venerdì 14 febbraio 2014

Vivaldi l'islandese

A lanciare un social network “sicuro”, alternativo a Facebook e simili, e che non faccia della profilazione degli utenti la principale fonte di monetizzazione, ci hanno già provato in tanti. Un nome su tutti, che molti appassionati di cose internettiane ricorderanno, è quello di Diaspora, la rete sociale che prometteva agli utenti il completo controllo sui propri dati. Progetto ambizioso, forse troppo, naufragato tragicamente dopo il suicidio di uno degli ideatori. Dall’Islanda ci prova adesso Vivaldi, una rete sociale partorita della mente irrequieta dell’ex Ceo di Opera Jon S. von Tetzchner. Rispetto a predecessori come Diaspora, Vivaldi parte decisamente con meno ambizioni, e forse per proprio per questo potrebbe avere maggiori possibilità di sopravvivenza. 
Il sito offre crittografia “from the start”, quindi non solo in fase di login: tutte le comunicazioni da e per i server viaggiano sempre su protocollo https, dunque in teoria a prova di intruso (anche se si è scoperto di recente che la NSA è in grado di violare anche tale protezione). La sede operativa è in Islanda, celebre per essere uno dei paesi al mondo che tutela maggiormente la libertà di espressione e i diritti dei consumatori. Una scelta non casuale, visto che, almeno all’inizio, von Tetzchner punta ad attrarre un bacino di utenza composto soprattutto da persone attente ai temi della riservatezza e della privacy. L’imprenditore nato a Reykjavík punta inoltre a intercettare almeno una parte di quei dieci milioni di utenti lasciati a piedi proprio dalla sua ex azienda, che dal prossimo primo marzo ha deciso di chiudere la rete sociale MyOpera. Per questo, da qualche giorno 
Vivaldi offre uno strumento per importare in maniera semplice e veloce il proprio blog ospitato su MyOpera (o su WordPress), oltre a una email integrata con 5GB di spazio di archiviazione e priva di annunci pubblicitari, altri 5GB per le foto e l’accesso a un forum di discussione interno. Senza advertising, Vivaldi dovrà trovare altri canali per finanziarsi e fare utili: von Tetzchner pensa a servizi premium, o all’inserimento di link di affiliazione a siti esterni come Google, eBay ed Amazon. Per il momento, i soldi per lanciare il progetto li ha messi tutti il vulcanico fondatore, che in alcune intervista rilasciate per fare un po’ di pubblicità alla nuova creatura, già che c’era si è tolto un po’ di sassolini della scarpe, criticando diverse scelte operate da Opera negli ultimi anni. Su tutte quella di abbandonare lo sviluppo di Presto, il motore interno proprietario su cui girava il browser, a favore dell’engine Webkit, lo stesso usato da Chromium, Chrome e Safari. “Quando ho lasciato la società avevamo 60 milioni di utenti per la versione desktop e stavamo crescendo bene. Ora sono scesi a 50 milioni e la maggior parte di essi usa la vecchia versione Opera 12, basata su Presto”, ha dichiarato l’imprenditore a The Register. “A Opera avevamo uno slogan: che se qualcuno era meglio di noi, era un bug. Poi la mentalità è diventata: se non siamo i migliori, vediamo se ci possiamo fare qualcosa senza spendere troppi soldi”.
Federico Guerrini - Wired.it

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