mercoledì 2 marzo 2016

L' Italia è già in guerra

Isis, Libia e non solo: Italia è già in guerra

L'Italia è pronta. La guerra in Libia sembra essere sempre più alle porte, e non solo per la vicinanza geografica al Paese nordafricano. Sigonella e Trapani Birgi sono "a disposizione". In qualsiasi momento da queste "basi" possono partire raid per colpire le postazioni del Califfato conquistate negli ultimi mesi in Libia. Questa la sensazione comune. Ma la realtà è ben diversa. L'Italia "è già in guerra". Lo siamo "almeno dal 2011", da quando si è messo fine militarmente alla dittatura di Gheddafi. Una dittatura della quale, però, "eravamo i primi partner economici". 
E' Antonio Mazzeo (in foto sotto), giornalista da sempre impegnato sui temi della pace e della militarizzazione, a fare con noi il punto della situazione su cosa sta accadendo in queste settimane in Sicilia, una terra sempre più "in mano agli Stati Uniti". C'è Sigonella. C'è Trapani Birgi. C'è, ovviamente, la questione del Muos di Niscemi. E poco importa se a sventolare, di volta in volta, è la bandiera americana o quella Nato. Non si tratta di "guerra o pace", si tratta "di questioni prima economiche e solo in seguito geostrategiche".
Cosa sta accadendo in queste ore in Sicilia?
Stiamo assistendo all'apice di un'escalation progressiva iniziata nel 2011: da allora la situazione in Libia - e non solo - sta agitando il sonno dei siciliani. Da Sigonella partono di continuo blitz delle forze armate statunitensi, penso a quanto avvenuto in Libia o a seguito dei sequestri in Algeria. Sigonella in questi anni ha funzionato ininterrottamente: di fatto è una depandance degli Stati Uniti in Italia. Dalla Sicilia sono partiti veri e propri commando intervenuti in Nord Africa o in Niger e in Mali. La questione dei droni di cui tanto si parla in questi giorni è, in un certo senso, secondaria: i droni "killer" degli Stati Uniti decollano dalla Sicilia già da molto tempo. E' dal 2011 a oggi che qui si respira aria di guerra. E ora, con l'esplosione del conflitto in Siria e con gli interventi in Libia, la situazione è destinata a peggiorare. Per capirci: Sigonella è già un vero e proprio "hub" impiegato dagli Stati Uniti per la movimentazione di uomini, mezzi e sistemi d'armi come i droni.
Oltre alla questione Sigonella e alla guerra in Libia, in Sicilia è sempre aperta la partita del Muos di Niscemi. Cosa sta accadendo sul fronte "radar difensivo"?
Negli ultimi mesi, dopo i successi del movimento No Muos sia in ambito giudiziario che in sede amministrativa, è partita una controffensiva mediatica "pro Muos" a 360 gradi. Mi riferisco all'opposizione al Tar e ai tentativi di dissequestrare il Muos, ovviamente, ma anche alla pressione mediatica, enorme, messa in campo quotidianamente dai giornali locali. Si continua a sostenere la tesi che "sì, forse il Muos fa male, ma è più pericoloso il terrorismo internazionale", che "il Muos serve per difenderci", ma anche dal punto di vista militare questa è una chiara mistificazione. Ai mezzi Nato, agli Stati Uniti, serve una piattaforma per pianificare i raid: devono bombardare, distruggere le infrastrutture (anche) civili, e poi dar vita alle operazioni di terra. E' il classico schema d'attacco messo in campo in questi casi. Nello specifico, poi, parlare oggi di Muos è solo un modo per portare acqua al proprio mulino: il "radar" entrerebbe in funzione non prima di due, tre anni, quindi non è strategico per la situazione libica. Ma oggi la questione Libia e la paura dell'Isis vengono utilizzate per imporre il Muos anche in violazione delle leggi.
(Antonio Mazzeo)



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