giovedì 17 luglio 2014

Dhl: gli stessi diritti dei coniugi alle coppie di fatto e dello stesso sesso che convivono da un anno

Congedo matrimoniale alle “unioni di fatto”. In un’epoca in cui la crisi corrode lentamente i diritti fondamentali acquisiti dai nonni dei nostri nonni, c’è anche chi decide di puntare sulle donne e sulla famiglia, mettendo al centro l’identità delle persone.
È il caso dell’accordo integrativo che la Dhl, colosso delle spedizioni con 2.500 dipendenti nello Stivale, ha siglato il 27 giugno con i sindacati e che contiene la possibilità per le coppie non sposate ma conviventi di poter usufruire di un diritto, il congedo matrimoniale, oggi riservato alle persone sposate (articolo 25 diversità ed inclusione). E siccome in un momento di “vacche magre” ci si sposa sempre meno, la nuova possibilità è stata colta con un sorriso specialmente dai dipendenti della sede Dhl di Gaggio di Marcon, un’ottantina, la maggior parte donne e pure conviventi.
«Si tratta di una contrattazione che ha valenza nazionale», spiega Federica Vedova, segretaria regionale della Filt Cgil, «ma è frutto di un lavoro di anni e anni e del tentativo di far passare alcuni concetti importanti. La filiale Dhl di Marcon ha sviluppato progetti che favorivano la conciliazione dei tempi di vita e lavoro, proprio perché molti dipendenti sono genitori e sono donne. Dunque c’era una condizione favorevole per pensare di estenderli a tutte le filiali».
Inoltre, il direttore del personale di Dhl Italia, Piermattia Menin, padovano, è stato responsabile area del Veneto di Dhl. «Il congedo familiare può essere richiesto da chi presenta uno stato famiglia da cui si evince che è convivente da almeno un anno, e può esser concesso una volta sola in tutta la carriera lavorativa, 15 giorni di ferie pagate», precisa. Le unioni di fatto possono essere eterosessuali o di persone dello stesso sesso, ma non è questo che incide sulla carica innovativa e rivoluzionaria dell’integrativo, secondo il sindacato. «L’azienda interviene in termini di diritti, non in termini di vita personale: ecco il salto culturale, l’azienda ti riconosce in quanto persona. È un principio di diritto civile, di riconoscimento della persona, un cosa molto rara essendo noi a causa della crisi abituati a ragionare sulla riduzione dei posti lavoro e dei diritti».
«Nella sede di Gaggio della Dhl», spiega Sara Lapiccirella, delegata della Filt Cgil, «la maggior parte delle lavoratrici sono donne. Questo accordo riconosce il part-time reversibile fino a tre anni di compimento di età del figlio, il part-time reversibile in caso di malattie che prevedono trattamenti particolari fino a quando lo richiede il lavoratore e persino il part-time flessibile a chi ha orari disagiati. Il congedo è però il punto che colpisce di più. A Marcon le donne sono per la maggior parte conviventi perciò mi sa che tutte chiederanno il congedo e ci si dovrà organizzare per non svuotare l’ufficio. C’è persino una coppia di fatto dove entrambi sono dipendenti Dhl».
Marta Artico - La Nuova Venezia

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