mercoledì 17 luglio 2013

Immersion, la posta elettronica ci svela

METADATI. Ovvero, informazioni che parlano di altre informazioni. Roba per smanettoni, fino a qualche anno fa. Con l'aumentare delle preoccupazioni sulla privacy, e in particolare con l'esplosione del Datagate, l'opinione pubblica di mezzo mondo ha iniziato a guadagnare familiarità con questo genere di dati personali. E su come, spesso, siano gestiti senza le dovute garanzie. Sono quelli di servizio, che raccontano per esempio a che ora ci siamo connessi, a chi abbiamo spedito quella determinata e-mail, quanto è durata una conversazione telefonica e via elencando. Il paratesto, direbbero i linguisti. Tutto ciò che non riguarda il contenuto. Perché in fondo il contenuto non sempre serve a dipingere i nostri gusti e le nostre preferenze. Bastano infatti i metadati a rivelare indirettamente una montagna di altre informazioni riservate sulla nostra vita. Tanto che César Hidalgo al Massachusetts Institute of Technology ha deciso di avventurarsi in un'operazione a metà strada fra tecnologia e sensibilizzazione. Immersion, così ha battezzato la nuova creatura sfornata dal Media Lab dell'istituto statunitense, è un'applicazione web che consente di mappare i metadati delle tue email. Per dare l'idea di quanto possano raccontare anche solo quei pochi campi che compiliamo decine di volte al giorno: destinatario, Cc, Ccn. E poi ovviamente luogo e data dell'invio, oltre alla frequenza con cui ci messaggiamo con i vari destinatari. Un viaggio visivo nella storia personale, passata e presente, sulle ali della posta elettronica. Dati e persone. L'approccio di Hidalgo, che studia i metadati da decenni, è viscerale ed emotivo: "Tutti questi dati raccontano questioni delle persone - ha detto il docente a Boston.com - le informazioni d'altronde non hanno alcun senso senza gli umani. In passato abbiamo sistematizzato un sacco di informazioni che non riguardavano gli esseri umani, da quelle astronomiche a quelle sugli animali. Poi, passo dopo passo, abbiamo cominciato a raccoglierne di questo tipo: dovunque ce ne siano relative alle e-mail o alle transazioni finanziarie, questi dati coinvolgono le persone. E inoltre riguardano le interazioni fra la gente. Ecco perché penso che i metadati abbiano una componente emozionale". Il funzionamento del software è piuttosto semplice.
 Basta concedergli gli estremi per accedere all'account Gmail (per ora solo l servizio postale di BigG) e Immersion produrrà automaticamente uno specchio della storia epistolare informatica, per dirla cercando di non sbrodolarsi d'inglese. Insomma, una visione dei rapporti via email in base appunto alle interazioni con i contatti della rubrica. Attenzione: di contenuti non ce n'è traccia. Immersion, che sembra quasi il titolo di un film, lavora appunto su quello che c'è intorno. Che è, come il gruppo del Mit vuole dimostrare alla luce del sole - al contrario di quanto potrebbero fare sistemi nascosti in mano alle più diverse organizzazioni - davvero tanto. E davvero importante. Quel che ne esce è appunto una mappa nella quale le persone con cui abbiamo intrattenuto il maggior numero di relazioni, cioè con cui ci siamo scambiati più email, sono rappresentate da pallini più grandi. Fino a raccogliere la nostra top 100, cioè i cento contatti più frequentati (sempre via email, s'intende) da quando utilizziamo quell'account, tirando anche fra loro un rapporto preciso. Insomma, la nostra rete personale ricostruita a partire solo ed esclusivamente da un database fatto di metadati. A testarli, 500 studenti del MediaLab: "Quando hai accesso alla tua mappa - continua Hidalgo - inizi a realizzare che non stai interagendo con le persone, ma con reti di persone. Questo perché tutti i contatti con cui hai avuto a che fare sono a loro volta connessi da decine o centinaia di intrecci fra loro, magari indirettamente. Insomma, esistono anche in tua assenza. Quasi un'esperienza extracorporea, davvero molto potente". Potente anche sotto l'essenziale profilo della sensibilizzazione rispetto a cosa si rischia quando si naviga in Rete. Pur rimanendo nell'intimità della propria mailbox. 
 A pensarci bene, l'esperimento di Hidalgo e colleghi è in definitiva un modo per aiutarci a capire cosa Nsa e compagnia possono sapere di noi partendo da informazioni trascurabili e periferiche. Anche su base aggregata. Un'innocua operazione di auto spionaggio a fin di bene. Per dirla in altre parole, ci aiuta a realizzare esattamente ciò che Google sa del tuo account, quando non scende nella profondità dei contenuti: "Con lo scandalo dell'Nsa è come se il mondo avesse finalmente afferrato quel che una piccola parte di accademici sapeva fin dal 2004 o 2005 - continua il docente del Mit Media Lab - nessuno si curava dei metadati e di noi, si pensava che lavorare sulle e-mail o sulle registrazioni delle telefonate fosse una cosa da stupidi o al massimo una curiosità. Alla fine siamo arrivati a un mondo che è esattamente l'opposto, visto che ormai tutti si interessano di questi temi. Ecco perché per quanto mi riguarda penso che sia importante che si parli di queste cose". E che, grazie a Immersion, si faccia un giro nel proprio tesoretto informativo.
Repubblica.it

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