martedì 15 dicembre 2015

Stiamo sviluppando la iGobba?

Alla lunga lista di effetti collaterali, effettivi o presunti, associati agli smartphone – dall’alienarsi dal mondo a perdere il sonno a causa degli schermi luminosi – si è aggiunto da tempo quello della cattiva postura mantenuta mentre si consulta il cellulare, e dei riflessi che questa può avere sul nostro umore. Sul New York Times Amy Cuddy dell’università di Harvard scrive che gli smartphone “stanno trasformando la nostra postura, contorcendo i nostri corpi in quello che il fisioterapista neozelandese Steve August definisce iGobba (‘iHunch’)”. Una posizione innaturale che viene assunta più volte al giorno, tante quante sono le volte che controlliamo il telefono, e che può avere conseguenze per la nostra salute e per come ci sentiamo.
In media la testa di un adulto pesa tra i 4,5 e i 5 chilogrammi. Quando incliniamo la testa in avanti di 60 gradi – come si fa quando si legge qualcosa sullo smartphone – il peso cui viene sottoposto il collo è pari a circa 27 chilogrammi. August dice che trent’anni fa iniziò a trattare un numero crescente di pazienti con la gobba: di solito persone anziane che in decenni di postura scorretta dovuta ad attività come la lettura e la scrittura avevano sviluppano la deformazione. Il problema è che ora lo stesso fenomeno inizia a essere osservato tra gli adolescenti, che manifestano quindi molto precocemente un inarcamento anomalo della schiena dovuto alla postura sbagliata.
Cuddy spiega che il problema non è solamente di tipo meccanico. Inconsapevolmente, infatti, tendiamo a inarcarci su noi stessi quando siamo impauriti o ci sentiamo inermi. Diversi studi hanno mostrato come una postura di questo tipo sia diffusa tra le persone che soffrono di depressione, per esempio. Nel 2010 una ricerca scientifica condotta in Brasile ha notato che le persone depresse tendono a piegare in avanti il collo, a tenere le spalle in dentro e le braccia verso la parte centrale del corpo.
Il fatto è che in alcune circostanze è la postura stessa a causare, o amplificare, il proprio stato emotivo. In un esperimento condotto presso l’Università di Auckland, Nuova Zelanda, a un gruppo di volontari è stato chiesto di “stare dritti sulla sedia”, come dicevano le nonne, o di assumere una posizione più accasciata e ripiegata a sé stessi, rispondendo poi ad alcune domande di un finto colloquio di lavoro. Nel complesso, i volontari cui era stato chiesto di assumere la postura tipica delle persone depresse hanno dimostrato di avere meno stima verso loro stessi e di essere più impauriti e pessimisti. Al contrario, quelli con una corretta postura hanno mostrato di reggere meglio lo stress.
Un altro studio, questa volta condotto dalla Università di Hildesheim, Germania, ha evidenziato come la postura possa influire sulla nostra memoria. A un gruppo di persone con depressione sono state sottoposte liste di parole positive e negative, da leggere mantenendo una postura adeguata o richiusa su se stessi. I depressi ingobbiti hanno ricordato in media più parole negative. Un precedente studio condotto in Giappone, invece, aveva dimostrato che gli alunni cui era stato richiesto di svolgere un compito mantenendo una postura corretta avevano svolto in media un lavoro migliore, rispetto agli altri.
Sulla base di queste esperienze Cuddy ha predisposto un test, nel quale a ogni partecipante veniva offerto di interagire per 5 minuti con uno smartphone, un tablet, un laptop o un classico computer da scrivania. I ricercatori hanno poi misurato quanto tempo passava, dalla fine dei cinque minuti, prima che ogni partecipante chiedesse se poteva allontanarsi, visto che il test era terminato. Cuddy dice che a seconda delle dimensioni del dispositivo la reazione dei partecipanti – che consisteva nel farsi coraggio e chiedergli se se ne potesse andare – è cambiata sensibilmente: “Ciò suggerisce che la posizione ingobbita, quella che assumiamo quando usiamo i nostri smartphone, ci rende meno determinati, riducendo la probabilità di farci sentire quando la situazione lo richiede”.
Più è piccolo lo schermo del dispositivo, più ci si contorce per leggerlo e più aumenta l’influenza della postura sull’umore. Cuddy spiega nell’articolo che molti di noi usano ogni giorno smartphone e dispositivi simili per aumentare la loro efficienza e produttività, ma in realtà un loro uso anche per brevi periodi di tempo potrebbe sortire l’effetto contrario, riducendo la propria determinazione. È però sufficiente fare attenzione alla propria postura per migliorare le cose e ridurre questi effetti collaterali.
Anche se all’inizio può apparire scomodo, il consiglio migliore è mantenere spalle e testa all’indietro quando si guarda il telefono, avvicinandolo alla faccia e sollevando di più le braccia (gli ipermetropi saranno avvantaggiati). Un altro suggerimento è fare di tanto in tanto un po’ di stretching, cercando di allungare muscoli del collo e del trapezio. Se fatti con accuratezza, questi movimenti permettono di mantenere l’elasticità della muscolatura e di conseguenza migliorare la postura.
ilpost.it

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