domenica 29 novembre 2015

Collin Clarke, culturista con la sindrome di Down

Ha conquistato un dignitosissimo quinto posto alla gara di bodybuiding che si è tenuta qualche giorno fa a Louisville, nel Kentucky. Ma soprattutto ha coronato il suo sogno: essere un culturista a livello agonistico, nonostante il suo cromosoma in più e la corporatura ridotta. Così la storia e le fotografie di Collin Clarke, 22 anni, stanno facendo il giro della rete e i media anglosassoni gli stanno dedicando una discreta attenzione. La sindrome di Down, infatti, non gli sta impedendo di coltivare la sua passione, superando anche le difficoltà che gli pone la sua statura, al di sotto della media.

giovedì 26 novembre 2015

"Io, italiana, musulmana e moderata. Vi spiego dove attecchisce l'estremismo"

Mi chiamo Alessandra,
Sono un architetto e ricercatore presso l’Università di Lovanio.
Sono italiana. Sono musulmana. Mi occupo di diritti delle donne e integrazione. Mio marito, anche lui ricercatore, anche lui musulmano, ma arabo, di difesa dei civili e i diritti umani.
La nostra vita si divide fra il Belgio, l’Italia e la Palestina: consideriamo ognuno di questi posti come casa nostra.
Conosco bene Molenbeek. Ho lavorato in questo quartiere di Bruxelles per due anni. Ho ottenuto il mio master con una ricerca su questo luogo. Quando sono in Belgio, è qui che vengo a fare la spesa al mercato del giovedì. Da qui venivano tre degli attentatori di Parigi. Da qui proveniva parte delle armi usate per l’attentato a Charlie Hebdo. Da qui sono partiti molti europei diretti in Siria.
Girando per queste strade, conoscendone la comunità, è possibile capire almeno in parte i motivi per cui il "reclutamento" qui funziona e come sia possibile instradare ragazzi a idee assurde, lontane anni luce dai contenuti del Corano.
Gli abitanti di Molenbeek sono in grande maggioranza immigrati. Una parte consistente del quartiere conta più abitanti per chilometro quadro di un campo rifugiati dell’Onu: ci si ammassa in appartamenti decadenti e sovraffollati. Moltissimi vivono sotto la soglia di povertà. “Farcela” qui è difficile e per alcuni giovani la via è darsi al piccolo crimine. La comunità di origine europea di Bruxelles e dintorni ed i migranti di Molenbeek non si incontrano quasi mai: per paura e per scarsa conoscenza reciproca e per molta disinformazione da entrambe le parti, in un quadro in cui le autorità che hanno il difficile – ma non impossibile – compito di mediare fra queste due comunità compiono numerose leggerezze ed clamorosi errori.
Molti ragazzi provengono da famiglie che hanno ricevuto pochissima istruzione, e che anche dal punto di vista dei contenuti religiosi conoscono solo quanto è stato tramandato dalle tradizioni del proprio villaggio. Su questa “tabula rasa” fatta di ignoranza, isolamento e frustrazione, l’intervento di chi recluta per l’estremismo si innesta facilmente.
L'interpretazione forzata e decontestualizzata del Corano avviene da molti versanti, musulmani e non: nel migliore dei casi è frutto di un’interpretazione ingenua e grossolana. Più la nostra reciproca ignoranza persiste, più è facile convincere, versetti alla mano, che noi europei siamo il male assoluto supportato dai musulmani moderati – rei di essere venuti a patti con l’Occidente. Con lo stesso metodo è altrettanto facile convincere che noi musulmani siamo tutti estremisti armati di Corano e fucile.
Eppure, posso dire con certezza che a Molenbeek ed altrove i ragazzi, le ragazze, le famiglie, le persone che rifiutano in tutti i modi di cedere a questa narrativa sono tantissimi, sono la maggioranza assoluta. Però, per quanto tenace, la nostra è una resistenza silenziosa.
Sempre più spesso noi musulmani moderati veniamo interrogati e ci interroghiamo a proposito del nostro contributo all’arresto dell’estremismo islamico.
Vi posso raccontare quello che facciamo io, mio marito, le nostre famiglie e i nostri amici. Cerchiamo di parlare, soprattutto con quelli di idee molto diverse dalle nostre. Cerchiamo di confrontarci. La nostra casa è sempre aperta a tutti. Ci impegnamo tutti i giorni a portare un altro messaggio: che le differenze, tutte, anche quelle religiose, sono un tesoro.
Ci capita di incontrare gente con idee radicali, musulmani e non: ci confrontiamo anche con loro. Parliamo. Soprattutto studiamo, leggiamo, cerchiamo, ci chiediamo perchè, in modo da potere dare una solida base alle nostre idee.
E' sufficiente? No, non credo.
Ci sentiamo impotenti e ci domandiamo ogni giorno, in tanti, cosa possiamo fare oltre che mantenere una condotta esemplare, oltre ad essere un bravo cittadino, un lavoratore onesto, un buon vicino di casa, una persona cortese e alla mano con tutti, oltre a dedicarsi alla famiglia e agli amici... Per molti questo è il migliore veicolo che si possa trovare. Viviamo il credo religioso in modo naturale, come un insieme di linee guida per vivere al meglio la vita, non passiamo il tempo ad esaminare ogni singola cosa in termini di religione e ci sembra anche paradossale dovere “convincere” di una cosa – apparentemente – palese ed ovvia come la nostra “normalità” ed “umanità”. Molti di noi sono occupati a tempo pieno, come tanti altri cittadini, ad arrivare a fine mese e pagare le bollette, e non resta spazio per fare molto altro.
Non tutti sono bloggers, non tutti hanno attitudine da attivista o capacità da leader. Parlare di una comunità presuppone di averne l’autorità e spesso si teme di creare più danno che giovamento. Inoltre, chi come me vive all’estero, deve tenere in considerazione che buttarsi in iniziative pubbliche può rendere più difficile l’inserimento nel nuovo paese.
Ho sentito chiedere perchè i musulmani moderati non denunciano gli estremisti, qualora ne conoscano. I gruppi in cui si sviluppano gli integralismi sono molto chiusi ed inaccessibili. Non abbiamo vite in comune. Quello che ci insegna la storia di Salah Abdeslam, l’attentatore di Parigi gestore di un bar malfamato di Molenbeek, è che il “terrorismo islamico” e la religiosità non sono interconnesse.
Ho vissuto l’attacco di Parigi dal Medio Oriente, da cui scrivo ora. Vedo come la notizia è raccontata da giornali e televisioni: è in tutte le discussioni nelle caffetterie, nelle università, a casa all’ora di cena. La notizia qui è stata presa con amarezza ed orrore. Non c’è niente da festeggiare: è una sconfitta. Le persone si chiedono quale sia lo scopo di questa follia: la conquista dell’Occidente? Per fare cosa? E per chi? Vogliono obbligare alla conversione di massa? Sarebbe assurdo, oltre che esplicitamente proibito da molteplici versetti del Corano ehadith del Profeta (PBSL).
Osservando da qui i fatti degli ultimi anni, appare all’orizzonte la lunga storia di occupazioni e interventi militari molto pesanti portati avanti negli ultimi 30 anni da stati esteri: in alcune regioni come l'Iraq, esiste uno stato di shock endemico nei civili, e milioni di persone nel corso di almeno due generazioni hanno avuto contatto con l'Occidente in maniera solamente negativa, alimentando frustrazione, diffidenza ed incomprensione. Inoltre, osservando con più attenzione, salta all’occhio come le biografie di molte delle figure prominenti dell'estremismo armato siano accomunate dall’avere vissuto la prigionia di guerra e torture (anche collettive), talvolta in strutture come Abu Ghraib. Chi esce vivo da queste esperienze spesso porta con sè personalità sfigurate, spogliate della propria umanità, ossessionate dall’orrore.
Credo che ora più che mai sia importante, per tutti, farsi delle domande, e non avere paura di sapere. Non avere paura di guardarsi reciprocamente più da vicino. Cercare di capire come sia possibile che certe mostruosità accadano, dove affondano le loro radici, cosa ha contribuito a crearle, cosa contribuisce ora a mantenerle, e qual’è la nostra fetta di responsabilità. Da cittadina, credo che sia un dovere civile. Da musulmana, so che è un obbligo di fede.


