giovedì 31 ottobre 2013

Salva la tua birra

Il 3 Ottobre AssoBirra ha lanciato la nuova campagna nazionale “Salva la tua Birra”. Una campagna rivolta direttamente ai 35 milioni di italiani che bevono birra e che saranno costretti a pagarla di più.
 La campagna si propone di combattere la decisione del Governo attraverso una petizione popolare, tramite la quale raccoglie le firme di tutti i sostenitori di questa bevanda millenaria.
 La campagna vive principalmente sul web: - sul sito ufficiale www.salvalatuabirra.it e - sulla fanpage facebook https://www.facebook.com/salvalatuabirra e sull’account twitter https://twitter.com/salvalatuabirra

Finora la campagna sta andando molto bene: la risposta dei media è stata ottima e anche i risultati sul web sono stati decisamente positivi. Nei primi 15 giorni abbiamo raccolto 45.000 firme e il sito ha registrato 160.000 visualizzazioni. Sul versante social, invece, abbiamo raggiunto gli 11.000 fan sulla pagina Facebook e le news sulla campagna sono state ri-tweettate anche da top influencer come Oscar Giannino.


La birra è l’unica bevanda a bassa gradazione alcolica che paga le accise in Italia L’iniziativa “Salva la tua birra” vuole, come detto, informare il maggior numero di persone possibile su una tassa ritenuta ingiusta, inefficace e dannosa per tutti. L’accisa è ingiusta, perché la birra è l’unica bevanda a bassa gradazione alcolica a pagarla in Italia (oltre alla birra pagano l’accisa nel nostro Paese solo i vini liquorosi e aromatizzati, i distillati e i liquori). 
Nel nostro Paese quindi non pagano le accise le bevande alcoliche che rappresentano il 65% dei consumi di alcol. Ad esempio, il vino in Italia non paga le accise. Senza contare che le accise sono già cresciute nell’ultimo decennio di quasi il 70%, ponendo l’Italia tra i Paesi che pagano in Europa le accise più alte (senza contare che l’aliquota Iva della birra è da poco arrivata al 22% e l’accisa stessa è gravata dall’Iva). I consumatori italiani pagano tre volte le accise sulla birra rispetto a spagnoli e tedeschi. Una tassa inefficace: aumenta il prezzo, si riducono i consumi e le entrate dello Stato … 

È una tassa inefficace, perché quando aumentano le accise aumenta anche il prezzo della birra e questo produce - soprattutto in un momento di crisi - una inevitabile contrazione dei consumi e, di conseguenza, delle entrate per lo Stato. Anche la Ragioneria generale dello Stato ha recentemente confermato in un parere richiesto dalla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati come l’aumento delle accise sia inefficace come copertura finanziaria e abbia effetti regressivi, invitando il Parlamento ad agire sul versante della spesa pubblica e non delle entrate. Peraltro, dopo un 2012 difficile per i consumi di birra, chiuso con un sostanziale pareggio rispetto all’anno precedente, già nei primi 7 mesi del 2013 le vendite interne delle aziende associate sono già scese del -2,8% con un conseguente calo degli incassi da accisa. Da stime AssoBirra, l’aumento dell’accisa porterà anche ad un calo ulteriore dei consumi di birra valutabile in circa -5/6%.

 Un danno per tutti: per chi beve birra, per chi la produce, per chi lavora nell’indotto Ma soprattutto, aumentare le accise sulla birra è dannoso per tutti, non solo per gli oltre 35 milioni di italiani che la bevono, ma anche per le oltre 500 aziende del settore insieme ai 150mila addetti che più o meno direttamente vi lavorano, così come i 300 imprenditori, soprattutto giovani, che negli ultimi 5 anni hanno aperto micro birrifici, gli agricoltori italiani da cui le aziende si approvvigionano per le materie prime e i gestori degli esercizi pubblici (oltre 200mila imprese tra bar, pub, ristoranti e alberghi dove la birra è protagonista e rappresenta una importante voce di fatturato e introiti).

 La birra, un settore italiano che non rinuncia ad investire Quando parliamo di birra parliamo di un settore italiano, perché il 70% della birra consumata nel nostro Paese è prodotta in Italia. Parliamo di un prodotto che crea occupazione e che è ormai a tutti gli effetti un esempio di Made in Italy alimentare di successo apprezzato in tutto il mondo (l’export ha ormai superato i 2milioni di ettolitri, crescendo del 100% in 5 anni). La birra non delocalizza, perché trattandosi di un prodotto a bassa marginalità diventa più conveniente se prodotto in loco (sempre che il trattamento fiscale non diventi economicamente insostenibile). Aiuta l’agricoltura italiana, perché utilizza prevalentemente materie prime nazionali (sono oltre 649mila quintali di malto d’orzo prodotte nel 2012) e contribuisce allo sviluppo di settori in difficoltà come la ristorazione e i pubblici esercizi. “In tutti questi anni il settore birrario ha lavorato su diversi fronti, sia per migliorare le performance di sostenibilità ambientale, sia per diffondere, soprattutto tra i giovani, una cultura del consumo responsabile”, spiega Frausin. “In 10 anni abbiamo ridotto il consumo di energia di 660mila MJ (pari al consumo energetico annuo della città di Parma), di acqua per 9 miliardi di litri (pari al fabbisogno idrico della Valle D’Aosta) e le emissioni di CO2 per 62mila tonnellate (pari alla quantità assorbita da un bosco di 600 ettari). Negli anni abbiamo anche promosso un consumo della birra moderato e a pasto, da 6 anni promuoviamo e finanziamo campagne informative per un consumo responsabile delle bevande alcoliche, dicendo “no all’alcol” nelle situazioni a rischio, come prima di mettersi alla guida, durante la gravidanza, per i minorenni”. 

 Accisa più alta, “pizza e birra” più cara per tutti Conclude Frausin: “La birra è una bevanda naturale (quattro semplici ingredienti: acqua, cereali, lievito e luppolo), moderatamente alcolica (4-6 gradi le birre più comuni), poco calorica (un bicchiere da 20cl di birra chiara conta 68 calorie, come il succo d’arancia), accessibile a tutti (il prezzo medio al supermercato di una bottiglia da 66cl è 1 euro). È una bevanda mediterranea, che da millenni fa parte delle abitudini di consumo in tutto il mondo. Aumentare le accise significherebbe colpire uno degli ultimi piaceri - la serata in pizzeria e l’accoppiata birra e pizza - che è rimasto a tante famiglie. Per questo chiediamo agli italiani di sottoscrivere la nostra petizione, per “difendere” quel sorso di birra in più che fa la differenza”:

Se la donna guida perde la verginità

Accade in Arabia Saudita, nell'anno 2013. Udite udite: un giudice saudita, Salah Al Luhaydan, componente della Corte suprema del paese, ha presieduto la pubblicazione di un bizzarro rapporto scientifico: in questo documento, elaborato dal Consiglio Religioso, si sostiene che ritirare il divieto alle donne saudite di guidare da sole comporterebbe una serie di avvenimenti spiacevoli sia per gli uomini che per le donne: potrebbero diventare omosessuali o maniaci della pornografia. Nello stesso tempo in questo rapporto si sostiene che guidare l'auto potrebbe compromettere le ovaie e tutta la zona pelvica delle donne e consentire alle ragazze di condurre una macchina potrebbe avere come conseguenza la "perdita della verginità".
fonte Globalist.it

mercoledì 30 ottobre 2013

Queenie eye

È stata pubblicata la videoclip di «Queenie eye», il secondo singolo estratto dal nuovo album di Paul McCartney, «New». Ed è piena di personaggi famosi: Johnny Depp, Jude Law, Gary Barlow, Meryl Streep, Kate Moss, James Corden, Sean Penn e Jeremy Irons. Il video è girato nei mitici Abbey Road Studios dove i Beatles registrarono tutti i loro più grandi successi. Mc Cartney, 71 anni, è al piano mentre intorno a lui le star ascoltano, ballano (Kate Moss addirittura sul piano), bevono, si divertono come in un grande party.

Culodrittto

Sbarbato ma già autorevole e parecchio sicuro di sè. È questo il giovane Guccini che per la prima volta va in tv e si presenta a Caterina Caselli, la collega cantante che però all'epoca - siamo nel 1967 - faceva anche la conduttrice per "Diamoci del tu" alla Rai. Il cantautore affida ora al nuovo libro "Culodritto", dedicato alla figlia Teresa, i ricordi dei suoi vecchi successi. Ha smesso di cantare e affida l'autobiografia alla pagina scritta. In questo volume di parole e disegni la protagonista è la figlia Teresa: "Mio padre è schivo, l'unico modo per capirlo è ascoltare quel che scrive". Seguiranno il secondo "Dizionario delle cose perdute", a Natale, poi la nuova avventura di Poiana, a quattro mani con Loriano Macchiavelli

http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2013/10/25/news/guccini-69413869/?ref=HREC1-35

