sabato 15 marzo 2014

Aborto e obiezione di coscienza: lanciata una petizione on line

Una petizione on line per vietare l'obiezione di coscienza per medici e farmacisti, nel rispetto della libertà di coscienza. E' stata lanciata sul sito www.change.org da Democrazia Atea ed ha già raccolto 600 firme. "Vogliamo che i medici - scrivono i promotori in una lettera-appello indirizzata anche al presidente della Camera, Laura Boldrini, a Pietro Grasso, presidente del Senato e al premier Matteo Renzi - nell'esercizio delle professioni sanitarie nelle strutture pubbliche non abbiano remore morali. Pertanto se la religione impedisce a un medico di praticare le trasfusioni di sangue come terapia lecita, sicuramente quel medico dovrà scegliere di non fare l'ematologo, mentre se la religione impedisce a un medico di praticare l'interruzione di gravidanza, quel medico potrà sempre scegliere di fare il dentista o l'ortopedico, non deve necessariamente fare il ginecologo, ovviamente se opera nella sanità pubblica". La libertà di coscienza e l'obiezione di coscienza, si legge ancora, "spesso sono confusi e sovrapposti e spesso anche da chi, per mestiere o per funzione, dovrebbe teoricamente essere in grado di conoscere le differenze tra l'uno e l'altro concetto". 

La libertà di coscienza è, per Democrazia Atea, "un diritto fondamentale inviolabile che trova la sua fonte nella Costituzione e nelle Convenzioni internazionali sui diritti fondamentali dell'uomo. Ognuno può legittimamente rifiutarsi di compiere un atto doveroso - si osserva - se dall'esecuzione di quell'atto ne possa derivare una lesione di diritti fondamentali inviolabili". Ma - osservano i promotori dell'iniziativa - con l'obiezione di coscienza invece non si denuncia alcuna incostituzionalità della norma che si intende disattendere e ciò che si invoca sono i personali convincimenti, politici o religiosi, attraverso i quali si ritiene di poter legittimare il proprio rifiuto. Quindi - concludono i promotori - nel caso della libertà di coscienza il rifiuto è motivato dalla lesione di diritti costituzionali, nel caso della obiezione di coscienza il rifiuto è motivato dalla lesione di convinzioni personali". (globalist.it)

3 commenti:

IL MIO BLOG IN UNO ZAINO ha detto...

Condivido il fatto che le strutture pubbliche debbano assistere le pazienti che hanno deciso l'interruzione di gravidanza. E non le si può abbandonare come nel caso di Valentina o altre che devono ricorrere ai privati. Vorrei anche scordarmi dello scandalo di anni or sono di quegli obiettori del pubblico che praticavano aborti nei loro ambulatori; spero fossero solo casi e che non sia più così. Ma anche i consultori dovrebbero essere composti di persone che assistono; non come successe ad una persona che conosco che anni fa si rivolse al consultorio per conoscere la procedura dell'aborto e si trovò davanti ad un obiettore che per tutta risposta le disse "ci doveva pensare prima". Sono argomenti spinosi, ma resta il fatto che una struttura pubblica deve fornire tutto il servizio nel rispetto della legge. Ciao. Marilena

stefitiz ha detto...

Ciao Marilena, mi trovi perfettamente d'accordo. Grazie della visita

stefitiz ha detto...
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