Forse questo può aiutarci ad evitare il trinceramento sociale e trovare una contro-strategia più intelligente dei bombardamenti a tappeto e più sensata rispetto ad espellere 30 milioni di immigrati.

Fonte: L'espresso

martedì 24 novembre 2015

Autunno

Quattro uccelli litigarono.
Quando l’albero fu tutto spoglio,
venne Venere travestita da matita
e, in bella grafia,
appose la firma sull’Autunno,
cambiale in scadenza di turno.

lunedì 23 novembre 2015

'Diamo la caccia agli impostori'

E' diventato virale in Francia, dopo gli attentati del 13 novembre, il video-appello su Youtube di un blogger musulmano francese. Bassem Braiki si rivolge a tutti i "Muslim": "Sono stufo di questi attentati - dice - rischiamo di entrare in una guerra civile molto dolorosa". Poi in modo schietto: "Proteggiamo la nostra religione, i valori dell'Islam", e infine l'appello: "Diamo la caccia agli impostori, tocca a noi fare pulizia".


 

giovedì 19 novembre 2015

Un cerotto si illumina se la ferita è infetta

Un cerotto “intelligente” che cambia colore quando rivela un'infezione, permettendo di individuarla immediatamente e, allo stesso tempo, di diminuire l'uso di antibiotici non necessari. 

A metterlo a punto sono stati gli scienziati della Bath University, nel Regno Unito. Il mini dispositivo indossabile funziona attraverso il rilascio di colorante fluorescente da piccole capsule nel momento in cui i batetri che popolano una ferita producono tossine. Il meccanismo non si attiva nel caso di batteri innocui, bensì solo nel caso di microrganismi pericolosi.

Questo consente ai medici di identificare le infezioni e trattarle in modo rapido, cosa che potrebbe rivelarsi molto utile nei bambini, particolarmente suscettibili a causa del loro sistema immunitario immaturo.

Le infezioni, infatti, possono rallentare la guarigione, portando a soggiorni più lunghi in ospedale e cicatrici a volte permanenti, oltre che provocare il rischio di setticemie.
Tuttavia, per i medici sono difficili da diagnosticare senza rimuovere la medicazione, procedura dolorosa che può rendere difficile la rimarginazione. Per questo tendono a prescrivere antibiotici come precauzione, prima ancora che l'infezione sia confermata anche se, così facendo, si aumenta il rischio di sviluppare batteri resistenti ai farmaci considerato uno dei maggiori problemi di salute.

L'invenzione, ora in fase di test clinico, sostiene Toby Jankins, capofila del progetto, «potrebbe contribuire a salvare vite umane».

link originale

lunedì 16 novembre 2015

Il bosco verticale

E' il protagonista dell'anno, il progetto vincitore del titolo di miglior grattacielo del mondo eletto dal Council on Tall Buildings and Urban Habitat promosso dall'Illinois Institute of Technology di Chicago. Il bosco verticale di Stefano Boeri come non lo avete mai visto grazie al drone del videomaker Davide Piras

domenica 15 novembre 2015

Misurina, la nascita

Tanto tempo fa, Sorapis, era un uomo in carne ed ossa e, Misurina, era sua figlia. Amava tantissimo la sua bambina, avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei. Misurina era capricciosa, molto bella, ma pretendeva di avere sempre tutto ciò che desiderava. Aveva sentito raccontare di uno specchio magico, che, guardandolo, si poteva sapere tutto ciò che si voleva sapere.
Chiese a suo padre di andare a cercarglielo, e lui, per accontentarla, partì alla ricerca dello specchio.
Incontrò una fata che gli disse:-"Io posso darti lo specchio, ma in cambio voglio te, diventerai alto come una grossa montagna e, con la tua ombra, mi riparerai dal sole. Facciamo così, dirai a tua figlia che voglio te, in cambio. Se lei rinuncerà sarai salvo, altrimenti si compirà l'incantesimo!".
Il padre accettò, convinto che, Misurina, per quanto capricciosa, avrebbe preferito il suo papà ad uno specchio.
Invece, quando tornò a casa, e riferì le parole della fata, Misurina rispose:-"Si, si, papà, dammi lo specchio...è bello diventare una montagna. Immediatamente Sorapis si trasformò in montagna, e, appena Misurina lo vide, si pentì del suo egoismo. Lo chiamò disperata, ma ormai non c'era più nulla da fare. Cominciò a piangere, tanto pianse che si sciolse completamente e le sue lacrime diventarono un lago, il bel lago azzurro che si chiama Misurina e che si trova ai piedi del monte Sorapis.

venerdì 13 novembre 2015

Taaac

Arrivi a 75 anni che pensi che la vita le' bela.
Ho mandato a cagare piu' io in tutta la storia del cinema italiano che nessun altro.
Ma si sa...''il vai a cagare pirla''...oggi non lo si usa quasi piu'....
Chi riesce a fregarsene dei problemi poi alla fine vince sempre.
Sono un appassionato di auto, ho figli e ho una bella casa fuori dalle balle.
Mi mancano quelle belle vie di Milano vuote dove si girava in bicicletta.
E la scena del trattore in piazza San Babila...fantascienza se pensiamo a cosa c'e' oggi...
Ma va bene cosi'....
Oggi le persone vivono freneticamente con il taaac....
Se pensate alla velocita' di tutto e tutti....
Accompagni i figli a scuola....taaaac....
Torni a casa e prepari da mangiare....taaaac....
Guardi tua moglie e pensi che ti sei sposato per amore e non per altro.....taaaac...
E la tua felicita' e' un taaaaac....
Che posizioni in fondo alle frasi perche' in quel momento sei felice ed infelice...
Felice perche' hai tante cose....infelice perche' le cose che non avevi prima ti mettono a disagio in quel momento...
E vorresti tornare indietro alla tua semplicita'.
E cosi' la societa' d'oggi va forte...
E i ragazzi sono pieni di troppe cose che non possono far nascere un qualcosa che si possa definire Trash...
Anzi oggi c'e' troppa poca leggerezza...
E le generazioni mie Teocoli, Boldi, Abatantuono, Villaggio...
Non le eguagliera' nessuno.
Perche' noi abbiamo fatto epoca....
Con le nostre vite, le nostre abitudini e le nostre tristezze e le nostre tragedie.
Perche' un comico che puo' far veramente ridere deve ''sorbirsi'' esperienze di ogni genere...
E la bellezza di una faccia che si riconosce e' proprio questo...
Se mi riesci a guardare negli occhi ti sentirai a casa...
Una casa che si chiama ''Italiano''...
Come le belle cose che si facevano tra il 1960 e il 1990....
Poi tutto diventa difficile...
Ed e' un peccato non per me che ho anche l'umbrela...
Ma piu' per voi che ridete poco e vi divertite male.
Provate dunque ad usare un Taac per ogni cosa che fate...
Anche se siete tristi ripetetevi....
<<Sono triste taaaaac....>>
<<Sono felice taaaaac....>>
Vedrete che prima o poi un sorriso arriva.
Ecco quello sono io.


- Pozzetto.

martedì 10 novembre 2015

"Dove è finita tutta la nostra umanità?"

"Dove è finita tutta la nostra umanità?": la risposta è nel video World's Biggest Eye Contact Experiment, in occasione del quale 100,000 persone sono state riprese mentre per un minuto, in silenzio, fissavano uno sconosciuto di fronte loro. Solo uno sguardo per ritrovare l'umanità e quell'amore fraterno ad oggi troppo spesso perduto.

lunedì 9 novembre 2015

“In treno col biglietto”

Prende il via dal Veneto, per estendersi poi a tutte le regioni italiane, una nuova attività di controllo sui treni regionali di Trenitalia, con l’obiettivo di ridurre il fenomeno dell’evasione e di evitare la conseguente diminuzione di risorse destinate al servizio ferroviario regionale.

