazionale di rugby, navetta gratuita per e dallo Stadio Olimpico riservata a chi, nell’occasione, raggiungerà Roma Termini a bordo delle Frecce Trenitalia. Sono queste le agevolazioni dedicate ai clienti delle Frecce previste dall’accordo siglato da Trenitalia con la Federazione Italiana Rugby (FIR).
 Un accordo che vede il Frecciarossa nella veste di vettore ufficiale della nazionale italiana di rugby all’insegna di uno slogan benaugurale che coniuga i plus dell’Alta Velocità di Ferrovie dello Stato Italiane con l’obiettivo degli azzurri della palla ovale: Frecciarossa, il più veloce alla meta. I supporter che sceglieranno di raggiungere la Capitale a bordo delle Frecce Trenitalia avranno quindi a disposizione una navetta gratuita dalla stazione Termini allo stadio Olimpico, dove si svolgeranno i match degli Azzurri guidati da Jaques Brunel, e viceversa. I soci CartaFRECCIA, inoltre, potranno beneficiare di uno sconto del 10% sul prezzo dell’abbonamento o del biglietto per le partite, tramite un coupon che dovrà essere scaricato dal sito web di Trenitalia e presentato, insieme alla propria carta fedeltà, presso le ricevitorie Listicket. 
 Sono tre i match in calendario: 
Italia-Francia (3 febbraio), Italia-Galles (23 febbraio) e Italia-Irlanda (16 marzo).
 “Siamo orgogliosi di continuare la collaborazione con la Federazione Italiana Rugby e la sua Nazionale avviata con il Test Match Italia-Nuova Zelanda del 2012 - ha dichiarato Gianfranco Battisti, Direttore Divisione Passeggeri Nazionale e Internazionale di Trenitalia - Frecciarossa, vettore ufficiale del Rugby, insieme a Frecciargento e Frecciabianca danno la possibilità di poter vivere da vicino le grandi emozioni di uno sport pulito e leale come il rugby. La partita di novembre è stato un evento bellissimo e tanti nostri clienti hanno potuto beneficiare della navetta e degli sconti sulle partite per seguire la loro passione e vivere una bellissima giornata di sport, nel massimo della comodità e del risparmio”. “Non possiamo che essere entusiasti di aver raggiunto con Trenitalia un accordo che potrà contribuire in modo tangibile a facilitare gli spostamenti dei tifosi della Nazionale attraverso la penisola” ha dichiarato il Presidente della FIR Alfredo Gavazzi. “Il rugby è uno sport capace come nessun altro di aggregare ed unire ed allo stesso modo le Frecce di Trenitalia avvicinano ed uniscono il nostro Paese: un’analogia che è alla base di questa nuova collaborazione con un’altra eccellenza italiana”.

L’8 per cento dei migliori campeggi d’Europa è a Cavallino Treporti

Cavallino-Treporti è un’area che da sempre si distingue per  la rilevante offerta di posti letto nel settore
extralberghiero. In particolare, i 28 campeggi possono ospitare fino a 65.461 turisti. Pressoché irrilevante invece  la presenza alberghiera: 22 strutture in tutto, per un totale di 1.268 posti letto.

 Alla fiera del turismo di Stoccarda è stata comunicata  la lista completa delle migliori strutture nella quale spiccano ben 10 campeggi di Cavallino-Treporti posizionati nella classifica europea dei 137 Best Campings. I camping di Cavallino-Treporti, assieme al Camping International di Jesolo, potranno fregiarsi per il prossimo anno dell'ambito riconoscimenti Adac Best Camping 2013, nuova definizione che sostituisce l'ormai conosciuto e storico "Superplatz" assegnato fino all'anno scorso. I campeggi che nell'estate 2013 potranno vantare il prestigioso titolo sul litorale di Cavallino-Treporti saranno: Enzo Stella Maris, Europa Camping Village, Marina di Venezia, Union Lido Vacanze, Sant'Angelo Village, Residence Village, Vela Blu Village, Ca'Pasquali, Mediterraneo, Garden Paradiso.
 «Ancora una volta Cavallino-Treporti si conferma leader europeo del turismo open air», gioisce il presidente del Parco Turistico di Cavallino-Treporti, Paolo Bertolini, «con quasi l'8 per cento del totale delle strutture premiate a livello europeo. Il nostro territorio, ad assoluta valenza turistica, in cui tutte le attività operano in modo sinergico, fa sentire l'ospite a suo agio in ogni situazione percependo la filosofia promossa, il cui obiettivo è quello di preservare un aspetto ambientale unico senza dover rinunciare a sicurezza e comfort». «Si tratta di un segnale molto positivo», commenta il presidente di Assocamping Armando Ballarin, «che arriva dalla principale fiera turistica del più importante mercato di referimento per Cavallino, cioè l'area di lingua tedesca». La guida Adac, iniziando un nuovo percorso, ha cambiato i criteri di valutazione completando i punteggi che prendono in considerazione altri aspetti aziendali tra cui l'impegno profuso in questi ultimi anni in termini di innovazione, investimenti e creatività. «Questo riconoscimento», conclude Bertolini, «ha dato riscontro oggettivo ed incoraggia il territorio e l'imprenditoria locale a seguire questa strada, nonostante parecchie incertezze ormai conclamate nel panorama economico globale». Altra piacevole sorpresa il fatto che i camping Ca' Pasquali Village, Marina di Venezia e Union Lido abbiano ottenuto significativi riconoscimenti dall'importante rivista Caravaning che in continuazione promuove sondaggi sui loro clienti per avere un riscontro diretto sul grado di soddisfazione della vacanza trascorsa. Infine la guida Alan Roger ha insignito di ulteriori premi i camping village Vela Blu, Marina di Venezia e Union Lido.

venerdì 18 gennaio 2013

Veneto: prestiti e agevolazioni ai padri separati

Un finanziamento di 500mila euro per sostenere le famiglie monoparentali, pensato in particolare per i padri separati messi in ginocchio dalla crisi e dagli esborsi per l'ex coniuge ovvero gli alimenti. È è la voce che la Regione Veneto, unica in Italia, ha inserito nella proposta di bilancio 2013 varata dalla giunta. A spiegare la ragione del provvedimento, «legato alle criticità del tempo che viviamo» è l'assessore regionale al Sociale Remo Sernagiotto. «L'idea mi è venuta dopo aver parlato con un padre che per garantire l'assegno mensile alla propria ex moglie era costretto a dormire in macchina». 
Il provvedimento stanzia 200mila euro per la creazione di un fondo per l'accesso al credito, mentre gli altri 300mila euro sono destinati al pagamento dell'affitto o del mutuo. La prima tranche, precisa l'assessore, si riferisce ai prestiti d'onore. «L'idea è di creare due aree con alloggi riservati ai separati e alle persone sole o in difficoltà economiche gratuiti per i primi tre mesi - sottolinea - Poi gli inquilini pagheranno il 50% dell'affitto, percentuale che nel tempo potrà ridursi a seconda della capacità della persona di riprendersi economicamente. La somma scontata rappresenta appunto il prestito d'onore, che il beneficiario potrà restituire alla Regione dopo alcuni anni e senza interessi». La permanenza negli appartamenti a canone agevolato avrà una durata massima di due anni. Gli altri 300 mila euro serviranno invece per aiutare chi non ce la fa a pagare l'affitto o il mutuo della propria casa. «Non daremo soldi in mano a nessuno - puntualizza Sernagiotto - verseremo la parte concordata caso per caso direttamente al proprietario dell'immobile o alla banca: per accedere a questo aiuto ci si dovrà rivolgere al proprio Comune».
Questa iniziativa segue quella che assegna  punti ai separati per gli alloggi popolari.

Siri viaggia in Mercedes...per ora

Il “Consumer Electronic Show” (CES) è considerato, a livello internazionale, la fiera più famosa ed importante per l’elettronica di intrattenimento. Chi è interessato ai nuovi trend nell’ambito delle tecnologie del web e delle telecomunicazioni, in questi giorni sta seguendo con attenzione gli eventi a Las Vegas, dove il CES ha aperto le porte ad esperti del settore da tutto il mondo. La famosa metropoli americana è dunque la cornice ideale per una premiere mondiale d’eccezione: ed è appunto dal Ces che Mercedes-Benz porta in auto Siri, il sistema di riconoscimento vocale firmato Apple sara' integrato sulle vetture della casa tedesca in primavera, consentendo di comandare in modo pratico e sicuro le funzioni dell'iPhone mentre si guida. Presentata in anteprima mondiale , la novita' permettera' di comunicare con l'assistente vocale della Mela e sfruttarne tutte le funzioni. Per parlare con Siri durante la guida sara' sufficiente collegare il proprio iPhone attraverso il 'Drive Kit Plus'. In questo modo si avra' accesso a tutti i contenuti dello smartphone che, mediante una app sviluppata da Mercedes-Benz, verranno visualizzati sul display della vettura. Completamente integrato nella nuova Classe A e già disponibile anche per Classe B e Classe C, il Drive Kit Plus arriverà sul resto della gamma Mercedes-Benz nel primo quadrimestre 2013. Quanto a Siri, la Casa tedesca spiega che per garantire la massima compatibilità col sistema sarà necessario adeguare sia il Drive Kit Plus che l'app per la sua gestione: hardware e software aggiornati saranno disponibili tra pochi mesi. Parla con lei. Mercedes-Benz non è la sola ad essersi interessata a Siri. Al Ces, anche Alpine, Audiovox e Kenwood hanno annunciato delle radio compatibili con l'assistente vocale (in particolare la sua versione Eyes Free), pronte per essere immesse sul mercato durante il 2013. E la "conversazione" col sistema audio non sarà solo a senso unico, visto che alcuni modelli sono in grado anche di leggere messaggi, e-mail e testi in arrivo. Ma non c'è soltanto Apple: Sony e Jvc, infatti, hanno introdotto il controllo vocale anche su Android, la prima annunciando nuovi prodotti compatibli con lo standard MirrorLink, la seconda studiando un'app dedicata per il collegamento tra smartphone e autoradio via Bluetooth.

giovedì 17 gennaio 2013

La vera storia dei due marò

Mi è stato segnalato questo post pubblicato da libreidee.org sulla vicenda dei due marò in attesa di giudizio in India. Un pò lungo da leggere, ma ne vale la pena. E fa riflettere..dov'è la verità?

 "Hanno davvero ucciso due pescatori innocenti scambiandoli per pirati, sparando da una nave che non si trovava affatto in acque internazionali ma vicina alla costa indiana. Una volta arrestati, non hanno trascorso un solo giorno in carcere ma sono stati sempre ospitati in strutture confortevoli e hotel di lusso. Il governo italiano ha ammesso il loro errore e, intanto, ha provveduto in via extragiudiziale a risarcire le famiglie delle vittime. Questa la vera storia dei due marò del San Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, trasformati in eroi nazionali: per “Giap”, il magazine curato dalla Wu Ming Foundation, si tratta di «una delle più farsesche “narrazioni tossiche” degli ultimi tempi». 
Verso Natale, la “narrazione tossica” «ha oltrepassato la soglia dello stomachevole, col presidente della Repubblica intento a onorare due persone che comunque sono imputate di aver ammazzato due poveracci (vabbe’, di colore…), ma erano e sono celebrate come… eroi nazionali. “Eroi” per aver fatto cosa, esattamente?». La fonte della ricostruzione di “Giap” è il giornalista Matteo Miavaldi, che vive in Bengala ed è caporedattore per l’India del sito “China Files”, specializzato in notizie dal continente asiatico. «Il 22 dicembre scorso – scrive Miavaldi – Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due marò arrestati in Kerala quasi 11 mesi fa per l’omicidio di due pescatori indiani, erano in volo verso Ciampino grazie ad un permesso speciale accordato dalle autorità indiane. L’aereo non era ancora atterrato su suolo italiano che già i motori della propaganda sciovinista nostrana giravano a pieno regime, in fibrillazione per il ritorno a casa dei “nostri ragazzi”, promossi in meno di un anno al grado di eroi della patria», anche se il semplice resoconti dei fatti – ormai accertati dal tribunale indiano e di fatto accettati anche dalle autorità italiane – racconta tutta un’altra storia, dolorosa e tragica ma non certo eroica.
 E’ il 15 febbraio 2012 e la petroliera italiana Enrica Lexie viaggia al largo della costa del Kerala, India sud-occidentale, in rotta verso l’Egitto. A bordo ci sono 34 persone, tra cui sei marò del Reggimento San Marco col compito di proteggere l’imbarcazione dagli assalti dei pirati: un rischio concreto, lungo la rotta che passa per le acque della Somalia. Poco lontano, il peschereccio indiano St. Antony trasporta 11 persone. Intorno alle 16.30 si verifica l’incidente: l’Enrica Lexie è convinta di essere sotto un attacco pirata, i marò sparano contro la St. Antony e uccidono Ajesh Pinky (25 anni) e Selestian Valentine (45 anni), due membri dell’equipaggio. La St. Antony riporta l’incidente alla guardia costiera del distretto di Kollam che subito contatta via radio l’Enrica Lexie, chiedendo se fosse stata coinvolta in un attacco pirata. Dall’Enrica Lexie confermano e viene chiesto loro di attraccare al porto di Kochi. La Marina Italiana ordina ad Umberto Vitelli, capitano della Enrica Lexie, di non dirigersi verso il porto e di non far scendere a terra i militari italiani. Il capitano – che è un civile e risponde agli ordini dell’armatore, non dell’esercito – asseconda invece le richieste delle autorità indiane. La notte del 15 febbraio, sui corpi delle due vittime viene effettuata l’autopsia. Il 17 mattina vengono entrambi sepolti. Il 19 febbraio Massimiliano Latorre e Salvatore Girone vengono arrestati con l’accusa di omicidio. La Corte di Kollam dispone che i due militari non finiscano in un normale carcere ma siano tenuti in custodia presso una “guesthouse” della Cisf (Central Industrial Security Force), il corpo di polizia indiano dedito alla protezione di infrastrutture industriali e potenziali obiettivi terroristici. «Questi i fatti nudi e crudi. 
Da quel momento – continua Miavaldi – è partita una vergognosa campagna agiografica fascistoide», capitanata dal quotidiano “Il Giornale”, che ha coinvolto persino l’ufficio stampa della Ferrari di Luca Cordero di Montezemolo, pronto a sventolare il tricolore mescolando Formula Uno e marò del San Marco. Per il governo Monti, scrive il giornalista italiano di “China Files”, il caso dei due marò ha rappresentato il primo grosso banco di prova davanti alla comunità internazionale, «escludendo la missione impossibile di cancellare il ricordo dell’abbronzatura di Obama, della culona inchiavabile, del lettone di Putin, della nipote di Mubarak, dell’harem libico nel centro di Roma e tutto il resto del repertorio degli ultimi 20 anni». 
Qualche esempio di strumentalizzazione? Margherita Boniver, senatrice Pdl, il 19 dicembre «riesce finalmente a fare notizia, offrendosi come ostaggio per permettere a Latorre e Girone di tornare in Italia per Natale». La segue a ruota Ignazio La Russa, Pdl, che il 21 dicembre annuncia di voler candidare i due marò nelle liste del suo nuovo partito, “Fratelli d’Italia”. «L’escamotage, che serve a blindare i due militari entro i confini italiani, è rimandato al mittente dagli stessi Latorre e Girone, irremovibili nel mantenere la parola data alle autorità indiane». Il governo italiano, continua Miavaldi nella sua ricostruzione, ha sostenuto che l’Enrica Lexie si trovasse a 33 miglia nautiche dalla costa del Kerala, ovvero in acque internazionali, il che avrebbe dato diritto ai due marò ad un processo in Italia. La tesi è stata sviluppata basandosi sulle dichiarazioni dei marò e su non meglio specificate “rilevazioni satellitari”. Secondo l’accusa indiana, l’incidente si era invece verificato entro il limite delle acque nazionali: Girone e Latorre dovevano essere processati in India. Nonostante la confusione causata dai contrapposti campanilismi della stampa indiana e italiana, la posizione della Enrica Lexie non è più un mistero: hanno ragione gli indiani. Lo hanno dimostrato il 18 maggio gli