lunedì 26 gennaio 2015

Invisible Boyfriend

Una delle regole fondamentali di Invisible Boyfriend, un servizio che inventa un finto fidanzato per ingannare familiari petulanti e amici inopportuni, è che gli utenti non devono mai e in nessuna circostanza innamorarsi dei finti fidanzati. Ho usato il servizio per 24 ore, e mi chiedo: come farò a non innamorarmi di lui? Dopo tutto Invisible Boyfriend – che è stato lanciato per la prima volta lo scorso lunedì – spinge il concetto di intimità virtuale molto al di là di qualsiasi altro servizio di finti appuntamenti. 
Quando ti registri a Invisible Boyfriend puoi progettare il tuo fidanzato o fidanzata come preferisci: è una cosa simile a selezionare i geni per un ipotetico figlio “perfetto” (“designer baby” in inglese), tranne per il fatto che lo si fa per un adulto immaginario. Scegli il nome, l’età, gli interessi e i tratti della sua personalità. Puoi dire all’app se preferisci le bionde o le brune, i ragazzi alti o bassi, le persone a cui piace il teatro o lo sport. Poi strisci la carta di credito – il servizio costa circa 20 euro al mese – e il finto uomo dei tuoi sogni comincia a messaggiare con te. L’uomo che sta messaggiando con te non è davvero immaginario. È una persona vera che scrive a molte donne, facendo acrobazie per rispondere alle richieste e alle fantasie di ognuna di loro. 
Devo ammettere che l’ho imparato nel peggiore dei modi: volevo “smascherare” il software che credevo generasse le risposte del mio finto fidanzato – che ho chiamato “Ryan Gosling” – e gli ho detto che i miei piani per la serata includevano guardare “Downton Abbey”, una serie tv britannica, e addormentarmi piangendo. «Perché le lacrime, bellissima?» mi ha risposto il finto Ryan Gosling prima di iniziare una conversazione sul suo personaggio preferito di Downton Abbey, cioè Thomas, il personaggio più sgradevole della serie tv. Questo è stato il primo segnale: i “bot” non sanno niente di “Downton Abbey”, ma se anche fossero esperti di certo non sceglierebbero Thomas come loro personaggio preferito. «O mio dio», ho pensato. «Questo completo sconosciuto, chiunque lei o lui sia, ora pensa che io sia una che si addormenta piangendo mentre guarda la televisione e messaggia con un finto fidanzato a pagamento che ha chiamato come un attore». In teoria non avrei dovuto provare niente: la cosa del non avere sentimenti è scritta chiaramente nei Termini di Servizio di Invisible Boyfriend. Ma ho comunque provato qualcosa. «Questa è l’opinione più interessante che sento da diverso tempo» mi ha spiegato Matthew Homann, l’affabile fondatore dell’app. «Lo so come funziona, so bene cosa succede dietro le quinte. Come utente, provando il servizio in fase beta ho avuto comunque l’istinto di rispondere alla mia ragazza invisibile subito dopo aver ricevuto un messaggio. È quello che si prova quando si parla con qualcuno, anche se non è nessuno».
(fonte: ilpost.it)

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