martedì 4 agosto 2015

Ho fatto il solo errore che non andrebbe mai fatto

Quanta frenesia il giorno che decidi che è arrivato il momento. Sei pronta. Vuoi un figlio.
Ti senti un’euforia dentro, mista all’ansia che il tuo desiderio non si avveri. T’impegni, cambi stile di vita. Ogni gesto, ogni decisione è filtrata da quel pensiero, da quell’obiettivo che vuoi raggiungere. E sei fortunata. Il miracolo avviene. Inizia l’avventura.
Ed eccoli, tutti lì a consigliare, a dire la loro, a voler dispensare perle di saggezza materna. I pannolini, il ciuccio, le pappe, la nanna, girello si girello no, e cosi via, per anni. Chiacchiericci continui intorno a cose vecchie quanto il mondo, inezie vestite da problemi, e nessuno che dica «guarda che questo è ancora un gioco, non è fare la mamma».
E sia. Mi sono impegnata, ho fatto tutte le cosine per bene. I pasti sani, i riposini regolari, le passeggiate, e andavo avanti fiera ed ingenuamente convinta che l’aver rispettato scrupolosamente tutte le tappe avrebbe fatto del mio cucciolo un bimbo forte e sicuro. Come quando ti accingi a preparare un dolce, se rispetti le dosi e i tempi deve venir buono per forza. Ma il mondo non funziona come il ricettario della nonna. Questo mondo non funziona così. Costringe a violare le dosi, a sconvolgere i processi.
Quando diventi mamma non ti fermi mai, neanche per un attimo, a pensare che quello che ti farà soffrire non saranno le notti insonni o le inappetenze di tuo figlio, o i dentini che per venir fuori gli daranno il tormento. Non sarà l’ansia di togliergli il pannolino alla «giusta» età o il ciuccio prima che il palato si deformi. No. Il dolore viene dopo.

Quando ti rendi conto che l’orgoglio per quel figlio buono e gentile, quasi delicato nel suo essere sempre disponibile con gli altri, lascia il posto ad una rabbia impotente perché lo vedi soccombere attonito di fronte ad un’ingiustizia, incapace di reagire. Gli leggi nello sguardo l’incredulità per la cattiveria subita e tu sei lì, che cerchi di spiegargli le cose affinché continui a vedere il mondo con gioia, con fiducia. E lui ti ascolta. Perché lui si fida di te. Crede in quello che dici.
Ma ad ogni nuova «crudeltà di bambino» lo vedi rattrappirsi sempre di più, accettare sempre più impotente questo mondo nel quale la mamma gli dice di credere. «Non s’insultano le persone». «Non si allungano le mani». «Non si deridono le persone in difficoltà». E lui lo fa. Ubbidisce alla mamma. Perché la mamma è fantastica e non può non aver ragione.
Ma forse la mamma ha sbagliato, non aveva ragione. La ricetta non è quella giusta, forse le dosi andavano corrette, ed anche i tempi e i modi. E quando lo capisci ti senti schiacciata, ti manca il respiro, perché realizzi che quello che hai fatto è stato voler creare un bimbo perfetto, da manuale, da casa col mulino bianco. Hai fatto l’unica cosa da non fare. Credere che tuo figlio ti appartenga. Illuderti che lui sia una tua nuova versione, da correggere, da migliorare.
Un errore grossolano, madornale, con il quale fare i conti ogni volta che vedi tuo figlio cadere e faticosamente rialzarsi, facendoti violenza per non intervenire, comprendendo con dolore che deve farcela da solo, che non puoi, e non devi, essere lì ogni volta a fargli da scudo.
Puoi soltanto infondergli coraggio, fiducia, quella fiducia così fragile e labile anche per tua colpa.
Per colpa di quell’amore immenso ma insano che ti porta a scremare la vita di tuo figlio da ogni bruttura, a volere per lui solo la luce calda del sole, il profumo dei biscotti appena sfornati, il rassicurante tepore di un abbraccio.
Vuoi la favola per tuo figlio, trascurando che in tutte le favole c’è sempre il lupo cattivo, quel lupo cattivo del quale non gli avevi parlato.
(27esimaora.corriere.it)

Nessun commento: