giovedì 31 ottobre 2013

Salva la tua birra

Il 3 Ottobre AssoBirra ha lanciato la nuova campagna nazionale “Salva la tua Birra”. Una campagna rivolta direttamente ai 35 milioni di italiani che bevono birra e che saranno costretti a pagarla di più.
 La campagna si propone di combattere la decisione del Governo attraverso una petizione popolare, tramite la quale raccoglie le firme di tutti i sostenitori di questa bevanda millenaria.
 La campagna vive principalmente sul web: - sul sito ufficiale www.salvalatuabirra.it e - sulla fanpage facebook https://www.facebook.com/salvalatuabirra e sull’account twitter https://twitter.com/salvalatuabirra

Finora la campagna sta andando molto bene: la risposta dei media è stata ottima e anche i risultati sul web sono stati decisamente positivi. Nei primi 15 giorni abbiamo raccolto 45.000 firme e il sito ha registrato 160.000 visualizzazioni. Sul versante social, invece, abbiamo raggiunto gli 11.000 fan sulla pagina Facebook e le news sulla campagna sono state ri-tweettate anche da top influencer come Oscar Giannino.


La birra è l’unica bevanda a bassa gradazione alcolica che paga le accise in Italia L’iniziativa “Salva la tua birra” vuole, come detto, informare il maggior numero di persone possibile su una tassa ritenuta ingiusta, inefficace e dannosa per tutti. L’accisa è ingiusta, perché la birra è l’unica bevanda a bassa gradazione alcolica a pagarla in Italia (oltre alla birra pagano l’accisa nel nostro Paese solo i vini liquorosi e aromatizzati, i distillati e i liquori). 
Nel nostro Paese quindi non pagano le accise le bevande alcoliche che rappresentano il 65% dei consumi di alcol. Ad esempio, il vino in Italia non paga le accise. Senza contare che le accise sono già cresciute nell’ultimo decennio di quasi il 70%, ponendo l’Italia tra i Paesi che pagano in Europa le accise più alte (senza contare che l’aliquota Iva della birra è da poco arrivata al 22% e l’accisa stessa è gravata dall’Iva). I consumatori italiani pagano tre volte le accise sulla birra rispetto a spagnoli e tedeschi. Una tassa inefficace: aumenta il prezzo, si riducono i consumi e le entrate dello Stato … 

È una tassa inefficace, perché quando aumentano le accise aumenta anche il prezzo della birra e questo produce - soprattutto in un momento di crisi - una inevitabile contrazione dei consumi e, di conseguenza, delle entrate per lo Stato. Anche la Ragioneria generale dello Stato ha recentemente confermato in un parere richiesto dalla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati come l’aumento delle accise sia inefficace come copertura finanziaria e abbia effetti regressivi, invitando il Parlamento ad agire sul versante della spesa pubblica e non delle entrate. Peraltro, dopo un 2012 difficile per i consumi di birra, chiuso con un sostanziale pareggio rispetto all’anno precedente, già nei primi 7 mesi del 2013 le vendite interne delle aziende associate sono già scese del -2,8% con un conseguente calo degli incassi da accisa. Da stime AssoBirra, l’aumento dell’accisa porterà anche ad un calo ulteriore dei consumi di birra valutabile in circa -5/6%.

 Un danno per tutti: per chi beve birra, per chi la produce, per chi lavora nell’indotto Ma soprattutto, aumentare le accise sulla birra è dannoso per tutti, non solo per gli oltre 35 milioni di italiani che la bevono, ma anche per le oltre 500 aziende del settore insieme ai 150mila addetti che più o meno direttamente vi lavorano, così come i 300 imprenditori, soprattutto giovani, che negli ultimi 5 anni hanno aperto micro birrifici, gli agricoltori italiani da cui le aziende si approvvigionano per le materie prime e i gestori degli esercizi pubblici (oltre 200mila imprese tra bar, pub, ristoranti e alberghi dove la birra è protagonista e rappresenta una importante voce di fatturato e introiti).

 La birra, un settore italiano che non rinuncia ad investire Quando parliamo di birra parliamo di un settore italiano, perché il 70% della birra consumata nel nostro Paese è prodotta in Italia. Parliamo di un prodotto che crea occupazione e che è ormai a tutti gli effetti un esempio di Made in Italy alimentare di successo apprezzato in tutto il mondo (l’export ha ormai superato i 2milioni di ettolitri, crescendo del 100% in 5 anni). La birra non delocalizza, perché trattandosi di un prodotto a bassa marginalità diventa più conveniente se prodotto in loco (sempre che il trattamento fiscale non diventi economicamente insostenibile). Aiuta l’agricoltura italiana, perché utilizza prevalentemente materie prime nazionali (sono oltre 649mila quintali di malto d’orzo prodotte nel 2012) e contribuisce allo sviluppo di settori in difficoltà come la ristorazione e i pubblici esercizi. “In tutti questi anni il settore birrario ha lavorato su diversi fronti, sia per migliorare le performance di sostenibilità ambientale, sia per diffondere, soprattutto tra i giovani, una cultura del consumo responsabile”, spiega Frausin. “In 10 anni abbiamo ridotto il consumo di energia di 660mila MJ (pari al consumo energetico annuo della città di Parma), di acqua per 9 miliardi di litri (pari al fabbisogno idrico della Valle D’Aosta) e le emissioni di CO2 per 62mila tonnellate (pari alla quantità assorbita da un bosco di 600 ettari). Negli anni abbiamo anche promosso un consumo della birra moderato e a pasto, da 6 anni promuoviamo e finanziamo campagne informative per un consumo responsabile delle bevande alcoliche, dicendo “no all’alcol” nelle situazioni a rischio, come prima di mettersi alla guida, durante la gravidanza, per i minorenni”. 

 Accisa più alta, “pizza e birra” più cara per tutti Conclude Frausin: “La birra è una bevanda naturale (quattro semplici ingredienti: acqua, cereali, lievito e luppolo), moderatamente alcolica (4-6 gradi le birre più comuni), poco calorica (un bicchiere da 20cl di birra chiara conta 68 calorie, come il succo d’arancia), accessibile a tutti (il prezzo medio al supermercato di una bottiglia da 66cl è 1 euro). È una bevanda mediterranea, che da millenni fa parte delle abitudini di consumo in tutto il mondo. Aumentare le accise significherebbe colpire uno degli ultimi piaceri - la serata in pizzeria e l’accoppiata birra e pizza - che è rimasto a tante famiglie. Per questo chiediamo agli italiani di sottoscrivere la nostra petizione, per “difendere” quel sorso di birra in più che fa la differenza”:

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