venerdì 4 dicembre 2015

Italiani e carte di credito

Subito il paradosso: a livello infrastruttura dei pagamenti elettronici l’Italia si trova ai primi posti delle classifiche europee. Gli italiani hanno in tasca 1,5 carte per abitante (secondo i dati di Bankitalia) mentre gli esercenti hanno in cassa il 30.400 macchinette per milione di abitanti, meglio di Spagna e Regno Unito che ne contano 26.300, la Francia 24.300 e la Germania 10.700. Nel nostro Paese ci sono 1,8 milioni di dispositivi, di cui 400mila contactless, installati per lo più nelle grandi città. Eppure gli italiani utilizzano poco le carte per pagare (nel 2014 si registrano solo 38,2 transazioni per persona annue contro una media dell’Ue di 97,7) preferendo il contante. Con le carte la spesa complessiva si aggira intorno 155 miliardi di euro su un totale di 600 miliardi di consumi. 
L’impressione è che da noi il bancomat e la carta di credito venga utilizzato soltanto per gli importi elevati, per questo lo scontrino medio si aggira intorno ai 61 euro contro i 49 della media Ue. Rileva Alessandro Perego, direttore scientifico degli osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, che il definitivo trionfo della moneta elettronica passa attraverso un cambiamento culturale. Degli italiani. Che potrebbe arrivare — se necessario — tramite incentivi o sgravi fiscali per i cittadini che utilizzano il bancomat. Sarebbe una battaglia in chiave anti evasione fiscale. La sensazione però è che il governo su questo tema proceda in maniera contraddittoria. Da un lato innalza la soglia dei pagamenti con contante fino a 3mila euro (dai mille, stabiliti dal governo Monti), dall’altro apre — con lo strumento dell’emendamento Pd collegato alla legge di Stabilità — all’obbligo di accettare pagamenti con Pos per i microimporti sotto i 30 euro. La resistenza da parte dei commercianti certamente incide. 
Si ha spesso la sensazione che tirare fuori la carta per pagare sia un atto ostile nei confronti di chi è all’altro lato della cassa. Aggiunge Perego che il mondo dell’offerta, come le banche e i circuiti di pagamento, sia già strozzato dalla riduzione delle fee imposta a livello comunitario, pertanto c’è il rischio che l’emendamento del Pd possa persino portare ad un innalzamento di canoni fissi per i cittadini, come ad esempio i costi per i conti correnti e il conto annuale delle carte di credito. (corriere.it)

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