investigatori: secondo i dati recuperati dal Gps della petroliera italiana e le immagini satellitari raccolte dal Maritime Rescue Center di Mumbai, l’Enrica Lexie si trovava a 20,5 miglia nautiche dalla costa del Kerala, nella cosiddetta “zona contigua”, cioè il tratto di mare che si estende fino alle 24 miglia nautiche dalla costa, entro le quali è diritto di uno Stato far valere la propria giurisdizione. Sgombrato il campo da un’altra tesi fantastica (non sono stati i marò a sparare, ma qualcun altro, a bordo di una seconda nave che incrociava nelle vicinanze), a inchiodare i militari italiani è anche la perizia balistica, che parte dai 16 fori di proiettile rilevati sul peschereccio: gli esami confermano che a sparare contro la St. Antony furono due fucili Beretta in dotazione ai marò, fatto supportato anche dalle dichiarazioni degli altri militari italiani e dei membri dell’equipaggio a bordo sia dell’Enrica Lexie che della St. Antony, precisa sempre Miavaldi. Lo ammette persino il diplomatico Staffan De Mistura, sottosegretario agli Esteri del governo Monti: «La morte dei due pescatori è stato un incidente fortuito, un omicidio colposo: i nostri marò non hanno mai voluto che ciò accadesse, ma purtroppo è successo».
 A questo punto, conclude “China Files”, possiamo tranquillamente sostenere che l’Enrica Lexie non si trovava in acque internazionali, e che i due marò hanno effettivamente sparato e ucciso. «Sono due fatti supportati da prove consistenti e accettati anche dalla difesa italiana, che ora attende la sentenza della Corte suprema circa la giurisdizione». Questo infatti è l’unico punto ancora in discussione: secondo la legge italiana e i suoi protocolli extraterritoriali, in accordo con le risoluzioni dell’Onu che regolano la lotta alla pirateria internazionale, i marò a bordo della Enrica Lexie devono essere considerati personale militare in servizio su territorio italiano (la petroliera batteva bandiera italiana) e dovrebbero godere quindi dell’immunità giurisdizionale nei confronti di altri Stati. La legge indiana dice invece che qualsiasi crimine commesso contro un cittadino indiano su una nave indiana – come la St. Antony – deve essere giudicato in territorio indiano, anche qualora gli accusati si fossero trovati in acque internazionali. A livello internazionale, spiega Miavaldi, vige la Convention for the Suppression of Unlawful Acts Against the Safety of Maritime Navigation (Sua Convention), adottata dall’International Maritime Organization (Imo) nel 1988, che a seconda delle interpretazioni, indicano gli esperti, potrebbe dare ragione sia all’Italia sia all’India. «La sentenza della Corte Suprema di New Delhi, prevista per l’8 novembre ma rimandata nuovamente a data da destinarsi, dovrebbe appunto regolare questa ambiguità, segnando un precedente legale per tutti i casi analoghi che dovessero verificarsi in futuro», aggiunge il reporter di “China Files”. «Il caso dei due marò, che dal mese di giugno sono in regime di libertà condizionata e non possono lasciare il paese prima della sentenza, sarà una pietra miliare del diritto marittimo internazionale». Descritti come “prigionieri di guerra in terra straniera” o militari italiani “dietro le sbarre”, Latorre e Girone in realtà «non hanno speso un solo giorno nelle famigerate carceri indiane». I due militari del San Marco, in libertà condizionata dal mese di giugno, come scrive Paolo Cagnan su “L’Espresso”, in India sono trattati col massimo riguardo e, in più di otto mesi, hanno sempre evitato le terribile celle dell’India, «alloggiando sempre in guesthouse o hotel di lusso con tanto di tv satellitare e cibo italiano in tavola». Tecnicamente, “dietro le sbarre” non ci sono stati mai. Un trattamento di lusso, accordato fin dall’inizio dalle autorità indiane che, come ricordava Carola Lorea sempre su “China Files” il 23 febbraio, si sono assicurate che il soggiorno dei marò fosse il meno doloroso possibile. Tutto questo, mentre in Italia si scatenava la peggiore propaganda sciovinista. 
Lo stesso governo Monti non è rimasto certo con le mani in mano, cercando in ogni modo di «evitare la sentenza dei giudici indiani», ricorrendo persino all’intercessione della Chiesa. «Alcune iniziative discutibili portate avanti dalla diplomazia italiana, o da chi ne ha fatto tristemente le veci, hanno innervosito molto l’opinione pubblica indiana», rivela Miavaldi, che racconta come le autorità italiane abbiano coinvolto un prelato cattolico locale nella mediazione con le famiglie delle due vittime, entrambe di fede cattolica. Lo stesso De Mistura «si è più volte consultato con cardinali ed arcivescovi della Chiesa cattolica siro-malabarese, nel tentativo di aprire anche un canale “spirituale” con i parenti di Ajesh Pinky e Selestian Valentine, i due pescatori morti il pomeriggio del 15 febbraio». L’ingerenza della Chiesa di Roma «non è stata apprezzata dalla comunità locale» che, secondo il quotidiano “Tehelka”, «ha accusato i ministri della fede di “immischiarsi in un caso penale”, convincendoli a dismettere il loro ruolo di mediatori». Il culmine dell’ipocrisia risale al 24 aprile, quando il governo italiano e i legali dei parenti delle vittime hanno raggiunto un accordo economico extra-giudiziario: alle due famiglie, col consenso dell’Alta Corte del Kerala, vanno 10 milioni di rupie ciascuna, in totale quasi 300.000 euro. Dopo la firma, aggiunge Miavaldi, entrambe le famiglie hanno ritirato la propria denuncia contro Latorre e Girone, lasciando solo lo Stato del Kerala dalla parte dell’accusa. «Raccontata dalla stampa italiana come un’azione caritatevole, la transazione economica è stata interpretata in India non solo come un’implicita ammissione di colpa, ma come un tentativo, nemmeno troppo velato, di comprarsi il silenzio delle famiglie dei pescatori».


 Tanto che il 30 aprile la Corte Suprema di Delhi ha criticato la scelta del tribunale del Kerala di avallare un simile accordo tra le parti, dichiarando che la vicenda «va contro il sistema legale indiano, è inammissibile». Eppure, secondo il ministro della difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola, si è trattato solo di «una donazione», di «un atto di generosità» addirittura «slegato dal processo». Commovente, no?

L'amore è una garanzia


L'Amore è una garanzia © 2012 DOLiWOOD Films from DOLiWOOD Films on Vimeo.

mercoledì 16 gennaio 2013

Da Bologna a Stalino

Il film Da Bologna a Stalino è un eccezionale documento inedito sulla disastrosa spedizione in Russia dell'Esercito Italiano nel 1942. Girato dal Sottotenente Enrico Chierici, fotografo e cineamatore genovese che prestò servizio nel Genio Fotografi, il film riprende il viaggio di andata delle truppe italiane verso il fronte russo. Le immagini mostrano la partenza delle truppe da Bologna il 9 giugno 1942 e documentano l'intero percorso attraverso Austria, Germania, Polonia, Bielorussia e Ucraina.

L'India in guerra contro le donne

Layla Wadia
Interessantissimo post pubblicato sul sito de L'Espresso a firma Layla Wadia:


 "Lo sviluppo economico rapidissimo, ma senza un uguale sviluppo culturale. Il grave squilibrio demografico tra maschi e femmine dovuto alla selezione dei feti e all'infanticidio femminile. Una scrittrice spiega cosa sta succedendo nella più grande democrazia del mondo

Era l'ottobre del 2010 e mi trovavo al telefono con una zia che chiamo spesso per avere sempre il polso della mia natia Bombay. Lei mi raccontò degli scandali nella gestione dei giochi Commonwealth tenutesi a Nuova Delhi. Si scaldò per l'impennata del prezzo delle cipolle, che stava scatenando rivolte di piazza. Se la prese con i monsoni, sempre più imprevedibili e violenti. Poi, un attimo prima di chiudere, aggiunse che la figlia di una vicina di casa era stata stuprata. Ricambiò il mio stupore per la sua apparente nonchalance con quello che bollò come "la mentalità occidentale", ossia dare troppa importanza all'esperienza individuale. "In India sei uno su un miliardo e duecentomila, quindi fai presto a capire che la vita non vale niente, soprattutto se sei una donna" disse. 

Rimasi di stucco non tanto per le sue parole, ma per il fatto che in tanti anni le cose non sembravano affatto cambiate. "Shining India", il marchio affibbiato al subcontinente dai guru dell'economia globale, era meramente un'etichetta luccicante incollata per nascondere la ruggine sottostante. Non esiste progresso senza parità, e nonostante un Pil di 5,3% in un mondo in recessione, il vecchio detto indiano secondo il quale "avere una figlia equivale a bagnare il giardino del vicino" (in accezione negativa) è purtroppo ancora un sentimento diffuso. 

Vent'anni fa lasciai il mio paese in un giorno di pioggia con la speranza di trovare un ombrello per i diritti negati da una società in cui le molestie non vengono prese sul serio, dove l'infanticidio femminile viene ancora praticato, la discriminazione di genere in fatto di eredità non viene contrastata, e troppe donne tacciono per quieto vivere. 