Per l’operazione “In treno col biglietto” i controlli saranno svolti da un pool formato da almeno cinque agenti Trenitalia, specificamente professionalizzati, che si muoveranno insieme, in stazione e a bordo treno, per verificare il possesso e la regolarità del biglietto o dell’abbonamento dei viaggiatori. 

La contemporanea presenza di più agenti, tra cui anche operatori di Protezione Aziendale Trenitalia, tutti facilmente identificabili, servirà a rendere più veloci ed efficaci i controlli e a dissuadere chi, in simili situazioni, sarebbe tentato di reagire in maniera aggressiva.

La riduzione delle persistenti sacche di evasione consentirà di recuperare risorse finanziarie da destinare al potenziamento della flotta e al miglioramento dei servizi, a beneficio della stragrande maggioranza dei viaggiatori che paga il biglietto e l’abbonamento, e delle Regioni, cui compete l’onere di finanziare in quota parte il servizio.

È destinata a cambiare anche la strategia di Trenitalia nei confronti dei circa 2.400 trasgressori che, negli anni, hanno collezionato più sanzioni senza mai versare nulla nelle casse della società. 

L’azienda è pronta a contestare loro l'insolvenza fraudolenta, prevista dal codice penale.

domenica 8 novembre 2015

Ridere

Nulla è serio: puoi ridere anche delle tue delusioni,
puoi ridere anche delle tue sofferenze,
puoi ridere perfino di te stesso.
Osho

sabato 7 novembre 2015

Facebook è ossessionato dal sesso: meglio un razzista che un seno nudo

ossessione

Una donna in topless. E un uomo che richiama l'antisemitismo nazista. Cosa fa più scandalo? Per il social network, ad essere offensiva è la donna. Un fotografo lancia la provocazione. E scoppiano le polemiche

venerdì 6 novembre 2015

56° Festival dei Popoli

E’ un giubbotto salvagente arancione l’immagine del nuovo manifesto del 56/mo Festival dei Popoli, il festival internazionale del film documentario, che si terrà a Firenze dal 27 novembre al 4 dicembre, presieduto da Marco Pratellesi. Un'immagine che "cerca di catturare l’attenzione e, se possibile, stimolare un commento, una riflessione”, commenta Alberto Lastrucci, direttore dello storico festival fiorentino, a proposito di quest'oggetto umanizzato dall’indicazione delle parti del corpo che il salvagente protegge. Un oggetto preziosissimo per tanti profughi, che ricorda da vicino il tema dell’immigrazione, a cui qeust’anno il Festival dei Popoli dedica numerosi documentari.

mercoledì 4 novembre 2015

Urban Flight

A tutta velocità tra i grattacieli di Panama City con la tuta alare. La spericolata impresa di Brandon Mikesell e Ben Verde documentata in un video e le immagini sono spettacolari. Il filmato è stato caricato su YouTube dallo stesso Brandon Mikesell

martedì 3 novembre 2015

Motobot

Il video è dedicato a Valentino Rossi, icona del team Yamaha e ispirazione di Motobot: non per niente lo scopo del robot pilota è quello di imparare lo stile e di avvicinarsi alle performance del campione italiano. Pur con tutta l'umiltà del mondo: "I am improving my skills everyday, but I'm not sure if I can even beat the five-year-old you. - Miglioro ogni giorno, ma forse non ti avrei battuto neppure quando avevi 5 anni" dice Motobot, che però recupera un pizzico d'orgoglio quando afferma di essere stato creato "per sorpassarti".


 Quella che sembrerebbe una follia è in realtà una delle attrazioni più interessanti del Tokyo Motor Show, la dimostrazione di quanto la tecnologia sia in grado di "invadere" non solo i motori a quattro ruote con guida autonoma, assistita e quant'altro, ma anche il mondo delle due ruote.