domenica 29 settembre 2013

Alla scoperta dello studio Lanza

In una calle secondaria di Fondamenta della Misericordia, nello stesso palazzo dove un tempo sorgeva l’Istituto Gramsci, si trova ancora oggi un laboratorio di idee, lo Studio Lanza, formato da quattro veneziani doc: Massimo Lanza, Adriano Manzo, Pierangelo Federici e Davide Conticelli. I fondatori sono Massimo e Adriano, una coppia inossidabile. Ma tutti e quattro i componenti dello studio, prima di essere colleghi, sono anzitutto amici di lunga data.
L’invasione di giallo che ha riempito le piazze di Mestre per il “Festival della Politica”, organizzato dalla Fondazione Pellicani, è opera loro, così come il nuovo marchio del “Premio Campiello” che raffigura in maniera stilizzata nello stesso logo un libro aperto, un palcoscenico e una vera da pozzo. Hanno ideato loro anche la campagna di “Mestre in Centro”. Lo stesso vale per la carta rossa che a breve avranno nel portafoglio tutti i veneziani al posto dell’Imob, la city card “Venezia è Unica”, anche quella proviene dallo Studio Lanza di Cannaregio. Insomma, nelle stanze del palazzo che hanno accolto gli intellettuali che poi avrebbero guidato la città, si continua a pensare a come valorizzarne l’identità. Il loro affiatamento inizia molto tempo fa, in una Venezia degli anni Settanta. Il clima culturale in questo periodo è effervescente e il mondo della grafica sembra fiorire soltanto a Milano, ma qualcuno ci prova anche a Venezia. Il suo nome è Alessandro Zen. È proprio in questo studio, ubicato vicino all’attuale Ristorante Montin di Cannaregio, che Massimo e Pierangelo, con una matita in mano, capiscono cosa vogliono fare da grandi. «Da Zen andavano tutti quelli che volevano respirare aria di creatività – raccontano – e potevi rimanere quanto volevi. Qui sono passati tutti i grandi maestri, da Jean Giraud Moebius a Max Huber. Entravi, disegnavi, imparavi facendo esperienza e poi cercavi la tua strada». Le loro all’inizio si dividono: Pierangelo gira il mondo e raffina l’arte della scrittura, Massimo perfeziona il disegno e diventa art director. Poi, dopo anni, il destino li riunisce e, insieme agli altri, non li ferma più nessuno.

La campagna per il Gruppo Ascopiave, risultata vincente al premio nazionale «I Magnifici Unicum 2012» e sintetizzata nello slogan «Energia dalla nostre mani», parla anche di loro e di come sono cresciuti nel tempo. La città è tappezzata dei loro interventi che entrano con naturalezza perfino nella più semplice gestualità, come il programma semi rigido del Festival della Politica realizzato in modo da poter essere, al tempo stesso, un ventaglio per rinfrescarsi dal caldo sole. Niente è lasciato al caso: il giallo serviva sicuramente per attirare l’attenzione, ma era anche un modo ironico per evidenziare il momento critico della politica oggi. «Il momento magico per noi – raccontano – è l’incontro con il nostro committente perché in quei momenti le nostre antenne devono essere come un radar che coglie in che modo possiamo tradurre un concetto in forma visiva e attrattiva». Le linee del marchio del “Premio Campiello”, di cui a breve uscirà anche la versione ex novo del “Campiello Giovani”, nella loro semplicità ne tracciano il carattere storico: la vera da pozzo del campo veneziano, il libro aperto come il romanzo che vince e il palco della premiazione, momento clou della selezione. «Il lavoro del creativo a volte è stereotipato – proseguono – perché è vero che c’è una fase in cui l’immaginazione non deve trovare nessuna barriera, ma anche una della realizzazione in cui non possiamo permetterci di sbagliare. O funziona o non funziona». Insomma, un lavoro di grande equilibrio che passa a volte anche per i numeri, come nel caso della creazione della city card, nata dopo i sondaggi dell’SWG di Trieste. Potevano andare a Milano, ma hanno voluto rimanere a Venezia e da quest’isola continuare a interagire con il mondo: «I tempi sono cambiati, il mondo è più rassegnato, ma noi siamo sempre gli stessi ragazzi. Ai giovani che arrivano per imparare gli spieghiamo che non devono essere schiavi delle nuove tecnologie, ma essere sempre loro padroni della propria idea, come nella vita». (LaNuovaVenezia)

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