martedì 2 luglio 2013

LA VITA E LA FOTOGRAFIA SECONDO MARC RIBOUD

"Bisogna impedire che il tempo, la lontananza, i confini (ma quali confini), si insinuino nel nostro vissuto : la monotonia della vita quotidiana è molto più difficile da vivere dei momenti drammatici e decisivi. L'unico vero dramma è l'oblio, l'usura dei giorni che si succedono monotoni...Ho osservato la carta geografica e ho visto che, recandomi a Varsavia, non dovrei compiere una deviazione molto lunga per raggiungere Praga. Se il nostro lavoro può in qualche modo influire sulla realtà, questo avviene proprio in epoche come la nostra in cui la funzione della testimonianza diventa essenziale... Sono sopraffatto dal disgusto, sempre crescente, per i tragici fatti del Vietnam : è lo stesso genere di disgusto provocato in me dagli eventi di Budapest, ma mi accorgo, con doloroso stupore, che molti sono assolutamente indifferenti a tutto... ...sarebbe bene che noi fotografi non ci prendessimo troppo sul serio ! Fotografare è fin troppo facile : saper guardare e vedere, invece, è molto più difficile in quanto non si tratta di un riflesso condizionato, ma di un serio lavoro di apprendimento. La disciplina è altrettanto importante della spontaneità e della sensibilità...La fotografia non deve convincere, non è in grado di cambiare il mondo, ma può mostrare il mondo, sopratutto quando sta mutando...Fotografare significa accettare l'imprevisto, la sorpresa : ma per cogliere questo aspetto bisogna avere una grande passione, direi l'ossessione di osservare instancabilmente la realtà. Se l'amore per la vita si attenua, anche le fotografie si fanno sbiadite, perché fotografare significa assaporare la vita, ogni istante, intensamente !"

  MARC RIBOUD / Lione 1923
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