lunedì 29 luglio 2013

Tomaso Filippi, fotoreporter di un secolo fa

La storia è quella di una Venezia lontana, una Venezia a cavallo tra Otto e Novecento, bella anche se logorata dal tempo, viva e palpitante di tanti personaggi e tanti mestieri. Ci sono lattaie e bigolanti, sarti e “impiraresse”, fruttivendoli e pescatori. Sono tutti immortalati in attimi di quotidianità, sospesi in questi strepitosi scatti che Tomaso Filippi (1852 - 1948), nato come fotografo di piazza e diventato poi uno dei maggiori rappresentanti di quest’arte, ha catturato e conservato nel suo archivio personale. Tra le foto ci sono anche episodi particolari come Piazza San Marco ricoperta di calcinacci e polvere quella mattina del 14 luglio 1902, quando crollò “el paron de casa”, il campanile.
Gli scatti di Tomaso Filippi hanno lo spirito del reportage, osservano e archiviano attimi di storia. Centocinquanta di queste foto-documento sono esposte fino al 3 novembre a Villa Pisani a Stra, nella mostra “Venezia tra ’800 e ’900 nelle fotografie di Tomaso Filippi”. A selezionarle sono stati i curatori Myriam Zerbi e Daniele Resini, estrapolandole da quell’immenso patrimonio di immagini che è il fondo Tomaso Filippi (circa ottomila lastre in vetro e più di diecimila stampe originali), donato dalla figlia all’Ire.
Il percorso è suddiviso in cinque sezioni, con una piccola parte introduttiva dedicata ai “notturni” di Venezia, stampati su carta colorata, oppure con interventi pittorici. Dal paesaggio ottocentesco, documentato all’inizio da Filippi con spirito ‘pittorico’ e quindi immobile, si passa allo stesso paesaggio ma animato di persone; una sezione documenta la compenetrazione tra i pittori e i fotografi dell’epoca mentre nella seguente sono raccolte le opere che segnano la svolta innovativa di Filippi, ai confini del reportage; infine l’ultima sezione offre una carrellata sui servizi realizzati su commissione nel primo Novecento, per la Biennale, la Soprintendenza e altri. Il lavoro di Filippi, già in parte scandagliato da Myriam Zerbi in una sezione collaterale della precedente mostra “Nobiltà del lavoro”, testimonia quanta parte della sua produzione sia servita ai pittori come modello per dipingere quadri di genere tratti dalla vita vera.
I ragazzi, le donne, i popolani vengono utilizzati come modelli fotografici, messi in posa lungo le calli di Venezia, di Chioggia, di Pellestrina. Le foto verranno poi utilizzate dagli artisti per le loro tele. Al tempo stesso però il fotografo è anche in grado di realizzare campagne fotografiche che documentano la nascita di realtà industriali importanti come quella di Marghera, i lavori per l’acquedotto del Lido, l’attività di enti e istituzioni pubbliche. La fotografia con Filippi assume quel valore di testimone della realtà storica che prima ancora non aveva: chissà se avrebbe apprezzato per sé la definizione di fotoreporter. Di fronte a questi scatti comunque è impossibile non provare un po’ di commozione: la Birreria Pilsen di Bacino Orseolo bella come un giardino d’inverno, le processioni per la festa del Redentore con un fiume di fedeli sul ponte di Barche, le donne con gli scialli al mercato di Rialto, il sorriso orgoglioso dei veneziani alla festa per l’inaugurazione del nuovo campanile il 25 aprile del 1912. Tomaso Filippi ci ha lasciato un patrimonio inestimabile e questa mostra gliene rende merito anche con la sezione finale, allestita nella Casa del Giardiniere, dove vengono proiettate su schermo trenta stereoscopie che ci proiettano proprio “dentro” quella sua Venezia tra Ottocento e Novecento.
“Venezia tra ’800 e ’900. Nelle fotografie di Tomaso Filippi”. Villa Pisani, Stra. Orario: fino al 30 settembre dalle 9 alle 20. Poi fino alle 17. Chiuso i lunedì non festivi. Biglietto intero 7,50, ridotto 5 (con visita alla Villa, 10 e 7,50). Fino al 3 novembre.

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