lunedì 28 settembre 2015

Roma città aperta

In una Roma liberata che tenta di tornare alla normalità dopo gli anni della guerra e dell’occupazione nazista, nel settembre del 1945 al Cinema Quirinetta viene proiettata la magistrale opera di Roberto Rossellini “Roma città aperta”, che insieme a “Ossessione”, “Paisà” e “I bambini ci guardano” getterà le basi del neorealismo. Forte del ricordo della guerra ancora vivo tra gli italiani, il regista rende omaggio a un Paese e a un intero popolo appena riemerso dal clima di terrore, violenza e morte dovuto alla guerra, con un’oggettività priva di retorica e con il tentativo di esser equo e distante da giudizi politici, realizzando uno dei più grandi capolavori del cinema, come dirà qualche anno più tardi il collega Jean Luc Godard: «“Con Roma città aperta”, l'Italia ha appena riconquistato il diritto per una nazione a guardarsi in faccia». Accolto tiepidamente dalla critica italiana, guadagnerà il plauso di quella straniera, vincendo a Cannes nel 1946 il Grand Prix come miglior film, oltre a una candidatura agli Oscar e due Nastri d’Argento per la regia e per l’interpretazione di Anna Magnani. “Roma città aperta” trae spunto dalle figure di Pietro Pappagallo e di don Giuseppe Morosini, sacerdoti uccisi dai nazisti nel 1944, e dalla tragica storia di Teresa Gullace, madre di 5 figli e incinta del sesto, che viene barbaramente uccisa davanti alla caserma di Viale Giulio Cesare dove é rinchiuso il marito Girolamo, in una città flagellata dalle bombe, senza acqua né cibo, sommersa dalle macerie e sotto il pugno di ferro nazista, che reagisce con rastrellamenti e violenze alle incursioni partigiane. Rossellini parte da fatti di cronaca che all’epoca scossero il cuore di tutti i romani e sceglie Aldo Fabrizi per il ruolo del sacerdote e l’intensa Anna Magnani per il ruolo della madre, concedendosi come unica licenza narrativa la presenza sulla scena di uno dei figli della donna nella scena dell’uccisione, il piccolo Marcello, interpretato da Vito Annicchiarico. Anni dopo, il figlio di Teresa Gullace ricorderà così il giorno che cambiò la vita alla sua famiglia e il gesto disperato di sua madre: «Un impulso l'ha fatta scattare mentre pensava: sono incinta al settimo mese, non mi ammazzeranno mai...».

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