martedì 29 ottobre 2013

Lou Reed - Walk On The Wild Side

Stampante 3D

A MILANO le idee diventano realtà grazie all'incubatore di aziende Polihub della Fondazione Politecnico, che dal 2001 ha già fatto nascere 200 imprese dalle idee dei giovani. Due di questi, Marco Rizzuto, laureato in architettura, e Giovanni Grieco, che invece ha lasciato la facoltà per lavorare in banca, 28enni, amici d'infanzia, hanno ideato una stampante in 3D che entrerà in produzione proprio al politecnico la primavera prossima. "E' più di una stampante 3D. Si tratta di un fabbricatore personale di oggetti, per questo l'abbiamo chiamata Fabtotum, e costerà meno di mille dollari a differenza delle stampanti 3D sul mercato che costano più del doppio", dice Marco Rizzuto, la mente di Fabtotum, ideata nell'arco di un anno e mezzo, mentre ancora studiava. Essendo architetti, i due soci hanno anche curato l'aspetto della stampante rendendola un oggetto di design. Sarà disponibile in diversi colori. Il prototipo di Fabtotum è stato in grado di convincere un vasto numero di investitori internazionali. Rizzuto e Grieco si sono infatti finanziati attraverso il crowdfounding, un sistema di finanziamento di massa dove ciascuno può contribuire anche dando una cifra minima come un dollaro. Loro sono riusciti a raccoglierne addirittura 600mila (di dollari) su Indiegogo.com e hanno già un ordine di 550 stampanti da consegnare. Perlopiù i soldi sono arrivati dalla California, terra di pionieri tecnologici, vedi la Silicon Valley. Poi Germania, Finlandia, Gran Bretagna e Asia. Solo una trentina i finanziatori italiani, ma da noi, si sa, il crowdfounding è un sistema ancora poco conosciuto. La storia di Marco e Giovanni costituisce un doppio successo in un paese come il nostro dove la disoccupazione giovanile è al 40%. Gli esperti stimano che nel giro di cinque anni, stampanti come quella da loro inventata invaderanno il mercato come gli iPad e i telefonini, causando una vera e propria rivoluzione industriale. "Cambia proprio l'idea che abbiamo conosciuto fino ad ora della fabbrica che fa prodotti da veicolare al consumatore - spiega Rizzuto. "Con queste macchine invece le persone possono costruirsi da soli gli oggetti di cui hanno bisogno. Come un paio d'occhiali, ad esempio, o dei particolari gadget da regalare a una festa". Ormai ogni giorno si sente parlare di stampanti 3D capaci di riprodurre quasi tutto a partire da un disegno e materiali facilmente reperibili e a basso costo, come la plastica e il legno. In Inghilterra da poche settimane presso i supermercati Asda o ai grandi magazzini londinesi Selfridges è possibile persino farsi fare una scannerizzazione di se stessi e ottenere una mini statuina della propria figura. A un costo che parte dai 50 euro. Per qualcuno, le fotografie del futuro.
 

lunedì 28 ottobre 2013

JBL Pulse

JBL ha presentato in questi giorni Pulse, il nuovo speaker bluetooth con batteria integrata che garantisce 10 ore di musica, ma in modalità “light & sound” dimezza la sua autonomia a sole 5 ore di ascolto. JBL Pulse riceve la musica tramite bluetooth e dispone di NFC per facilitare il pairing: per l’audio sfrutta due piccoli speaker da 40 mm dotati di accordo reflex per migliorare un po’ la resa sulle basse frequenze. L’illuminazione può essere configurata e personalizzata a seconda dei gusti dell’utente. Insomma una piccola e simpatica discoteca portatile.

 

Spot francese

domenica 27 ottobre 2013

In bici nei canyon

Una video camera GoPro montata sul casco del biker neozelandese Kelly McGarry ci fa vivere un'incredibile cavalcata in bici nei canyon di un parco nazionale nello Utah, negli Usa. McGarry a un certo punto compie l'impresa e realizza un salto completo con capriola sospeso a 20 metri di altezza su un canyon. Non gli è bastato per vincere la Red Bull Rampage 2013, la gara che stava disputando, dove è arrivato secondo alle spalle dello statunitense Kyle Strait.

Due giorni

Ci sono due giorni all'anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama IERI, l'altro si chiama DOMANI. Perciò OGGI è il giorno giusto per AMARE, CREDERE, FARE e, principalmente, VIVERE.
Dalai Lama

sabato 26 ottobre 2013

Bio in crescita nella scuola

Bio in crescita nella scuola. Le mense sostenibili in cinque anni sono aumentate del 50% e sono oggi circa 1.200, concentrate soprattutto nelle regioni settentrionali del Paese, per quasi 1,2 milioni i pasti bio consumati annualmente.Segno negativo, però, sul fronte rifiuti: troppo usa e getta per piatti, coltelli e forchette. Ogni alunno, infatti, produce giornalmente 50 grammi di rifiuti. Questi alcuni dei dati della ricerca Nomisma/Pentapolis presentata oggi a Roma nel corso della seconda edizione di "Mens(a) Sana – Ristorazione sostenibile nelle scuole". La scuola, luogo privilegiato dove si costruisce il futuro, sta diventando il contesto più idoneo dove attivare azioni concrete per la sostenibilità, con il 38% delle amministrazioni che attiva procedure di rilevazione degli avanzi, il 74% delle amministrazioni che richiede alla ditta appaltatrice di effettuare la raccolta differenziata dei rifiuti e con menu scolastici che propongono prodotti biologici (81%), a denominazione di origine protetta (67%), tipici del territorio (40%), equo-solidali (33%); Inoltre, il 69% delle mense scolastiche usa l’acqua del rubinetto. Ma sono ancora troppo alte le eccedenze nella ristorazione collettiva: circa il 10% dei pasti serviti, pari a 87mila tonnellate di cibo di cui l’85% è totalmente sprecato. Sono infatti 74mila le tonnellate di cibo della ristorazione collettiva che ogni anno finiscono nella spazzatura. Altro campanello di allarme è costituito dal fatto che il 33% delle gare per servizi di mensa poggia solo sul criterio del prezzo. “Il seminario promosso da Pentapolis Onlus – spiega il presidente Massimiliano Pontillo - è la seconda tappa di una campagna di informazione, educazione e sensibilizzazione finalizzata alla diffusione dei principi e valori di una sana e corretta alimentazione dei bambini nelle scuole. L’iniziativa, che ha già visto la nascita di un Osservatorio, mira a valorizzare un modello di filiera virtuoso nel settore, cercando anche di stimolare i decisori pubblici e gli operatori privati”.
(zeroemission.eu)

Wat Pa Maha Chedi Kaew

Il Wat Pa Maha Chedi Kaew, meglio conosciuto come il Tempio del milione di bottiglie, si trova in Thailandia a circa 600 chilometri a nord-est di Bangkok ed è un esempio lampante di come il riciclo possa produrre una straordinaria opera d’arte. La raccolta di bottiglie per realizzare la costruzione fu iniziata nel 1984 quando alcuni monaci, stanchi di vedere la campagna circostante invasa dall’immondizia, pensarono di raccogliere le bottigliette abbandonate per utilizzarle come materiale da costruzione. Dopo un lavoro di pulizia dell'area, la creazione della struttura volle essere, oltre che sede e santuario, un simbolo della possibilità di ripulire anche la mente umana, ma certamente viene proposta anche come tappa di ecoturismo del Sud-Est asiatico. Il tetto, le colonne interne ed i decori dei venti edifici del complesso sono interamente realizzati con bottiglie di Singha, l’ottima birra locale, e di Heineken che permettono una perfetta illuminazione interna oltre ad essere facili da pulire. Sono state realizzate zone dedicate alla preghiera ed alla meditazione, dormitori per i monaci, impianti per la cremazione dei defunti, pozzi per la raccolta dell’acqua e servizi per i visitatori. La struttura, oltre ad essere un luogo di culto, vuole essere simbolo di come sia possibile ripulire l’ambiente ma soprattutto la mente umana e viene proposta come tappa fondamentale dei tour di eco-turismo in Thailandia.
 Ora che il Tempio è costruito la raccolta delle bottiglie non termina di certo. L’abate San Kataboonyo ha infatti dichiarato che maggiore è il numero di bottiglie offerte dalla comunità più palazzi nuovi si possono edificare. Nel 2010 la signora Jenna Mack, che vive nella Virginia Occidentale ha iniziato un’impresa simile: costruire una casa di bottiglie di vetro con una zona giorno di circa 5 m per 6 ed una camera da letto calcolando che avrebbe avuto bisogno di circa 15.000 bottiglie di birra vuote. Chissà se l’ingegnosa signora avrà terminato la sua opera, fatto sta che in Italia, da un’indagine condotta recentemente, la raccolta differenziata risulta essere ancora un faticoso e non necessario.


venerdì 25 ottobre 2013

Proteina del latte materno contro la trasmissione dell'Aids nell'allattamento

Una proteina del latte materno potrebbe essere la chiave per proteggere i neonati di madri sieropositive dal contrarre il virus dell’Hiv durante l’allattamento. Ad identificare per la prima volta la sostanza, una sorta di scudo che difende i piccoli dalla possibilità di essere infettati delle mamme, è uno studio del Duke University Medical Center (Usa) pubblicata sulla rivista Pnas. La proteina, chiamata Tenascin-c o Tnc , era già conosciuta per avere un ruolo nella guarigione delle ferite, ma fino ad oggi nessuno studio ne aveva evidenziato le proprietà antimicrobiche. Ora la scoperta degli scienziati americani potrebbe portare a nuove strategie per la prevenzione dell’infezione da Hiv. I DATI - Secondo lo studio la proteina Tnc, presente nel latte materno, neutralizzerebbe il virus Hiv e proteggerebbe i neonati esposti al rischio di infezioni durante l’allattamento. Nel 2011, secondo i dati dell’Unicef, in tutto il mondo 330 mila bambini hanno contratto l’Hiv durante la gravidanza o l’allattamento al seno da madri sieropositive. Per questo negli ultimi anni molte organizzazioni sanitarie internazionali hanno fissato un obiettivo: eliminare le infezioni da madre a figlio. Per questo risultato si stanno sviluppando cure alternative, sicure e convenienti, per sviluppare una terapia antiretrovirale «ad hoc» che può essere utilizzata per bloccare la trasmissione dell’Hiv ai neonati. «Anche se abbiamo già farmaci antiretrovirali che agiscono per impedire la trasmissione del virus da madri sieropositive ai figli - sottolineano i ricercatori - non tutte le donne in dolce attesa fanno il test dell’Hiv e meno del 60% riceve queste terapie preventive in caso di gravidanza. Uno scenario molto comune soprattutto nei paesi con poche risorse da destinare alla lotta all’Aids». COME AGISCE LA PROTEINA - Gli scienziati hanno descritto come la Tnc interagisce contro l’Hiv bloccando l’entrata del virus nell’organismo del bebè. «La proteina è efficace nel catturare e neutralizzare le particelle virali legandosi specificamente all’Hiv - precisa il lavoro - una proprietà che fornirebbe una protezione diffusa contro l’infezione. E’ probabile che la Tnc agisca in concerto con altri fattori anti Hiv presenti nel latte materno. Quindi - concludono - servono ulteriori ricerche per esplorare questa nuova possibilità (Corriere salute)

naturismo in Veneto

Via libera della commissione Turismo alla proposta di legge relativa al «Riconoscimento e valorizzazione del turismo naturista». Un provvedimento atteso da molte associazioni di naturisti e in particolare in Veneto dall'Associazione ANAA-SFKK, che, nel giugno 2011, ha ottenuto dal comune di Jesolo l'utilizzo di una parte della spiaggia del Mort, varando così ufficialmente la prima spiaggia naturista nel Veneto. Questa associazione ha più volte fatto presente che sono numerose le richieste di spazi e strutture ricettive provenienti da associazioni naturiste e agenzie turistiche di tutto il mondo e ha chiesto alla Regione di riconoscere e regolamentare lo svolgimento di tale pratica, promuovendo al contempo una nuova forma di turismo. Da un punto di vista economico, infatti, il turismo naturista è una voce importante, con un fatturato in Europa stimato in circa 700 milioni di euro con circa 600 strutture. Il presente progetto di legge è, pertanto, finalizzato a riconoscere e valorizzare turisticamente la pratica del naturismo anche in Veneto. A tal fine si prevede: il riconoscimento da parte della Regione delle finalità turistico-ricreative del naturismo; che il naturismo sia consentito liberamente, purché in aree appositamente destinate e accessibili soltanto a coloro che condividono tale pratica; tutte le aree, pubbliche o private destinate al naturismo dovranno essere opportunamente delimitate per evitare ogni promiscuità di spazi con chi non condivide tale pratica e, per lo stesso motivo, dovranno essere riconoscibili dall'esterno e adeguatamente segnalate; i comuni possono destinare al naturismo spiagge, boschi, parchi e altri ambienti naturali di proprietà demaniale o di enti pubblici. La gestione di tali aree potrà essere concessa a privati, ad associazioni o a organizzazioni riconosciute che ne garantiscano il buon funzionamento e la fruizione. Forte soddisfazione per l’approvazione del provvedimento è stata espressa al termine della seduta da Bassi, che ha voluto sottolineare che «pur non essendo naturista, ritengo coniugabile questa causa per due ordini di motivi. Il primo per una tutela della libertà delle persone che intendono praticare questo tipo di turismo. Impedirlo è sbagliato, ovviamente nel rispetto della legalità e della libertà altrui. Ecco perché è giusto prevedere delle strutture riservate. Il secondo motivo – ha proseguito l’esponente leghista - è di ordine squisitamente economico, considerato che questo settore turistico è in continua crescita e vede una forte percentuale di praticanti nei Paesi del nord Europa, che solitamente prediligono il nostro Paese e in particolare la nostra regione. Sarebbe quindi non solo sbagliato, ma anche scellerato ed antieconomico non cogliere questa opportunità, costringendo questi flussi turistici a scegliere la Francia o la Croazia».

giovedì 24 ottobre 2013

Ansa, Salute e benessere Bambini

La salute dei bambini con il bollino blu: parte Ansa Salute e Benessere Bambini, la nuova pagina web dell'Ansa tutta dedicata ai più piccoli. La prima i cui contenuti scientifici e i consigli vengono validati dagli esperti della SIP, la Società Italiana di Pediatria, alla quale aderiscono circa 10 mila pediatri ospedalieri, universitari e di famiglia. Con un aggiornamento quotidiano su tutte le novità scientifiche che riguardano la salute dei primi anni di vita, Ansa vuole dare a genitori, educatori, insegnanti e a tutti coloro che si occupano della salute e del benessere dei bambini, notizie e consigli sui grandi temi dell'alimentazione, della crescita, dei giochi e della sicurezza, oltre ai maggiori temi di medicina: dalle vaccinazioni ai problemi del sonno, dalle allergie alle malattie infettive, dai piccoli disturbi alle grandi malattie. Una rubrica si occuperà anche di segnalare le buone letture per bambini, con una selezione di buoni libri per i piccoli ma anche delle guide più interessanti per i genitori.

Nella sezione video i medici della SIP insegnano cosa fare in caso di primo soccorso: convulsioni, crisi allergiche, ustioni, disostruzioni e altro. E nello spazio dedicato ai genitori si darà spazio alle associazioni e a quanti possono e vogliono parlare di quello che riguarda il mondo della salute dei bambini.

"Questa iniziativa in linea con la missione istituzionale della SIP, nasce dalla necessità di favorire una corretta informazione sui temi della salute in età pediatrica, anche in chiave di prevenzione, attraverso un canale informativo qualificato a disposizione delle famiglie - afferma il Presidente della SIP Giovanni Corsello - e sempre di più i genitori, infatti, cercano su internet notizie sulla salute dei loro bambini, imbattendosi in una vasta mole di informazioni spesso poco controllata sul piano dell'affidabilità scientifica". "E' proprio il rigore dell'informazione, in particolare quella dedicata alla salute dei bambini, così importante e preziosa", aggiunge il direttore dell'Ansa Luigi Contu, ''ad avere ispirato il progetto. L'obiettivo è quello di offrire notizie e approfondimenti certificati dagli esperti più qualificati del settore, dagli specialisti dei più importanti ospedali e centri di ricerca in Italia e del mondo. Un progetto che ha trovato il sostegno della maggiore associazione pediatrica nazionale.

La nuova pagina arricchisce così la storica e sempre più ampia offerta dell'Ansa di notizie specializzate, rivolte agli addetti ai lavori ma anche a quanti cercano fonti di informazione indipendenti e autorevoli''. (ANSA).

Ea Manovia © 2013 DOLiWOOD Films

mercoledì 23 ottobre 2013

Ti fanno sentire un'assassina

Ancora un articolo sull'aborto in Italia pubblicato online su L'Espresso.it:

Quella che segue è un'altra testimonianza in prima persona inviata all'Espresso che racconta come, ogni giorno, la salute delle donne, la loro possibilità di scegliere, sia calpestata. In tutta Italia.


"  Quando mi sono accorta di essere incinta non ci potevo credere, ero stata attentissima, usato precauzioni che non hanno evidentemente funzionato. Ho visto il tipo solo quella volta: un rapporto totalmente occasionale. Subito dopo aver fatto il test, ho deciso che l'unica cosa sensata, viste le condizioni, fosse l'interruzione di gravidanza. Ed è iniziato il calvario, perché non posso credere che quella che dovrebbe essere una mia scelta, e in quanto tale dovrebbe essere libera e consapevole, diventi una tortura, una pratica infinita. Per prima cosa mi rivolgo a un consultorio familiare qui a Sassari. Non esiste un'accettazione e vengo chiamata a turno da tutte le infermiere per sapere cosa faccio li, in barba alla tutela della privacy in un momento cosi delicato. Dopo circa 3 ore in compagnia di gestanti, neonati e bambini di tutte le età, finalmente vengo chiamata dalla ginecologa, la quale mi chiede il perché della scelta e mi rilascia un foglio dicendomi di andare a cercare un'ostetrica all'ospedale per fare l'ecografia e iniziare le pratiche... come? Io? Da sola? Ma non ho idea di cosa fare... aiuto! Mi sono rivolta al consultorio proprio per avere un sostegno, magari psicologico, e invece vengo buttata in mezzo alla strada. Riesco, non si sa come, a fare un'ecografia e confermare la gravidanza. Ora devo firmare delle cose, ma chi se ne occupa (due persone in tutto l'ospedale... e suppongo in tutta Sassari), non c'è... «Torna domani. Ma non ti vedo proprio convinta... magari aspettiamo un paio di settimane». Come? Ma perché? Io sono convinta, piango perché mi dispiace, piango perché ho voluto vederlo o vederla durante l'ecografia ed è stata una botta di amore immenso che scelgo, dolorosamente di terminare. Piango perché a 33 anni, con laurea, master esperienza all'estero, guadagno 500 euro, e lo Stato non da un centesimo a chi sceglie di fare un figlio da sola. Piango perché trovo che sia un'ingiustizia profonda, dolorosa, ma sì, sono convinta di farlo. Bene, siamo al quarto giorno dalla scoperta, firmo la liberatoria, e mi si danno una serie di esami da fare. Elettrocardiogramma, analisi del sangue e colloquio con anestesisti. Mi si dice: «Entro una settimana, al colloquio con gli anestesisti devi avere tutti gli esami altrimenti salta l'intervento». Esami che vengono fatti in condizione di pre-ricovero, ma, ancora una volta, completamente sola. Mi rendo conto che le umiliazioni non sono finite. Per riuscire a catturare l'attenzione di chi mi dovrebbe aiutare faccio vedere il foglio. Lei guarda con sguardo di finta "complicità" e, sbandierando il mio foglio saltella da un tavolo all'altro. Devo tornare l'indomani, presto e aspettare... bene, un'altro giorno di lavoro perso, non che mi interessi particolarmente, ma devo giustificarmi con la capa. Il giorno dopo ho l'esame, ma anche altri sguardi di compassione forzati, di gente che ha scelto il mestiere di medico perché ama la vita.... Amano farli nascere i bambini... Il giorno dell'intervento appuntamento davanti alla sala parto, ma manca il gruppo sanguigno, bisogna cercarlo. Io cerco di spiegare che c'è stato un errore causato da loro, ma che comunque l'ho fatto e il risultato è in reparto. Inoltre cerco anche di spiegare che conosco perfettamente il mio gruppo sanguigno da quando ho imparato a leggere, ma non serve. Bisogna averlo dal laboratorio. Ok, non impazzisco. Sono ricoverata, è fatta. Voglio solo allontanarmi dalla sala parto. Dormo. E dormo tutta la mattina e tutto il pomeriggio, anche dopo l'intervento. L'intervento è andato bene. In camera sono con una ragazza e il suo compagno. Hanno già un bimbo piccolo, e non riescono ad averne un'altro. Arrivano le mie amiche, meno male esistono loro! Mi portano delle paste al cioccolato e un cappuccino. Piango rido e mangio. Sono passati cinque mesi, ogni tanto penso che dovrei essere incinta di sette. Ma penso anche che meno male ho trovato la forza di farlo. L'ho trovata io, con le mie risorse, col mio carattere, le mie amiche che mi hanno supportato, perché se fosse stato per lo Stato del quale sono obbligata ad essere cittadina, no non l'avrei fatto. Non sono una persona crudele, né irresponsabile, ma hanno cercato di farmi sentire così. Mi chiedo come faccia una ragazza, magari di 20 anni a far rispettare una sua scelta, un suo diritto. E rimango veramente interdetta dall'ipocrisia sulla quale si regge l'Italia. Tutti in prima fila a "proteggere la vita", ma ovviamente lo Stato laico, tutela, per modo di dire, solo le famiglie tradizionali e solo fino a quando si nasce. Perché poi t'arrangi. Non ho trovato nessuna forma di supporto economico, nemmeno il nido gratuito. E questo avrebbe voluto dire scendere a compromessi. Far decidere della mia vita ad altre persone, i miei genitori, che nel momento in cui campano me e mio figlio ovviamente si sentirebbero anche di mettere bocca su quello che faccio e come lo faccio. La mia famiglia è composta da persone meravigliose, ma non è quello che voglio, e lo Stato che tutto prende e niente da non capisce, non percepisce il malessere. Ringrazio anche le due dottoresse, coraggiose e denigrate, che nonostante tutto hanno cercato di starmi vicino, ma non possono! Si opera solo 2 giorni a settimana, immaginate la lista d'attesa. Non c'è un supporto psicologico, ma sono convinta che sia una strategia di controllo. Ti devi sentire un'assassina, devi stare male dopo..."

