sabato 21 settembre 2013

Venezia: la nuova vita dell’ex caserma Manin

Un po’ residenza universitaria a prezzo “politico”: 106 dei 255 posti letto sono assegnati sulla base delle graduatorie Esu, a 110 euro al mese. Un po’ (quanto, si vedrà) residenza per ricercatori e studiosi ospiti delle università. Un po’ residence alberghiero per studenti economicamente più fortunati, che possono pagare 330-370 euro al mese a testa. E un po’ albergo. Anzi, nei due mesi estivi di luglio e agosto, solo albergo, con i turisti che c’è da credere faranno presto a gara per accaparrarsi una stanza nel cuore di Venezia a 45 euro a testa. Poi cortile, caffetteria e sala ristorante, sala video e musica e mini sala giochi aperta a tutti. A sancire questo mix studenti-turisti lo strillo in home page di We-crociferi.it, la società che gestisce la struttura: «Youth factory & accommodations. Una bella novità per studenti e viaggiatori».
È la nuova vita dell’ex caserma Manin: già convento dei Crociferi, poi collegio dei Gesuiti, sede dell’Accademia dei Chirurghi, Scola dei Passamaneri e dei Sartori, scuola e, infine, caserma militare di francesi, austriaci, italiani, da decenni “buco nero” e, ora, Residenza universitaria Crociferi, inaugurata ieri dalla ministra per Università Maria Chiara Carrozza, su progetto della Fondazione IuaV, con fondi in gran parte pubblici. «È bello inaugurare una residenza universitaria», ha sottolineato la ministra Carrozza, «in Italia non dobbiamo certo aprire nuove università - basta - ma incentivare residenze studentesche che hanno grande valore sociale. Qui il 60% dei posti letto è dedicato al diritto allo studio e c’è un’interessante mescolanza con la città: dalle persone che vivono e studiamo insieme, dall’incontro di diverse culture e saperi, nascono grandi ricchezze per la società. Mi auguro che da qui nasca una nuova generazione capace di salvare questa nostra povera Italia». «Avere studenti che risiedono nel luogo dove studiano è un modo per creare nuovi veneziani», commenta Marino Folin, presidente della Fondazione, «questa è una residenza, non un dormitorio, e fa parte del tessuto della città, con strutture come caffetteria e cortile aperti a tutti. Un intervento che dimostra come si possa recuperare il “vecchio” in modo moderno». E i turisti? «Solo in assenza di studenti, d’estate e solo per garantire i fondi per la gestione». «Quest’intervento è la dimostrazione di come sia possibile un’azione di vera rigenerazione su scala urbana», sottolinea la sovrintendente Codello, «come già per l’Accademia di Belle arti, i nuovi spazi espositivi dell’Accademia. Qui vivranno centinaia di studenti, capaci di germogliare in tanti modi». «Una residenza anche per ricercatori, un restauro conservativo che dà un segno di utilità per la città», chiosa il rettore Amerigo Restucci, «si raggiungono successi quando le istituzioni si mettono in ascolto tra loro». «Questa è la direzione vincente per la città», ha concluso il sindaco Orsoni, «l’universitario non è il “nemico” che fa aumentare l’affitto e il mercato irregolare sottraendo case ai residenti, ma persone che vivono, studiano, lavorano in città, una realtà che può far crescere nuovi cittadini. Spero presto in altri progetti a San Giobbe e a Santa Marta. In questa parte di città, con il vicino Foscarini, si è creato un polo dell’istruzione da grande città».

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