Il suolo italiano in cui mi trapiantai non fu certamente un giardino dell'Eden. A Venezia, dove sbarcai, ebbi la brutta sorpresa di incontrare una donna italiana che subiva le stesse violenze di tante indiane (l'episodio fa parte di uno dei racconti del mio libro) e presto dovetti accettare che sia i giardini incantati, sia quelli infestati esistono ovunque, e quindi sta a noi estirparne continuamente l'erbaccia. 


L'editoriale di Giovanni de Mauro (© Internazionale 2010, 29 novembre n. 874) mi spinse a mettere in pratica quello che sosteneva Virginia Woolf: a quarant'anni una donna deve trovare la propria voce. La mia di voce non ha alcuna importanza, ma ha importanza dare voce ad un coro di donne radiose e coraggiose che non si arrendano, sebbene ognuna a modo suo e in base al proprio carattere, canone e cultura.

Da donna innamorata dalla forza cosmica femminile ?€“ che definisco come la forza che ripudia ogni forma di violenza, e non necessariamente appartiene solo alle persone di sesso femminile ?€“ capii che dovevo agire per raccontare, per ascoltare e per scambiare esperienze e mettere in pratica il finale dell'articolo di De Mauro: "Se tutte le donne facessero sentire la loro voce. Se tutte le donne sapessero il potere che hanno."

E' proprio ai maschi privi di forza cosmica femminile che fanno paura le donne. E come animali impauriti, attaccano ferocemente, mietendo troppe vittime. Vittime silenziose come le tante, troppe donne italiane che vivono accanto a uomini violenti. Vittime che gridano, ma che nessuno ascolta, come la giovane studentessa indiana Jyoti Singh Pandey deceduta in seguito alla violenza carnale inflitta da 6 energumeni su un autobus in corsa a Nuova Delhi il 16 dicembre scorso.

L'altro ieri mi ha telefonato la zia dall'India per raccontarmi l'inizio del processo contro gli stupratori. Questa volta non ha liquidato il terribile accaduto come un fatterello. Non era nemmeno d'accordo con gli esperti che tentano di spiegare la crescente violenza (17% di stupri in più negli ultimi cinque anni e 568 casi denunciati nella sola Delhi nel 2011 secondo il National Crime Records Bureau) dal punto di vista sociologico. Lo squilibrio demografico tra maschi e femmine in seguito alla selezione fetale e l'infanticidio femminile (nello stato dell'Haryana, ad esempio, ci sono 830 femmine per ogni 1000 maschi) non è una scusante, come non regge nemmeno la teoria della crisi economica che rende fragili i giovani maschi che migrano dalle campagne alle metropoli. "Basta con questi vigliacchi che con una mano accarezzano la donna e con l'altra la seviziano! Questa mentalità retrograda che vuole tutte le donne, tranne la propria madre, nient'altro che delle puttane va punita" ha sentenziato la zia, unendosi all'ondata di indiani che reclamano pene severe per i reati di genere.

L'avrei fatta infuriare citando i dati dell'emergenza femminicidio in Italia ? 73 donne uccise dal proprio partner in meno di un anno - ma la zia aveva cambiato discorso e ora parlava dell' errata interpretazione del calendario Maya e la presunta fine del mondo. Anche in base al calendario indiano il periodo che stiamo vivendo è forse una chiusa, la fine del Kaali Yuga, l'era nera del dolore, il regno del demone Kaali, durata 437mila anni. Il Kaali Yuga non va confusa con la dea Kalì, dea madre dell'età dell'oro che è alle soglie, quando la divinità precursore del cambiamento rivendicherà il sangue versato da tutte le sue figlie innocenti ovunque nel mondo. 

"Quando il mondo diventerà un giardino, e pioverà copiosamente fuori stagione, il Kaali Yuga giungerà al suo termine" sostengono i testi sacri indù. Se tutte le donne si ricordassero di essere dei fiori, e che essere donna vuol dire sì bagnare il giardino del vicino, ma nel senso di fertilizzarlo di gioia, diritti e contagiosa dignità, la forza cosmica femminile latente ad alcune latitudini si risveglierebbe sprigionando una energia formidabile, e travolgerebbe il mondo. 



Laila Wadia è l'autrice indiana di "Se tutte le donne", Barbera Editore 2012. Vive e lavora a Trieste.

martedì 15 gennaio 2013

Porto Marghera

La prudenza, visti i precedenti, è d’obbligo. Ma l’accordo annunciato ieri da Comune e Regione per il rilancio delle aree industriali di Porto Marghera sembra davvero essere l’auspicata «svolta»per l’effettivo riutilizzo delle aree dismesse dalle multinazionali della chimica e dell’acciaio negli ultimi due decenni. Per il rilancio dell'area industriale Regione e Comune creeranno una società «di scopo» per dare attuazione all'accordo sottoscritto con Eni per la cessione in blocco delle 19 aree (120 ettari) di sua proprietà. Alla società dovrà partecipare, come auspicano Comune e Regione, anche Syndial (la società dell’Eni che gestisce le aree dismesse e in attesa di essere vendute), che si è impegnata a cedere, attraverso un protocollo firmato la scorsa primavera dall’amministratore delegato, Paolo Scaroni. 
Proprio per definire i termini di compartecipazione di Eni alla società (che potrebbe essere un “contenitore” già esistente e pronto ad operare) è in programma il 22 gennaio un incontro di Comune e regione con il presidente di Syndial, Leonardo Bellodi. Spetterà a questa società, infatti, procedere alla cessione per lotti delle sue aree a «soggetti imprenditoriali interessati a localizzare nuove iniziative industriali a Porto Marghera». A questo scopo, come spiega una nota stampa del Comune, è stata prospettata «l'ipotesi di avviare tempestivamente la predisposizione di un bando pubblico europeo per la raccolta di manifestazioni di interesse di imprese pronte ad investire per insediarsi nelle aree di Porto Marghera oggetto di valorizzazione da parte dell’iniziativa congiunta Regione-Comune» che hanno per questo deciso di «strutturare l’iniziativa secondo modalità atte a garantire un’effettiva appetibilità per nuovi insediamenti, sia in termini di costo delle aree infrastrutturate sia di semplificazione delle procedure e relativo abbattimento dei tempi richiesti per la localizzazione di nuove attività». 
Soddisfatto l’assessore regionale, Renato Chisso: «Abbiamo trovato una soluzione che soddisfa tutti», ha commentato. «È stato un lavoro complesso perché si tratta di importanti interessi che riguardano un’area industriale di caratura nazionale e internazionale. Da questo accordo può nascere una nuova realtà in grado di catalizzare risorse finanziare e umane». Chisso ha voluto sottolineare anche «la preziosa collaborazione avuta con il Comune di Venezia» confermando che per la prossima settimana ci sarà l’incontro «per continuare la collaborazione con i vertic idi Eni». A sua volta, il sindaco Giorgio Orsoni ha detto: «È stata fatta una scelta opportuna che, come era nei nostri programmi, spiana la strada ad un nuovo sviluppo industriale di Porto Marghera. Noi andremo avanti, ma il nuovo Governo, dopo gli accordi già sottoscritti sull’area di crisi e per le bonifiche, intervenga con opportuni incentivi e facilitazioni capaci di attirare a Porto Marghera nuove e sostenibili produzioni industriali». Positivo ma prudente il commento dei sindacati che ora chiedono a Comune e Regione di essere «coinvolti». «Finalmente qualcosa si muove», ha dichiarato Maurizio Don dei chimici della Uil, «ora bisogna fare in modo di attrarre davvero nuove e affidabili industrie». Anche per Massimo Meneghetti (chimici della Cisl) si tratta di una «notizia di estrema importanza perché crea le condizioni per abbassare i costi delle aree, favorendo la riqualificazione di Porto Marghera e fermando la perdita di posti di lavoro». Soddisfatto Roberto Montagner, segretario generale della Cgil: «Era quello che chiedavamo da tempo, ora Comune e Regione debbono coinvolgere le forze sociali per convincere il nuovo Governo a sostenere il rilancio industriale con misure che assicurino costi certi e possibilmente concorrenziali alle industrie interessate a insediarsi qui, ad assumere e produrre». (nuovavenezia)

Chissà che questa iniziativa, assieme al tanto annunciato Palazzo Lumiere e alla riqualificazione green di Eni  possa portare a qualche spiraglio in tema di occupazione nel veneziano, ex grande zona industriale