Fitness e musica

La musica riesce davvero a ridurre lo sforzo muscolare e lo stress prodotti da intense attività fisiche. Lo sa bene chi fa jogging con le cuffiette e l'ipod, ma ora l'ha dimostrato uno studio condotto da un team di ricercatori del Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences pubblicato sul sito www.mpg.de. Contrariamente a quanto sinora ipotizzato, dunque, la musica non ci distrae solo psicologicamente da un lavoro stressante, rendendocelo più facile, ma alleggerisce il nostro organismo, riducendo la fatica. I risultati forniscono inedite prospettive sull'utilizzo della musica in campo terapeutico. L'indagine ha testato le reazioni fisiche di un gruppo di partecipanti ad una serie di attività di allenamento, considerando risposte metaboliche come l'assunzione di ossigeno e le modifiche della tensione muscolare. Le informazioni raccolte hanno permesso di constatare che il fitness effettuato ascoltando musica grava di meno sul corpo rispetto alla ginnastica senza "colonna sonora". Gli scienziati, infatti, hanno sviluppato una serie di test in cui sono stati utilizzati tre diversi macchinari per il fitness. In una delle prime prove, c'erano sempre tre partecipanti che hanno utilizzato le attrezzature e al tempo stesso hanno ascoltato musica passivamente. A seguire, però, i ricercatori hanno preparato le macchine in modo da far sì che la musica partisse mentre i partecipanti iniziavano a usare i macchinari stessi. Durante l'allenamento, i partecipanti avrebbero perciò creato musica in maniera interattiva.
 Contestualmente, gli scienziati hanno misurato dati metabolici quali l'assunzione di ossigeno e le modifiche alla tensione muscolare, e hanno fatto domande ai partecipanti sulla loro percezione di fatica . L'indagine ha rivelato che la maggior parte dei partecipanti ha pensato di aver compiuto meno sforzo mentre faceva partire la musica. L'incipit della ricerca, ad esempio, collega alcuni generi musicali "come il blues e il gospel al duro lavoro fisico". Perché "quando gli schiavi lavoravano nei campi di cotone, gli schiavi cantavano. Quando i prigionieri incatenati scheggiavano le pietre nelle cave, i prigionieri cantavano e incorporavano, così, i suoni del lavoro nella loro musica. Quando gli sportivi e le donne vogliono ottenere le massime prestazioni, spesso si lasciano guidare dalla musica". "Questi risultati - spiega lo scienziato Thomas Fritz - sono un importante passo avanti perché aiutano a capire il potere terapeutico della musica. Per di più, crediamo che questa intuizione possa avere ripercussioni importanti nel nostro modo di concepire il ruolo della musica nella creazione della società umana. La musica rende lo sforzo fisico meno faticoso" . (Repubblica. salute)

martedì 22 ottobre 2013

Ossa come vetro

Ossa fragili come il vetro. E' l'immagine che, meglio di ogni altra, fotografa l'osteoporosi, malattia che in Italia colpisce 3,5 milioni di donne e 1 milione di uomini e che si combatte soprattutto con l'arma della prevenzione. E' questo il messaggio che accompagna la Giornata mondiale dell'osteoporosi,  celebrerata domenica 20 ottobre, non dimenticando gli alti costi sociali di questa malattia: oltre 57 miliardi di euro in Europa.

I dati dicono che ormai una donna su tre è affetta da questa patologia già prima dei 60 anni ed è quindi ad alto rischio di fratture. E le cifre, avvertono gli esperti, sono destinate ad aumentare, considerando il progressivo invecchiamento della popolazione. Quali le possibili cause su cui intervenire? "Le progressive modificazioni alimentari hanno determinato non pochi squilibri nutrizionali, a svantaggio del consumo di latte e derivati- spiega Umberto Solimene, Presidente del Centro di Ricerche Bioclimatologia Medica, Medicina Termale e Scienze del Benessere dell'Università degli Studi di Milano ed esperto dell'Osservatorio Sanpellegrino - con conseguente riduzione dell'apporto giornaliero di calcio, minerale che contribuisce ad avere ossa forti e denti sani". Latte, verdure, legumi secchi, noci, ma anche acque calciche sono le fonti a cui affidarsi per mantenere un adeguato fabbisogno quotidiano. Anche gli screening precoci sono fondamentali e, in occasione della Giornata mondiale, test gratuiti alle donne potranno essere effettuati al Campus Bio-medico di Roma con un semplice test in grado di predire il rischio di andare incontro a frattura. Si tratta, spiega Andrea Palermo, endocrinologo del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, ''di un esame ultrasonografico di ultima generazione, una specie di ecografia a livello delle dita della mano o del calcagno. Questo rappresenta un buon test di screening in quanto non espone l'individuo a radiazioni ionizzanti. Nel caso in cui venga riscontrata una situazione anomala, i medici consiglieranno un ulteriore approfondimento''.

Prevenire, dunque, anche per abbattere i costi. Una recente indagine Ue ha infatti rilevato come ad un aumento vertiginoso di fratture dovute proprio all'osteoporosi non corrisponda, nei Paesi europei, una adeguata politica di prevenzione, mentre resta difficile l'accesso a cure e diagnosi precoci. Carenze che fanno male alla salute delle donne, ma anche ai bilanci degli Stati: l'osteoporosi costa oltre 57 miliardi di euro, ha rilevato lo studio UE, che prevede anche un boom delle fratture connesse alla malattia, che passerebbero dai 3,5 milioni del 2010 ai 4,5 milioni del 2025

"Africa" sulla petroliera

lunedì 21 ottobre 2013

Ciclisti...mah

Abito a Mestre, città che in questi ultimi anni ha sviluppato in maniera esponenziale le piste ciclabili e nello stesso tempo ha ristretto di molto le zone percorribili da automobili.
Come recita il sito del comune di Venezia. "Le piste ciclabili esistenti si sviluppano per circa 24 chilometri, dei quali 18 sono in ambito urbano (10 chilometri a Mestre e 8 chilometri a Marghera), e 6 lungo gli assi di penetrazione radiale e in aree suburbane. Alcune sono monodirezionali, altre bidirezionali. Alcuni percorsi presentano una discreta continuità, permettendo il collegamento tra aree urbane e suburbane senza particolari interruzioni; molte sono però le tratte ciclabili isolate e prive di connessione con la rete. Queste caratteristiche fanno sì che un gran numero delle piste sia poco funzionale e a volte rischi di diminuire le condizioni di sicurezza per i ciclisti obbligandoli a percorrere lunghe tratte di strade congestionate prive di sedi separate o protette. "
Bene, anzi benissimo, ma qualcuno mi vuol spiegare perchè si fa fatica a trovare un ciclista in pista ciclabile, anzi si vedono questi ciclisti che percorrono tranquillamente contro mano, magari sopra il marciapiede, a
qualsiasi via, che vanno senza preoccupazione alcuna in zone pedonali e suonano pure il campanello se non li lasci passare? Che dire poi dell'abitudine di andare in giro nelle ore serali senza alcun faro/faretto/lampadina accesa???
Ok, facciamo le piste, ma ci vorrebbe anche un pò di formazione sull'argomento...

Quando una stella muore


 Giorgia presenta il suo nuovo disco," Senza Paura"in uscita il 5 novembre.Sembra una dichiarazione di libertà interiore, Giorgia... «E' proprio così. Il mio nuovo album ha proprio questa tensione: riscoprire la libertà interiore in un momento di crisi planetaria. E' la voglia di ripartire accantonando le insicurezze, l'ansia per le aspettative che ti crei e ti imponi. Per proporre qualcosa di nuovo, per giocare la carta della ricerca bisogna mettere nel conto anche la possibilità di non essere capiti. Ma se credi in ciò che fai, proprio col supporto della libertà interiore, tutto diventa più facile. E possibile». Chi può limitare una libertà interiore? «Mille fattori. Il bombardamento esterno. I condizionamenti culturali, familiari. Bisogna togliersi di dosso tutto questo e accedere davvero a se stessi. Fermarsi e ripartire dalle cose sane». Una autodefinizione di Giorgia oggi? «Domanda difficile. Una casalinga a volte un po' disperata ma anche una musicista, per fortuna in continua ricerca: quando svolgi un'attività creativa, la ricerca è un obbligo. Le due Giorgia convivono. Per questo sono spesso esausta».

 

domenica 20 ottobre 2013

Ostello “Don Luigi Di Liegro”

La Caritas di Roma e il Comune di Roma hanno presentato il progetto di ristrutturazione dell’Ostello e della Mensa “Don Luigi Di Liegro” alla Stazione Termini. Dopo la campagna di raccolta fondi e l’avvio dell’iter burocratico, che ha preso il via in occasione della storica visita di Papa Benedetto XVI avvenuta il 14 febbraio 2010, la fase preliminare per l’opera di riqualificazione della struttura che ospita senza dimora è finalmente giunta al termine: nei prossimi giorni avrà inizio il cantiere. Il nuovo Ostello è uno degli 11 interventi previsti nell'ambito del progetto di solidarietà nazionale "Un cuore in stazione" ideato nel 2008 da Enel Cuore Onlus e Ferrovie dello Stato Italiane per dare supporto e sollievo a persone senza fissa dimora. 
Il progetto ha previsto l’apertura o l’ampliamento di centri di accoglienza e di help center per accogliere persone in difficoltà e accompagnarle in un processo di indirizzo e di reinserimento nel tessuto sociale. I lavori, che ad oggi hanno già visto l’ultimazione della prima fase, relativa alle rimozioni, smantellamento e demolizioni degli arredi, impianti e infrastrutture a servizio dell’Ostello, avranno una durata di circa 18 mesi. L’opera è stata suddivisa in lotti funzionalmente indipendenti, che verranno appaltati nei prossimi giorni, a cominciare dalle opere civili e di carpenteria, per seguire con gli impianti, e gli infissi esterni e concludere con i divisori e le finiture. Si è escluso l’intervento di un general contractor, preferendo la gestione diretta degli appalti, per poter ridurre i costi generali dell’opera e destinare le risorse al servizio diretto dei nostri ospiti. Un impegno finanziario, stimato in circa 4 milioni di euro di cui ne sono stati raccolti quasi l’80%. Interventi determinanti per la realizzazione dell’opera sono giunti dal Comune di Roma, dal gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, dalla Conferenza Episcopale Italiana, da Enel Cuore Onlus, da Fondazione Telecom Italia, da Fondazione BNL, da Fondazione Roma, da Fondazione BNC, da ATAC Spa, da Gruppo Maggini, dalle comunità parrocchiali, dagli istituti religiosi e da privati cittadini attraverso le campagne di raccolta fondi promosse in questi anni.
L’obiettivo è rendere gli ambienti più accoglienti con arredi che saranno progettati e realizzati tenendo conto dell’utenza che ne farà uso. Inoltre, una scelta di materiali ecologici costituiti da pannelli lignei di ultima generazione a bassissima emissione di formaldeide (Classe F****) renderanno l’ambiente sano e sicuro. Di forme semplici e eccezionalmente robusti saranno privilegiati gli aspetti funzionali, per cui tutto l’arredo sarà di facile pulizia essendo tutte le parti a contatto con il pavimento rivestite in acciaio inox, confortevole per le forme ergonomiche, tutte le superfici dei pannelli sono in finitura antiriflesso, antigraffio e anti-impronta con bordi in abs per dare garanzie di solidità ed un elevata resistenza nel tempo. Per quanto riguarda la sicurezza tutti gli elementi saranno caratterizzati da bordi arrotondati .Infine, particolare studio è stato fatto per i colori, per assicurare in primo luogo un ambiente luminoso, gradevole alla vista e riposante.

sabato 19 ottobre 2013

Bruce Springsteen & Sting - Every Breath You Take/The River

Riciclo

Non sono dollari, ma sono molto, molto verdi. La Banca centrale del Brasile ha deciso di riciclare il suo denaro: tonnellate di banconote fuoricorso saranno trasformate in concime. Il progetto è frutto di una collaborazione tra la Banca centrale, l’Università federale rurale d’Amazzonia e il governo dello Stato di Pará. Unite al compost di paglia e scarti di frutta e verdura, le banconote ritirate dalla circolazione – dopo essere state opportunamente sforacchiate - andranno a ingrassare le terre dei piccoli coltivatori dello Stato. Secondo analisi preliminari i bigliettoni di real hanno un altissimo potere nutritivo per le terre, addirittura superiore a quello dello sterco di bovino.
 TONNELLATE DI MONETA CARTACEA - Grazie all’accordo tecnico-finanziario, è partita la fase sperimentale del progetto, con un investimento di 100 mila real (circa 34 mila euro). La Banca centrale brasiliana– che ha già recapitato 500 chili di biglietti provenienti dalla sua sede di Belém per gli studi preliminari - fornirà ora la prima tonnellata di banconote, da essere triturate e trasformate in composto organico. A regime, si utilizzeranno tutte le 13 tonnellate di banconote che ogni mese fuoriescono dalla circolazione nella regione.
 UNA POLITICA SOSTENIBILE - Il progetto rientra nel quadro della nuova Politica nazionale dei rifiuti solidi, che entrerà in vigore nel 2014, e che tra l’altro proibisce di buttare le banconote fuoricorso nelle discariche della spazzatura. È stato promosso anche per la sua valenza sociale, dato che a beneficiarne saranno le comunità di agricoltori che coltivano su scala familiare. Come José Justino Frutuoso, 74 anni, il primo a imparare, nelle sedi dell’Università Federale, i segreti di questo concime così speciale. Insieme ad altri venti agricoltori delle città interne di Capitão Poço e Irituia, è stato tra i primi a ricevere a casa le balle di cartamoneta. «Non avevo mai visto tanti soldi insieme, peccato che fossero bucati!», scherza. Il nuovo, ricco ingrediente del compost permetterà ai contadini di migliorare la qualità del suolo ed eventualmente risparmiare sul costo del letame, che può arrivare a costare fino a 150 real (50 euro) a tonnellata.
 NON NUOVO, MA BUONO - L’idea brasiliana non è nuova. A finire in concime furono anche i marchi tedeschi all’arrivo dell’euro. Mescolati a bucce di patate, piuttosto che a quelle della frutta tropicale, i risultati di un simile utilizzo della cartamoneta si sono comunque rivelati ottimi. «Il denaro non cresce sugli alberi», si dice in portoghese. Adesso non è più così vero. I vecchi bigliettoni faranno parte del nutrimento degli alberi, per lo meno, li aiuteranno a crescere.
(Corriere.it)

venerdì 18 ottobre 2013

Namaste

Il termine NAMASTE significa: “lo spirito che è in me riconosce lo spirito che è in te” . Quando incrociate per la prima volta lo sguardo di una persona, salutatela dicendo mentalmente “NAMASTE“: in questo modo riconoscerete che l’essere là fuori è lo stesso che avete dentro di voi.
Così facendo, il vostro interlocutore riconoscerà a un livello profondo il linguaggio del vostro corpo, la vostra espressione e il vostro tono -in pratica, la vostra essenza. Anche se si tratta di un saluto silenzioso, egli recepirà in maniera più o meno consapevole il rispetto implicito del vostro saluto.
DEEPAK CHOPRA – LE COINCIDENZE

''Quanto costa questo?'' Crozza-Brunetta fa le pulci alla Rai

Torino: un biglietto unico per treni SFM, Metro, Tram e Bus


L’introduzione del Servizio Ferroviario Metropolitano (SFM), entrato in funzione nel dicembre scorso con la piena operatività del passante di Torino, sta cambiando profondamente le modalità di spostamento a Torino e nell’area metropolitana. Per favorire il numero crescente di persone che scelgono questo nuovo servizio, da oggi sono a disposizione 3 nuovi biglietti integrati pensati per chi vuole attraversare o raggiungere Torino velocemente con i treni del Servizio Ferroviario Metropolitano e utilizzare i mezzi pubblici per muoversi in città. 
 
E’ un’importante novità che permette con un solo titolo di viaggio e a costi ridotti di utilizzare i treni SFM, la metropolitana, i tram e gli autobus entro i limiti urbani di Torino (Integrato U), della prima cintura (Integrato A) o della seconda cintura (Integrato B).
 
Ecco le caratteristiche del nuovo biglietto integrato:
 
• Biglietto Integrato U (costo 2 €): vale 90 minuti dalla convalida nell’area urbana GTT, sulla metropolitana (1 sola corsa)  e sulle linee ferroviarie Trenitalia e GTT (1 sola corsa)  entro i limiti urbani di Torino (Stazione Stura, Lingotto, Madonna di Campagna).
 
• Biglietto Integrato A (costo 2,5€): vale 90 minuti dalla convalida sulla rete urbana e suburbana GTT di Torino, sulla metropolitana (1 sola corsa) e sulle linee ferroviarie Trenitalia e GTT (1 sola corsa) entro i limiti della prima cintura (stazioni di Caselle città, Settimo, Chieri, Pessione, Candiolo, Alpignano)
 
• Biglietto Integrato B (costo 3 €): vale 120 minuti dalla convalida sulla rete urbana e suburbana GTT di Torino, sulla metropolitana (1 sola corsa) e sulle linee ferroviarie Trenitalia e GTT (1 sola corsa) entro i limiti della seconda cintura (stazioni di Ciriè, San Benigno, Brandizzo, Villastellone, None, Rosta). Vale anche sulle linee automobilistiche extraurbane gestite dal Consorzio Extra.To, limitatamente alle corse che collegano Torino con le località di Ciriè/S. Maurizio Canavese, S. Benigno Canavese/Volpiano, None, Rosta.
 
Per far conoscere il nuovo biglietto integrato, è stata realizzata una campagna di comunicazione che prevede, fra l’altro, il rivestimento esterno con adesivi di due maxi-tram e di numerosi autobus, oltre alla comunicazione interna sui treni. Saranno inoltre distribuite nei punti vendita di Torino, 5000 copie dell’orario del passante da Lingotto a Stura. 
 
