martedì 22 aprile 2014

Alzheimer, test “made in Italy”

 Un esame del sangue “made in Italy” predice il rischio di ammalarsi di Alzheimer, misurando la concentrazione di rame “libero” nel plasma che, se elevata, triplica il rischio di malattia. 
Sono i risultati di uno studio dell'università Cattolica di Roma e Fatebenefratelli di Roma e Brescia pubblicato su Annals of Neurology.«La prospettiva è prevenire la malattia abbassando le concentrazioni di rame nel sangue di persone a rischio» spiega Rosanna Squitti ricercatrice della Fondazione Fatebenefratelli di Roma.

Negli ultimi anni diversi studi hanno confermato che il rame gioca un ruolo importante nei processi patologici della malattia in circa il 60% dei pazienti - spiega il coordinatore del lavoro Paolo Maria Rossini ordinario di Neurologia alla Cattolica -. Il rame libero, circolante nel sangue, che è in grado di raggiungere il cervello esercitando un'azione tossica, potrebbe divenire, dunque, un bersaglio preferenziale di terapie preventive almeno per i casi rame-correlati.


Gli esperti hanno seguito per 4 anni persone con lieve declino cognitivo e quindi ad alto rischio di Alzheimer. Su loro è stato eseguito il test del rame all'inizio dello studio. E' emerso che con concentrazioni plasmatiche elevate di rame libero si ha un rischio triplicato di ammalarsi di Alzheimer. E' di circa un mese fa l'annuncio di esperti della Georgetown University di un test del sangue con un'accuratezza del 90% per diagnosticare l'arrivo della patologia nell'arco di tre anni, misurando i livelli di 10 molecole.

Il test italiano riguarda quei casi di Alzheimer che si possono considerare rame-correlati e potrebbe portare in pochi anni a terapie preventive volte ad abbassare i livelli di rame nei soggetti a rischio. «Abbiamo presentato una richiesta di finanziamento dell'Unione Europea appositamente per verificare l'efficacia di terapie che ripristino i normali livelli di rame, terapie già esistenti in commercio e a baso costo, proprio per i soggetti a rischio che presentano queste anomalie» conclude Squitti.

Nessun commento: