venerdì 25 marzo 2016

Not alone




 “Non vedevo mia nonna da qualche settimana, quando sono andato a trovarla lei non mi ha riconosciuto”. Harry Gardner – adolescente londinese – è corso allora al pianoforte, riversando in musica le emozioni suscitate dal triste incontro. Ne è scaturita una struggente canzone, Not Alone – Song for Alzheimer’s (Non sei sola, canzone per chi soffre d’Alzheimer), che l’affezionato nipote ha voluto dedicare alla battaglia della nonna contro la demenza. Un testo intenso, cantato dalla prospettiva di un giovane che si sforza di dare un significato al dolore, impotente di fronte alla malattia

 

giovedì 24 marzo 2016

Binge drinking

Dilaga, in Italia, il cosiddetto fenomeno del binge drinking. Ovvero l’abuso di alcol a stomaco vuoto per “sballarsi”. Con un aumento percentuale dal 25,8% nel 2013 al 26,9% nel 2014. Ad avere questa pessima abitudine sono soprattutto i giovani nella fascia d’età 18-24 anni, ma anche quelli un po’ più grandi (tra 25 e 44 anni), che la adottano spesso nell’ambito di occasioni e contesti legati al divertimento e alla socializzazione. Come segnala l’ultima Relazione del Ministro della salute al Parlamento sul tema, si bevono più alcolici nelle Regioni del Centro-nord, soprattutto nel Nord-est e in particolare tra i maschi.

sabato 19 marzo 2016

Spirale e preservativo

Le ragazze che usano spirali e altri contraccettivi intrauterini tendono a rifiutare il preservativo. Convinte che i loro impianti le proteggano anche dalle malattie sessualmente trasmissibili. È l’allarme lanciato da uno studio americano pubblicato su Jama Pediatrics. Secondo i ricercatori, che hanno esaminato il comportamento sessuale di un gruppo di liceali americane, quelle che usano la spirale sono il 60% meno favorevoli a usare contemporaneamente il condom rispetto alle coetanee che fanno uso della pillola. Ma non solo. Le prime, proprio in virtù della loro errata convinzione di fondo, sono anche quelle che hanno un numero maggiore di partner occasionali.

fonte West-info.eu

venerdì 18 marzo 2016

Tai chi

Il tai chi è un toccasana per le persone anziane. Perché la filosofia su cui si basa aiuta a concentrarsi e a mantenere l’equilibrio, prevenendo così pericolose cadute. A sancire il potere benefico della millenaria arte marziale, un vasto studio condotto all’Università di Taipei e apparso sul Journal of the American Geriatrics Society. Per provare la loro tesi, gli esperti hanno suddiviso un campione di over 60 in due gruppi. Il primo ha seguito per due anni lezioni di tai chi. Che si basa su movimenti dolci e tecniche di rilassamento mentale. Il secondo ha seguito, per lo stesso periodo, classiche sedute di ginnastica dolce. I risultati hanno dimostrato che i primi, anche a un anno dalla fine dell’esperimento, avevano una maggiore capacità di mantenere l’equilibrio e controllare il proprio corpo, dimezzando, rispetto agli altri, le probabilità di cadere accidentalmente.

giovedì 17 marzo 2016

Lovegiver

Per chi patisce malattie degenerative o disabilità importanti, una vita sessuale è difficile. Max Ulivieri, 45enne affetto da atrofizzazione degli arti, è da tempo impegnato sul tema. Attraverso il sito loveability.it ha prima accumulato storie di persone escluse dai piaceri del corpo, poi confluite nell’omonimo libro; in seguito, grazie ai convegni per far luce sul problema, ha creato una rete di contatti ora consultabile sul sito lovegiver.it. Sessuologi, psicologici ed educatori esperti di disabilità sono a disposizione degli utenti, per cercare di portare la figura dell’assistente sessuale anche in Italia: un professionista che guidi il disabile verso la comprensione e la sperimentazione della sessualità. Il confine tra consulenza sessuale e prostituzione pare ambiguo ma i promotori, dopo avere studiato gli esempi europei, parlano di aiuto terapeutico. Prima, però, serve una legge per dare il via ai corsi di formazione e – di conseguenza – alla professione.

venerdì 11 marzo 2016

Green Station

Dopo le esperienze delle green stations in Basilicata (Potenza superiore), in Abruzzo (Pescara Centrale) e in Lombardia (Brenna-Alzate) arriva ora anche la prima sperimentazione in Veneto per trasformare gli spazi della stazione di San Stino di Livenza in un centro di educazione ambientale e di promozione del turismo sostenibile. 
Le “green station” rappresentano un pezzo di economia civile che produce valori, come fiducia, capitale sociale, senso civico, solidarietà, assieme a valore economico e nuove opportunitàdal turismoalla mobilità sostenibile rigenerando spazi non utilizzati”.

Il progetto punta a trasformare la stazione in un punto di riferimento per coloro che scelgono di muoversi alla scoperta del territorio. A partire da questo nuovo polo informativo e turistico potranno saranno organizzate anche visite guidate del territorio, in collaborazione con gli operatori presenti sul territorio.
Il centro abitato di S. Stino di Livenza si trova, infatti, all'interno di un territorio ricco di diverse valenze ambientali, storiche e paesaggistiche, oltre ad essere un nodo centrale nel sistema della viabilità stradale, ferroviaria e dei percorsi fluviali, caratteristiche che lo rendono un punto di riferimento ideale negli itinerari dei turisti. La stazione di S. Stino di Livenza è collocata a metà strada tra San Donà di Piave e Portogruaro, lungo la linea ferroviaria Venezia-Trieste, a 2 km dalla SS 14 Venezia-Trieste e dal centro con cui è collegata da una comoda pista ciclabile; a 500 m scorre "la Livenza” che permette di arrivare a Caorle o, risalendola, fino a Sacile e Pordenone. Nelle immediate vicinanze troviamo il bosco “Bandiziol”, i vigneti DOC del Lison-Pramaggiore, Villa Zeno (unica villa del Palladio nella zona) ed il Bosco Olmè di Cessalto.

La stazione è posta nelle vicinanze della SS14, itinerario percorso, dalla primavera fino alla fine dell’estate, dai numerosi cicloturisti che dal Tarvisio scendono verso Venezia e oltre.
È punto di arrivo/partenza del percorso cicloturistico “GiraLivenza”, si connette al sistema delle ciclabili della Provincia di Treviso e, considerato il buon numero di treni che vi si fermano, si candida a diventare punto di sosta e d’interscambio treno+bici in un ottica di servizio e potenziamento del cicloturismo.

giovedì 10 marzo 2016

Aeroporto Venezia

Parte la progettazione definitiva per il nuovo tracciato ferroviario che collegherà l’aeroporto Venezia Tessera Marco Polo con Mestre e Trieste e per la nuova stazione Venezia Aeroporto.
La progettazione, elaborata da RFI, prevede anche lo Studio di impatto ambientale (SIA) e il Piano di utilizzo delle terre (PUT). Il cronoprogramma è definito dal Protocollo d’intesa sottoscritto oggi a Roma da Enrico Marchi, Presidente di Società Aeroporto di Venezia (SAVE), e Maurizio Gentile, Amministratore Delegato di Rete Ferroviaria Italiana

L’attività di progettazione è complessivamente finanziata, per 14 milioni di euro, con l’aggiornamento 2015 del Contratto di Programma 2012-2016 parte Investimenti siglato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e RFI.
Il progetto sarà inoltre presentato all’Unione Europea per ottenere il finanziamento Connecting Europe Facility (CEF), il programma annuale che favorisce i collegamenti con gli aeroporti strategici e con maggior traffico.

Il cronoprogramma concordato da Rete Ferroviaria Italiana e SAVE prevede la conclusione della progettazione definitiva entro dicembre 2016, entro il 2017 l’iter approvativo del CIPE e l’avvio della progettazione esecutiva entro il 2018. La conclusione dell’intervento è programmata entro dicembre 2023, mentre l’attivazione commerciale avverrà nel giugno 2024.

Il nuovo collegamento ferroviario, la nuova stazione Venezia Aeroporto e l’interconnessione con la linea Venezia Mestre – Trieste, oltre a dare nuova efficienza all’aeroporto Marco Polo, saranno funzionali per favorire l’integrazione modale treno/aereo, per ottimizzare gli spostamenti a lungo raggio delle persone e per sviluppare il turismo con Venezia e l’area del Triveneto.

“L’accordo odierno segna l’inizio di una nuova stagione dell’aeroporto di Venezia e l’avvio di una fase progettuale concreta dopo anni di incertezze”, ha dichiaratoEnrico Marchi, Presidente di SAVE. “Il collegamento dell’aeroporto con il sistema ferroviario rappresenterà un salto di qualità per il Marco Polo, venendo tra l’altro a soddisfare l’intermodalità, una delle principali esigenze richieste nei Corridoi europei”.

“La progettazione definitiva del nuovo tracciato ferroviario per l’aeroporto Marco Polo di Venezia rientra nel più ampio piano del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per collegare gli aeroporti italiani strategici e a maggior traffico con la rete ferroviaria nazionale”, ha sottolineato Maurizio Gentile, AD di RFI. “Il nuovo collegamento ferroviario, oltre a favorire lo scambio intermodale aereo/treno, garantirà collegamenti diretti e veloci con Venezia, Trieste e l’intera area del Triveneto e significativi effetti economici per il turismo locale”.