Come si usa e dove si acquista 
 
Oltre al risparmio, il biglietto integrato si caratterizza per la semplicità di utilizzo. Infatti deve essere timbrato una sola volta, all’inizio del viaggio, con le seguenti modalità: 
 
•         nelle validatrici delle stazioni ferroviarie prima salire sul treno;
 
•         nelle normali obliteratrici su tram e autobus;
 
•         nei tornelli della metropolitana.
 
In questa fase, il controllo del biglietto avverrà a vista sulla stampigliatura. Il biglietto integrato si può acquistare nei Centri di Servizio al Cliente e nelle rivendite GTT oltre che nelle biglietterie Trenitalia
 
Il biglietto integrato, riassume pienamente il lavoro svolto in questi tre anni sul tema del TPL, così l’assessore regionale ai trasporti ed infrastrutture Barbara Bonino. Dall’infrastruttura del passante di Torino e dalla preziosa collaborazione con l’Agenzia della Mobilità Metropolitana e Regionale abbiamo riorganizzato l’intero nodo con la nascita del Servizio Ferroviario Metropolitano, ottenendo la massima integrazione ferro-ferro e migliorando significativamente quella ferro-gomma. Ora, un unico biglietto come ulteriore incentivo che offriamo ai cittadini per spingerli ad utilizzare i servizi che abbiamo programmato negli ultimi mesi con un risparmio fino a 1€. E’ fondamentale, conclude Bonino, che i cittadini scoprano i benefici del passante che a tutti gli effetti offre un servizio di ferrovia metropolitana con la possibilità di spostarsi da nord a sud di Torino in soli 15 minuti; una frequenza di un treno ogni dieci minuti ed una puntualità media paragonabile ai parametri di standard europei. 

giovedì 17 ottobre 2013

Massimo Bubola: "Blues della persecuzione"

"Blues della persecuzione", questa volta ispirata ai recenti avvenimenti politici e composta in esclusiva per Repubblica.it

mercoledì 16 ottobre 2013

Hoteltonight, a Veneziaper trovare la stanza in tempo reale

Dopo il successo di Roma, Milano e Firenze HotelTonight, l’applicazione leader nella prenotazione di alberghi last minute, ha annunciato la disponibilità dei propri servizi anche per Venezia, confermando il proprio interesse per il mercato italiano. HotelTonight rafforza la propria presenza in altri Paesi chiave come Spagna, Francia, Irlanda e Germania e sbarca in Europa Centrale con Praga, Budapest e Vienna. In tutto 150 destinazioni, in cui sarà possibile prenotare hotel giorno su giorno tramite il proprio dispositivo mobile a prezzi vantaggiosi e in meno di 10 secondi. HotelTonight è disponibile per iPhone, iPad, iPod touch e dispositivi Android, e permette di prenotare con 4 semplici mosse una stanza per la sera stessa a prezzi vantaggiosi scegliendo tra una selezione dei migliori hotel disponibili. L’applicazione offre tutti i giorni da mezzogiorno alle 2 di mattina (ora locale), tre proposte per prenotare un albergo last minute a un prezzo scontato fino al 70%. Un servizio che può dare valore aggiunto agli albergatori e rappresenta un canale di distribuzione complementare, che può permettere di attirare nuovi clienti e generare business. Le strutture alberghiere possono iscriversi senza obblighi di prestazioni e gratuitamente, previa la valutazione dello staff HotelTonight.

YOURMURANO, IL WEB RILANCIA IL VETRO DI LUSSO

Tre dipendenti e tre collaboratori esterni, 2.500 spedizioni effettuate verso mille clienti di Stati Uniti, Inghilterra ed Australia in poco più di un anno, pareggio di bilancio che dovrebbe giungere entro pochi mesi. Si chiama Yourmurano.com
ed è una start-up del digitale scelta da Google, in un'indagine nel nostro Paese sul rapporto fra Made in Italy ed e-commerce, quale esempio delle potenzialità del web come culla della nuova imprenditoria. La società, nata nel 2011 e operativa un anno più tardi, fondata dai veneziani Lorenzo Calgaro e Michele Basso, ha scelto di cavalcare il filone del «lusso accessibile» vendendo on line oggetti garantiti dal consorzio di tutela «Promovetro» e coinvolgendo 16 tra le migliori fornaci dell'isola. Con la protezione dai sospetti di contraffazione, cioè, il cliente può scegliere il prodotto che gli interessa nel ricco catalogo fotografico on-line e pagare con carta di credito o con PayPal. «Siamo nati come 'B2C', rivolti al consumatore - spiega Calgaro - ma stiamo scoprendo gli ordini su commissione delle aziende. Per eventi particolari ci vien chiesto l'invio di prodotti disegnati dal cliente. Come il casco da cantiere in vetro di Murano da regalare al presidente di una società ci costruzioni araba». Avviare l'attività non è stato così semplice. «Abbiamo redatto un piano industriale e finanziario sottoposto ad attori istituzionali, associazioni di categoria e banche, fino a conseguire il finanziamento necessario. Ora il 95% del giro d'affari è sui mercati esteri - prosegue il fondatore - e, dopo i Paesi anglofoni, siamo pronti ad affrontare aree in cui l'attenzione per il luxury è in ascesa, come Russia e Cina». Le proiezioni di Confindustria sui beni di lusso accessibile indicano in 113 miliardi di euro il valore che i Paesi esteri acquisteranno nel 2015 nel mondo. La quota italiana di export dovrebbe raggiungere i 13 miliardi, con metà della domanda da Russia, Emirati, Cina, Arabia Saudita, India e Vietnam.
Ma tra le imprese il ritardo è evidente: solo 3 Pmi italiane su 10 si avvalgono del commercio elettronico. Secondo l'indagine di Google nel 2012, il valore dell’e-commerce di prodotti e servizi a livello mondiale ha superato la soglia dei mille miliardi di dollari, con una crescita media del 21,1% rispetto al 2011. Nel 2013 si prevede che le vendite online cresceranno ulteriormente del 18,3%, raggiungendo la cifra di 1,298 trilioni di dollari. In Europa, il mercato e-commerce ha raggiunto nel 2012 un valore complessivo di oltre 305 miliardi di euro, con una crescita del 22% sul 2011 . L’Italia fa registrare dati sensibilmente inferiori eppure in decisa crescita: solo nel 2012 i Web shopper italiani sono cresciuti del 30%, sfiorando la quota di 12 milioni di unità, circa il 40% degli utenti Internet del nostro Paese . Nel mondo delle imprese però il ritardo è ancora più evidente: solo tre PMI italiane su dieci si avvalgono del commercio elettronico come canale addizionale di vendita o di acquisto. «Il web rappresenta una leva insostituibile per la crescita. Proprio per questo sono convinto che si debba ripartire dal Made in Italy, punto di forza del nostro sistema economico, e abbracciare il digitale per far incontrare la domanda internazionale con le eccellenze del nostro Paese - dichiara Fabio Vaccarono, Country Director di Google Italy -. Nessun Paese come l’Italia può contare su un sistema manifatturiero e agroalimentare così amato e conosciuto in tutto il mondo. Ma se fino a oggi comprare italiano era un’opportunità per pochi, oggi Internet permette di raggiungere direttamente tutti i potenziali consumatori. Questa, a mio avviso, è la via che l’Italia deve percorrere e Internet è lo strumento naturale per far conoscere il meglio delle oltre 4 milioni di aziende italiane al mercato globale». Il Made in Italy attraverso il motore di ricerca Dalle analisi effettuate da Doxa Digital, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito risultano essere le destinazioni predominanti per l’export delle aziende nostrane. Eppure se guardiamo alle ricerche effettuate dagli utenti sul motore di ricerca nel mondo emerge un bacino potenziale ancora inesplorato. L’interesse degli utenti per il Made in Italy continua a crescere: nel primo semestre 2013, le ricerche su Google relative al Made in Italy sono cresciute dell’8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente . Stati Uniti ed Europa continuano ad essere le aree geografiche con i volumi assoluti maggiori, seguiti da Giappone, Russia e India, che fanno registrare la crescita maggiore.
 La Moda è la categoria più cercata, seguita dal settore Automotive: i tassi più alti di crescita li registra però il Turismo, che sta tornando a crescere dopo il rallentamento dello scorso anno; positivamente stabile la crescita dell’Alimentare. Significativa infine la crescita dell’utilizzo dei dispositivi mobili: più del 40% delle ricerche analizzate è stato effettuato proprio da smartphone e tablet.
 (Gianni Favero - Corrieredelveneto)

martedì 15 ottobre 2013

Raccolta abiti usati

Periodo di cambio di stagione e quindi cambio e ordine  negli armadi. A pennello cade questo post di Francesca Mancuso pubblicata su greenme.it:

"Solo 1 vestito usato su 10 viene raccolto in Italia. Appena il 12% degli indumenti viene correttamente differenziato, diventando riutilizzabile. Una cifra molto bassa se si considera che nel nostro paese la raccolta di abiti e accessori usati è di circa 1,6 kg per persona all'anno, contro i 14 kg della media europea. È quanto è emerso ieri nel corso del Convegno “La cultura del riutilizzo eccellenza della Green Economy – La raccolta degli abiti usati per una nuova etica d’impresa”, organizzato a Roma presso la Camera dei Deputati da HUMANA People to People Italia Onlus. Secondo lo studio, in Italia nel 2012 sono state raccolte in maniera differenziata 99.900 tonnellate di rifiuti tessili, pari al 12% del totale raccoglibile. Di queste, il 68% è stato riutilizzato, il 25% riciclato e solo il 7% è stato avviato a smaltimento. Ma, per una volta, non è tutta colpa dei cittadini. Manca infatti un quadro normativo in grado di regolare e gestire in maniera corretta gli abiti usati attraverso il controllo di tutta la filiera. Ciò, secondo la presidente di HUMANA, Karina Bolin “potrebbe portare a un incremento della raccolta fino a 3-5 kg/persona, pari a 240.000 tonnellate”. E i vantaggi sarebbero molteplici. In primo luogo per l’ambiente ma anche per le amministrazioni pubbliche che potrebbero ridurre la spesa legata allo smaltimento dei rifiuti: “Ora invece i Comuni si ritrovano spesso a gestire la raccolta in emergenza e interpretando la legge, perché il testo unico dell’ambiente non disciplina in maniera completa il settore della frazione tessile” spiega. Al contrario, le PA dovrebbero incrementare la raccolta dei vestiti, riducendo la percentuale di frazione tessile che confluisce nel rifiuto urbano indifferenziato. Senza contare che tale settore è storicamente legato a scopi sociali. Grazie alla raccolta di vestiti usati, infatti, si riescono a svolgere attività sociali ed umanitarie in Italia ed all’estero a titolo gratuito per la collettività e con un vantaggio sociale maggiore rispetto al valore economico della raccolta stessa. “Tra le nuove frontiere dell’ecomafia, bisogna annoverare il traffico di rifiuti derivanti dalla dismissione di indumenti usati” ha aggiunto il direttore di Legambiente, Rossella Muroni, che ha partecipato al convegno. “Il materiale recuperato dalla raccolta porta a porta, infatti, dovrebbe essere destinato a trattamento igienizzante e poi destinato a un centro per la rivendita o lo smaltimento, secondo la legge. La criminalità organizzata invece, spesso con la complicità delle aziende produttrici dei rifiuti, preleva gli abiti scartati, seleziona il rivendibile senza effettuare nessun trattamento igienizzante e smaltisce illegalmente il resto, che spesso finisce disperso nell’ambiente o viene bruciato"."

Activity tracker

lunedì 14 ottobre 2013

Thello - Frecce Trenitalia: da dicembre Hub a Milano

L’offerta Thello si coordinerà con quella delle Frecce Trenitalia, allargando così il network delle città italiane collegate con Digione e Parigi. Dal 15 dicembre 2013, con l’avvio del nuovo orario ferroviario 2014, Milano si trasformerà così in una sorta di hub dove i clienti provenienti dalla Francia troveranno comode, convenienti e veloci soluzioni di viaggio per tutti i principali capoluoghi italiani, da Bologna a Torino, da Firenze a Roma, da Napoli a Salerno. 
 E i clienti diretti in Francia, raggiunto Milano con le Frecce, troveranno un servizio Thello, proveniente da Venezia, potenziato come numero di vetture e posti letto e dotato di cabine letto aggiuntive che incrementeranno la disponibilità dei servizi più graditi alla clientela. L’integrazione Thello - Frecce Trenitalia permetterà ai clienti Thello di viaggiare sulle Frecce a prezzi particolarmente vantaggiosi e di ridurre, fino ad un’ora, gli attuali tempi di viaggio tra Parigi e Roma e tra Parigi e Firenze, rotte oggi coperte dal Thello Roma – Parigi, oltre che di raggiungere o partire da qualunque altra città servita dai Frecciarossa e Frecciabianca che fanno scalo a Milano.
 La capitale francese sarà quindi collegata più efficacemente con tutti i versanti dello Stivale, grazie alla capillarità del network Frecce: alla Costa Tirrenica, da Genova fino a Reggio Calabria; alle località dell’Adriatico, da Rimini fino a Bari e Lecce. Sempre a prezzi esclusivi per la clientela Thello. La nuova tariffa, in corso di creazione, sarà immediatamente disponibile in Italia in tutti i punti vendita e progressivamente sarà acquistabile in tutta la rete di vendita Thello e Trenitalia. Thello sta anche valutando la possibilità di incrementare nei prossimi mesi i collegamenti quotidiani tra Milano e la Francia, con una particolare attenzione verso la Costa Azzurra. Inoltre la Compagnia confida anche di poter acquisire il proprio certificato di sicurezza sulla rete italiana nel corso del 2014, per divenire una delle prime compagnie ferroviarie europee a gestire autonomamente l’intero processo produttivo su percorsi internazionali. 

Basta appoggiare il telefono sul tavolo e si carica

Insieme alla Power Matters Alliance, DuPont, da decenni leader nell'innovazione dei materiali avanzati, sta elaborando soluzioni wireless per ricaricare dispositivi come smartphone e tablet, soluzioni da integrare nei piani di lavoro realizzati con la tecno-superficie DuPont Corian, per l'arredamento di spazi residenziali e pubblici. A livello pratico i risultati possono essere interessanti: tra breve potremo avere in casa delle superfici che, oltre a svolgere la propria funzione primaria (appoggio, piano di lavoro...), andrebbero a ricaricare il telefono semplicemente a contatto. Lo stesso discorso potrebbe valere per esercizi commerciali, aree pubbliche, scuole, università, ecc.: se l'autonomia del telefono sta per esaurirsi, basterà appoggiarlo sulle superfici ad hoc per ricaricarlo.

domenica 13 ottobre 2013

Ville venete

L'altro giorno, volendo dedicarmi ad un pomeriggio fotografico, cercavo informazioni sulla Villa Contarini di Piazzola sul Brenta e mi sono imbattuto in un sito interamente dedicato alle ville venete, veramente ben costruito, che offre notizie,foto, tour virtuali e indicazioni geografiche per le ville  ricercate. Da non perdere per gli appassionati del genere. Ecco uno screenshot esplicativo:

Il sito è curato dall’Istituto Regionale Ville Venete.
Altri link utili:
http://www.palladiomuseum.org/it/
http://www.villevenete.org/

Aborto in Italia, questo sconosciuto

Interessantisimo e ahimè realistico articolo da L'Espresso


In Italia la possibilità di abortire è sancita dalla legge 194, voluta dai cittadini col referendum. Ma 7 ginecologi su 10 sono obiettori di coscienza, e quindi farlo in ospedale è sempre più difficile.