I collegamenti su ferro con gli aeroporti rientrano tra gli obiettivi indicati dal  Libro Bianco dei Trasporti dell’Unione Europea per connettere entro il 2050 i principali aeroporti nazionali con la rete ferroviaria Alta Velocità/Alta Capacità o convenzionale.

Nel dicembre 2014, il Gruppo FS Italiane, attraverso Rete Ferroviaria Italiana, ha presentato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti i progetti infrastrutturali per i collegamenti ferroviari AV/AC con gli aeroporti Venezia Tessera Marco Polo, Milano Malpensa, Roma Fiumicino Leonardo da Vinci. 
L’aggiornamento 2015 del Contratto di Programma prevede anche la progettazione dei collegamenti ferroviari con gli aeroporti di Bergamo e Genova e la realizzazione della nuova fermata Catania Fontanarossa, a servizio dell’aeroporto del Capoluogo etneo.

mercoledì 2 marzo 2016

L' Italia è già in guerra

Isis, Libia e non solo: Italia è già in guerra

L'Italia è pronta. La guerra in Libia sembra essere sempre più alle porte, e non solo per la vicinanza geografica al Paese nordafricano. Sigonella e Trapani Birgi sono "a disposizione". In qualsiasi momento da queste "basi" possono partire raid per colpire le postazioni del Califfato conquistate negli ultimi mesi in Libia. Questa la sensazione comune. Ma la realtà è ben diversa. L'Italia "è già in guerra". Lo siamo "almeno dal 2011", da quando si è messo fine militarmente alla dittatura di Gheddafi. Una dittatura della quale, però, "eravamo i primi partner economici". 
E' Antonio Mazzeo (in foto sotto), giornalista da sempre impegnato sui temi della pace e della militarizzazione, a fare con noi il punto della situazione su cosa sta accadendo in queste settimane in Sicilia, una terra sempre più "in mano agli Stati Uniti". C'è Sigonella. C'è Trapani Birgi. C'è, ovviamente, la questione del Muos di Niscemi. E poco importa se a sventolare, di volta in volta, è la bandiera americana o quella Nato. Non si tratta di "guerra o pace", si tratta "di questioni prima economiche e solo in seguito geostrategiche".
Cosa sta accadendo in queste ore in Sicilia?
Stiamo assistendo all'apice di un'escalation progressiva iniziata nel 2011: da allora la situazione in Libia - e non solo - sta agitando il sonno dei siciliani. Da Sigonella partono di continuo blitz delle forze armate statunitensi, penso a quanto avvenuto in Libia o a seguito dei sequestri in Algeria. Sigonella in questi anni ha funzionato ininterrottamente: di fatto è una depandance degli Stati Uniti in Italia. Dalla Sicilia sono partiti veri e propri commando intervenuti in Nord Africa o in Niger e in Mali. La questione dei droni di cui tanto si parla in questi giorni è, in un certo senso, secondaria: i droni "killer" degli Stati Uniti decollano dalla Sicilia già da molto tempo. E' dal 2011 a oggi che qui si respira aria di guerra. E ora, con l'esplosione del conflitto in Siria e con gli interventi in Libia, la situazione è destinata a peggiorare. Per capirci: Sigonella è già un vero e proprio "hub" impiegato dagli Stati Uniti per la movimentazione di uomini, mezzi e sistemi d'armi come i droni.
Oltre alla questione Sigonella e alla guerra in Libia, in Sicilia è sempre aperta la partita del Muos di Niscemi. Cosa sta accadendo sul fronte "radar difensivo"?
Negli ultimi mesi, dopo i successi del movimento No Muos sia in ambito giudiziario che in sede amministrativa, è partita una controffensiva mediatica "pro Muos" a 360 gradi. Mi riferisco all'opposizione al Tar e ai tentativi di dissequestrare il Muos, ovviamente, ma anche alla pressione mediatica, enorme, messa in campo quotidianamente dai giornali locali. Si continua a sostenere la tesi che "sì, forse il Muos fa male, ma è più pericoloso il terrorismo internazionale", che "il Muos serve per difenderci", ma anche dal punto di vista militare questa è una chiara mistificazione. Ai mezzi Nato, agli Stati Uniti, serve una piattaforma per pianificare i raid: devono bombardare, distruggere le infrastrutture (anche) civili, e poi dar vita alle operazioni di terra. E' il classico schema d'attacco messo in campo in questi casi. Nello specifico, poi, parlare oggi di Muos è solo un modo per portare acqua al proprio mulino: il "radar" entrerebbe in funzione non prima di due, tre anni, quindi non è strategico per la situazione libica. Ma oggi la questione Libia e la paura dell'Isis vengono utilizzate per imporre il Muos anche in violazione delle leggi.
(Antonio Mazzeo)