 Da 540 a 1.330 sterline per l’aborto farmacologico, da 670 a 1.770, a seconda delle settimane, per quello chirurgico. Prenotazioni 24 ore su 24, sette giorni su sette, online. Le italiane che si rivolgono al British Pregnancy Advisory Service sono migliaia, tanto che in Inghilterra le richieste seguono solo quelle delle irlandesi. E poi la Svizzera, la Francia, con gli ospedali di Nizza che non accettano più nostre connazionali, perché ormai sono la metà di quelle che richiedono un intervento. E chi non può permettersi di pagare, fa il suo pellegrinaggio su e giù per la Penisola tentando di mendicare un diritto, fino ad arrivare alla clandestinità. Fino a morire. «Ero alla decima settimana, ma all’ospedale di Palermo mi hanno detto che non ero più in tempo. A causa della lista d’attesa avrei di certo superato le 12 settimane e cinque giorni previsti come limite. E così solo partita da sola, con un treno, verso nord», la voce di Maria si incrina «fa male, ti fanno sentire in colpa. Abortire è doloroso, farlo in Italia ancora di più». Perché nel nostro Paese la possibilità di abortire è sancita da una legge, la 194, voluta dai cittadini che si sono espressi con un referendum, ma farlo è sempre più difficile. Sette ginecologi su dieci sono obiettori di coscienza, in continuo aumento e con percentuali che superano l’80 per cento nel Sud. A Napoli quanto è morto il ginecologo del Policlinico Federico II hanno dovuto interrompere il servizio, a Roma solo un medico su dieci non è obiettore, e in molti presidi, come quelli di Treviglio o Montichiari, il tasso di obiezione arriva al cento per cento. «La legge diventa inapplicabile e il problema non riguarda solo le interruzioni volontarie di gravidanza, ma soprattutto gli aborti terapeutici» spiega Lisa Canitano, ginecologa dell’associazione Vita di donna, no profit che fornisce assistenza e consulenza per la salute delle donne. «Sono madri che desiderano la gravidanza, ma davanti a gravi malformazioni vogliono interromperla e lo fanno con molta sofferenza». La legge prevede che si possa effettuare dopo i 90 giorni, causa ‘rischio psicofisico materno’, ma «servono medici ospedalieri, non si possono chiamare da fuori, e accade che molti obiettori proibiscano l’intervento anche solo se loro sono di turno e fanno altro». Una follia considerando che l’amniocentesi, un esame che serve proprio per diagnosticare eventuali anomalie, è effettuato anche in strutture cattoliche come il Policlinico Gemelli di Roma. E a farlo sono medici obiettori, che trovano molto nobile praticare una ricerca così sofisticata. Peccato sia un esame che presenta complicanze, compresa la morte del feto. Eppure se una donna assume questo rischio e sfortunatamente si riscontra una malformazione, lo stesso medico obiettore si rifiuta di praticare l’aborto. Contraddizioni del Belpaese in cui l’esercizio di convinzioni etico-religiose compromette l’erogazione di una prestazione medica sulla carta garantita. La scelta di abortire un figlio che si voleva è orribile, ma girando per le corsie e le associazioni la realtà da affrontare lo è ancora di più. «Devi sperare in un parto prematuro e sperare che muoia. Ti costringono a passare dal parto oppure devi fare la pazza. Un dottore mi ha detto: ‘si butti in un pronto soccorro, faccia la pazza e vedrà che dopo la perizia psichiatrica la fanno abortire’, si rende conto? E io Luca lo desideravo, lo volevo, avevo già preso le tutine azzurre». La storia di Linda è la storia di tante future mamme costrette a vivere un dramma o a emigrare all’estero in cerca di cure. Sottovoce una ginecologa racconta che un po’ di tempo fa una paziente è dovuta andare in Grecia e pagare 4 mila euro per abortire. «Le si era rotto il sacco a quattro mesi. Quando accade ci dovrebbe essere l’aborto terapeutico perché il bambino non sopravvivrà e la madre rischia di morire, ma in un noto ospedale cattolico della Capitale, in cui tutti erano obiettori, si sono rifiutati di intervenire. E hanno detto no anche i medici di altri ospedali laici. Meglio non mettersi nei guai con una paziente a rischio. Alla fine è arrivata una dottoressa greca, si sono accordate per il pagamento. Per abortire se ne è andata ad Atene». E dire che stando ai dati della relazione ministeriale 2012 sullo stato d'attuazione della legge 194, gli aborti sono in calo: meno quattro per cento solo nell’ultimo anno e le minori italiane si classificano al primo posto come le più accorte tra le ragazzine europee. Sembrerebbe una buona notizia, quasi miracolosa considerando le poche campagne informative sulla contraccezione, se non fosse che gli aborti spontanei sono in aumento, 75 mila nel 2011 quelli dichiarati all’Istat, uno su tre pare frutto di interventi casalinghi finiti male. E nell’Italia dell’interruzione volontaria di gravidanza legale si ritorna alla clandestinità. Le ultime stime, mai aggiornate dal 2008, parlano di ventimila aborti illegali. Quelli reali forse sono il doppio o anche di più. Perché chi non ha i soldi per spostarsi alla ricerca di un diritto negato, non ha scelta. Lo sanno bene negli ospedali delle periferie dove le più giovani, le migranti, le prostitute arrivano in fin di vita, con emorragie e infezioni. Farmaci abortivi di contrabbando, ambulatori clandestini gestiti dalla mafia cinese, istruzioni su internet su come poter trovare medicinali a base di misoprostolo lamentando dolori all’ulcera o reumatismi, spiegazioni su quante pillole prendere e su come espellere il feto nel bagno di casa. Molte ragazzine italiane fanno così, che i consultori sono sempre meno e se entrano in un pronto soccorso per essere dimesse i sanitari devono avvertire i genitori. Del resto se la pillola del giorno dopo, che non è un farmaco abortivo, ma contraccettivo, non viene prescritta ad una deputata dal medico di Montecitorio, figurasi ad una donna fragile e in difficoltà. E non va meglio con l’Ru486, la pillola abortiva. «Ero alla quinta settimana e avevo deciso che la pillola sarebbe stato il modo più veloce e meno invasivo per terminare questa gravidanza indesiderata. Impossibile trovare informazioni chiare su cosa fare per reperirla. Finalmente tramite un'ostetrica e Vita di donna riesco a capire che devo recarmi al San Camillo, unico ospedale a Roma, ma molto presto e con delle analisi delle urine che attestino la gravidanza. Quanto presto non si sa, suggeriscono le sette. Arrivo presto, ma c'era gente dalle cinque del mattino e le persone che visitano per prendere la pillola sono solo dieci, ma la danno solo a cinque. Dopo quattro ore, mi fissano un appuntamento due settimane dopo, cioè quando avrei rischiato di andare oltre il tempo massimo», racconta Anna, giovane madre di due bimbi. «L’Italia scandalosamente è all’ultimo posto nel ricorso alla metodica farmacologica tra i Paesi dove si pratica l’aborto legalmente. In barba alle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità» tuona Mirella Parachini dell’associazione Luca Coscioni. Per il Movimento per la Vita meglio così perché «lascia sole le donne, inducendole a sofferenze molto simili all’aborto clandestino». Di certo è inaccessibile a gran parte delle donne e le poche che riescono ad assumerla devono rimanere in ospedale tre giorni. Tre giorni di ricovero che pesano sulle casse di un Sistema Sanitario Nazionale già in crisi. Eppure in Svizzera la stessa pillola, al costo di 600 euro, viene data in uno studio privato. «Prendi la prima pasticca davanti al dottore, firmi un foglio e la seconda la assumi dopo tre giorni a casa tua in Italia» spiega Anna. Oltre a non garantire a ogni donna le stesse possibilità di accedere alla legge, l'alta percentuale di obiettori comporta poi costi aggiuntivi per le strutture: perché se i medici regolarmente assunti rifiutano di praticare l’aborto, allora l’ospedale deve ricorrere agli esterni con la chiamata ‘a gettone’.Una spesa che solo in Lombardia ammonta ogni anno ad oltre 300 mila euro. Ad ammettere che ci sia «qualche criticità», è lo stesso ministro della Sanità Beatrice Lorenzin che ha parlato di una «distribuzione inadeguata del personale» fra le strutture sanitarie all'interno di ciascuna regione. Avvierà un monitoraggio e cercherà una via per la ridistribuzione del personale, ma la situazione pare più complicata. Il Movimento 5 Stelle è arrivato a chiedere di modificare la legge e prevedere che ogni struttura ginecologica pubblica assuma la maggioranza del personale tra i non obiettori, ma bisognerebbe capire che fare con il personale già assunto e soprattutto ci sarebbe il rischio di una modifica restrittiva della legge. Che fare poi se un medico nel tempo cambia idea e diventa obiettore? Fino ad oggi oltre alle convinzioni personali, sembra che molti lo facciano per ragioni di carriera, una scelta per non essere discriminati. «Se si assumono medici con la condizione di fare interruzioni di gravidanza poi non li si può licenziare perché fanno obiezione, ma se fossero militari e diventassero testimoni di Geova il problema non si porrebbe. Evidentemente l'esercito è molto più "Stato" rispetto alla sanità, che troppo spesso è terra di nessuno» nota una ginecologa esasperata dalla situazione. Una terra di nessuno in cui si lascia al caso l’applicazione di una legge.

sabato 12 ottobre 2013

L'Occidente

Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente è che perdono la salute per fare i soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro, che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto.
Dalai Lama

... immigrati

«Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in 2 e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10. Parlano lingue incomprensibili, forse dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina; spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici, sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro. I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali» Ottobre 1919. Dalla relazione dell’Ispettorato per l’immigrazione del Congresso degli Stati Uniti sugli immigrati italiani.

venerdì 11 ottobre 2013

1943 - 1944 LA GUERRA RACCONTATA DA ROBERT CAPA


 Considerato da alcuni il padre del fotogiornalismo, da altri colui che al fotogiornalismo ha dato una nuova veste e una nuova direzione. Robert Capa il famoso fotografo ungherese, pur non essendo un soldato, visse la maggior parte della sua vita nei campi di battaglia, seguendo i cinque maggiori conflitti mondiali: la guerra civile spagnola, la guerra sino-giapponese, la seconda guerra mondiale, la guerra arabo-israeliana del 1948 e la prima guerra d’Indocina. Settantamila foto scattate in quasi quarant’anni di vita. Questa è l’eredità custodita a New York, all’International Center of Photography. Da questo enorme patrimonio il fratello Cornell e il biografo di Capa Whelan hanno selezionato 937 foto, tra le più caratteristiche ed importanti che hanno dato vita a tre serie identiche – le master Selection I, II e III - ognuna completa di tutte le immagini, conservate a New York, Tokyo e Budapest. Una selezione di 78 fotografie saranno ospitate dal 3 ottobre 2013 al 6 gennaio 2014 nel Museo di Roma Palazzo Braschi nella mostra “Robert Capa in Italia 1943 - 1944”.

 Per l’occasione saranno utilizzati i nuovi ambienti espositivi, destinati esclusivamente alle mostre temporanee. Una volta ultimati i lavori di allestimento di tutti gli spazi recentemente restaurati, le sale espositive del palazzo saranno 58, distribuite su tre piani. Questa importante esposizione, ideata dal Museo Nazionale Ungherese di Budapest e Fratelli Alinari, Fondazione per la Storia della Fotografia, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con il Museo Nazionale Ungherese di Budapest, il Ministero delle Risorse Umane d’Ungheria, il Fondo Nazionale Culturale, l’Istituto Balassi – Accademia d’Ungheria a Roma e l’Ambasciata di Ungheria a Roma. L’organizzazione è di Zètema Progetto Cultura e la cura di Beatrix Lengyel. Il catalogo è una coedizione del Museo Nazionale Ungherese di Budapest e Fratelli Alinari, Fondazione per la Storia della Fotografia. Una mostra – la cui tappa successiva sarà Firenze presso il MNAF Museo Nazionale Alinari della Fotografia dal 10 gennaio al 30 marzo 2014 - organizzata in occasione dell’Anno Culturale Ungheria Italia 2013 che coincide con il centenario della nascita di questo grande maestro della fotografia del XX secolo (1913–1954) e che racconta con scatti in bianco e nero il settantesimo anniversario dello sbarco degli Alleati. Esiliato dall’Ungheria nel 1931, inizia la sua attività di fotoreporter a Berlino e diventa famoso per le sue fotografie scattate durante la guerra civile spagnola dal 1936 al 1939. Quando arriva in Italia come corrispondente di guerra, ritrae la vita dei soldati e dei civili, dallo sbarco in Sicilia fino ad Anzio: un viaggio fotografico, con scatti che vanno da luglio 1943 a febbraio 1944 per rivelare, con un’umanità priva di retorica, le tante facce della guerra spingendosi fin dentro il cuore del conflitto. Le immagini colpiscono ancora oggi per la loro immediatezza e per l’empatia che scatenano in chi le guarda. Lo spiega perfettamente John Steinbeck in occasione della pubblicazione commemorativa di alcune foto di Robert Capa “Capa sapeva cosa cercare e cosa farne dopo averlo trovato. Sapeva, ad esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino.” Ed è così che Capa racconta la resa di Palermo, la distruzione della posta centrale di Napoli o il funerale delle giovanissime vittime delle Quattro Giornate di Napoli. E ancora, vicino a Montecassino, la gente che fugge dalle montagne dove infuriano i combattimenti. E i soldati alleati, accolti a Monreale dalla gente, o in perlustrazione in campi opachi di fumo. Settantotto fotografie nelle quali l’obiettivo di Capa mostra una guerra subita dalla gente comune, piccoli paesi uguali in tutto il mondo ridotti in macerie, soldati e civili vittime della stessa strage. Così Ernest Hemingway, nel ricordare la scomparsa, descrive il fotografo:”Ѐ stato un buon amico e un grande e coraggiosissimo fotografo. Era talmente vivo che uno deve mettercela tutta per pensarlo morto.” Foto, famose in tutto il mondo, che raccontano a modo loro la vita.