mercoledì 18 maggio 2016

Grana padano e ipertensione

Il Grana Padano aiuta a tener bassa la pressione nei soggetti ipertesi: è il risultato di uno studio presentato al congresso dell'American Society of Hypertension in cojrso a New York. Lo studio clinico, realizzato dall'Unità Operativa di Ipertensione dell'Ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza, guidata dal dottor Giuseppe Crippa, e dall'Istituto di Scienze degli Alimenti della Nutrizione dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, ha dimostrato che 30 grammi al giorno di Grana Padano DOP, somministrati per 2 mesi, riducono significativamente la pressione alta. I ricercatori italiani hanno condotto lo studio clinico controllato con placebo in pazienti ipertesi, con lo stesso protocollo che si usa per testare l'efficacia dei farmaci (procedura rarissima per gli alimenti), metodologia che dà risultati altamente attendibili e riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale. Lo studio è stato realizzato inserendo nella dieta giornaliera di 30 pazienti (da 45 a oltre 65 anni, 13 femmine e 17 maschi) 30 grammi al giorno di Grana Padano DOP stagionato 12 mesi in quanto particolarmente ricco di tripeptidi che hanno proprietà ACE-inibitori. Gli stessi pazienti, in ordine casuale, hanno assunto un placebo inattivo, cioè privo di tripeptidi. Alcuni di questi peptidi (denominati IPP e VPP) hanno un importante effetto biologico in quanto sono in grado d'inibire l'attività di un enzima (enzima di conversione dell'angiotensina o ACE). Questo enzima è cruciale nella cura dell'ipertensione e i farmaci più diffusi per il suo trattamento agiscono proprio attraverso questo meccanismo (ACE-Inibitori come il ramipril, l'enalapril e simili). "Sono infatti questi frammenti proteici che si sviluppano nella fermentazione del latte ad opera del Lactobacillus helveticus che inibiscono l'enzima che fa aumentare la pressione arteriosa producendo la conversione dell'angiotensina - ha spiegato Giuseppe Crippa - queste molecole raggiungono la massima concentrazione nel Grana Padano stagionato 12 mesi, quello che troviamo a disposizione sul mercato e che noi abbiamo somministrato ai pazienti che non erano riusciti a stabilizzare la loro pressione arteriosa nei 3 mesi precedenti. Al momento dell'inizio della ricerca in tutti i pazienti la pressione era maggiore 140 mmHg per la sistolica e/o maggiore di 90 per la diastolica. Dopo 2 mesi di trattamento con Grana Padano i livelli pressori si sono ridotti in modo significativo (- 6 mmHg per la pressione sistolica e - 5 mmHg per la pressione diastolica) e, nella maggior parte dei pazienti, la pressione si è normalizzata.

martedì 10 maggio 2016

Carta d'identità last minute

Avete prenotato il volo per Barcellona o Londra e siete già al terminal quando scoprite, orrore, che la vostra carta d'identità è drammaticamente scaduta? In passato sareste stati condannati all'addio alla vacanza. Da un anno e mezzo all'aeroporto Leonardo da Vinci vi potere salvare, grazie allo sportello "Carta d'identità al volo" aperto dal Comune di Fiumicino.

Alcuni numeri: nel 2015 sono stati 2.500 i viaggiatori che sono corsi a rinnovare il documento nelle sportello che si trova al terminal 3. In pratica una decina di passeggeri distratti al giorno, tenendo conto che l'ufficio è aperto dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 18 e al sabato dalle 8 alle 14.

Racconta il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino: «Il servizio funziona ed è particolarmente apprezzato. Sono tanti gli attestati di stima e le lettere di ringraziamento arrivate in Comune. Solo nella giornata di oggi sono state rilasciate 15 carte d’identità. Ci sono anche casi in cui non sono i turisti a ottenere il nuovo documento, ma chi deve prendere l’aereo per partecipare a un concorso, effettuare un intervento o sostenere un colloquio di lavoro».

Si tratta di un'estensione dell'ufficio anagrafe del Comune di Fiumicino, ma i cittadini di tutta Italia possono chiedere la carta d'identità last minute. Nell'arco dei diciotto mesi di funzionamento in totale lo sportello ha dato risposte a 4.500 viaggiatori. Da sapere: il servizio è assicurato grazie a una piattaforma informatica online collegata alle banca dati di alcuni comuni italiani. Per le città non in rete invece deve essere aperto il Comune di residenza dell’utente che rilascia il nullaosta per la nuova carta d’identità. Cosa serve? «Bisogna andare al box, munito di titolo di viaggio, restituire il documento scaduto o deteriorato oppure presentare la denuncia di smarrimento unitamente ad altro documento di riconoscimento alla presenza di due testimoni. Il costo dell’operazione è di 30 euro». Una curiosità: alle casse del Comune di Fiumicino lo sportello aperto in aeroporto ha portato 130mila euro. 

ilgazzettino.it

domenica 8 maggio 2016

Big Delta

Un villaggio eco-sostenibile e a basso costo, con case costruite – praticamente a chilometro zero – grazie a una gigantesca stampante 3D alta 12 metri, la ‘Big Delta’ uscita dai laboratori di Wasp destinata ad essere il cuore di un parco tecnologico dedicato alla stampa in tre dimensioni. Succede nel Ravennate, a Massa Lombarda, grazie a un accordo, stretto lo scorso 22 marzo, tra il comune e l’azienda massese – che produce stampanti con l’obiettivo di incentivare lo sviluppo sostenibile e l’autoproduzione – cui l’Amministrazione della città romagnola ha messo a disposizione un’area verde nella zona industriale per lo sviluppo del progetto.
Innovativo e ambizioso. E con una duplice finalità. Grazie al parco high-tech, Wasp-World’s Advanced Saving Project – nata nel 2012 con l’idea di costruire case a chilometro zero utilizzando materiali reperibili sul territorio – punta a divulgare lo stato della sua tecnologia realizzando una cittadina eco-sostenibile e a costi contenuti. Massa Lombarda, dal canto proprio, diventerà la ‘casa’ di un centro di ricerca e sperimentazione tecnologica nel campo della stampa in tre dimensioni, unico in Italia. Forse nel mondo.
“Abbiamo deciso di chiamare il parco  ‘Shambalha’ – spiega il creatore di Wasp, Massimo Moretti in una nota pubblicata sul sito Web del comune ravennate – dal nome del luogo mitico che rappresenta la città della pace, della tranquillità e della felicità, una città evoluta sia a livello spirituale sia tecnico, di cui si parla in migliaia di documenti e che fa parte dell’immaginario collettivo. La casa, il cibo, il lavoro e la salute sono ciò di cui l’uomo necessita per vivere – prosegue Moretti –: nella nostra ‘Shambalha’ stamperemo case, ma anche sistemi di coltivazione verticale di diverse dimensioni. Inoltre ci sarà un laboratorio con stampanti compatte per creare oggetti, dal complemento d’arredo al biomedicale, all’oreficeria, alla ceramica. E – conclude Moretti – grazie alla collaborazione di alcuni artisti intendiamo sviluppare anche un progetto culturale”.
In pratica, utilizzando la ‘Big Delta’ e altre stampanti si darà vita a un concetto di economia sostenibile che Wasp ha definito ‘Maker Economy’, inteso come modello in cui tutto può essere autoprodotto senza dipendere da realtà che detengono il monopolio produttivo.
La ‘Big Delta’, l’enorme stampante 3D alta 12 metri, è stata presentata in anteprima mondiale al raduno ‘La realtà del sogno’, tenuto a Massa Lombarda nel settembre dello scorso anno e successivamente, a ottobre, portata a Roma e montata all’ingresso della ‘Maker Faire 2015’. Ora diventa il cuore del parco tecnologico massese mettendosi al lavoro in una sede permanente. L’accordo siglato tra Wasp e il comune romagnolo ha una durata di tre anni, rinnovabili.
fonte: glistatigenerali.com
La BigDelta fu presentata in anteprima mondiale al raduno “La realtà del sogno”, svoltosi sempre a Massa Lombarda il 18, 19, 20 settembre 2015 con la partecipazione di alcune migliaia di persone. Successivamente, in ottobre, la stampante gigante è stata portata a Roma e montata all’ingresso della Maker Faire 2015, dove ha suscitato uno straordinario interesse. Rimasta per un po’ in letargo per ragioni climatiche, ora la BigDelta torna al lavoro e in una sede permanente. L’accordo siglato oggi ha infatti la durata di tre anni, rinnovabili.

venerdì 6 maggio 2016

Come funzionano i canali su Telegram

"Da poche settimane ho aperto un canale su Telegram. In realtà, è un canale che viene seguito praticamente solo da qualche amico (29 per la precisione: una cosa abbastanza a gestione familiare) ma volevo sperimentare e vedere come funziona questa che è indicata come la nuova frontiera della comunicazione in rete.Sì perché, dopo che è tornata di moda la newsletter, che è come la riscoperta dell’hamburger di un paio di anni fa, in realtà quello che sembra essere sempre più “caldo” nel mondo della rete sono i “canali”, siano essi su Slack che su Telegram e WhatsApp.."




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mercoledì 4 maggio 2016

lo smartphone come telecamera per la casa

Installare una o più telecamere all'interno della propria casa può essere una valida soluzione per la sicurezza. Si può scegliere un sistema di videosorveglianza dedicato oppure usare uno o più smartphone, anche datati. Per dispositivi in disuso e obsoleti questa soluzione rappresenta un ottimo riciclo e al tempo stesso un considerevole risparmio se valutiamo che una singola telecamera può costare anche centinaia di euro. Per rendere possibile ciò è sufficiente installare l'app Manything sul vecchio smartphone, ma anche sul proprio telefono che verrà usato quale terminale da cui controllare la casa in remoto. L'app è disponibile per iOS e Android, anche se la versione Android è attualmente in beta. L'app ha comunque raggiunto un buon livello di stabilità e dovrebbe funzionare senza riservare sorprese.

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martedì 3 maggio 2016

Fotografi per te stesso o fotografi per gli altri?

Quando ho iniziato a fotografare l’ho fatto per puro diletto. Ogni fotografo, amatore o professionista, ha incominciato così, da bambino, quando “portava ancora i calzoni corti” e usava la macchina fotografica del papà, che l’aveva ricevuta come regalo di laurea. All’inizio del nostro percorso fotografico siamo inesperti e acerbi, eppure siamo puri. Non capiamo ancora bene cosa sia il tempo di esposizione né a cosa serva un diaframma, ma scegliamo liberamente cosa fotografare e lo facciamo usando la pancia. Le foto che facciamo sono brutte ma anche sincere, ed esprimono già molte cose di noi, nonostante quello sia il nostro primo, maldestro tentativo di tirare fuori quello che abbiamo dentro. Poi cambia qualcosa, e iniziamo ad interessarci davvero di fotografia. A quel punto cerchiamo avidamente informazioni in rete sui fotografi famosi, divoriamo tutorial e articoli sulla tecnica, scorrendo con gli occhi foto su foto. Cerchiamo di fare la nostra conoscenza della fotografia, come se non bastasse più reggere la macchinetta in mano e fotografare quello che ci pare. La nostra mente e la nostra creatività si stanno già orientando, plasmando (influenzando?) in qualche modo. Iniziamo a fotografare porte vecchie e tramonti, e se fotografiamo un fiore sappiamo come fare per avere lo sfondo sfocato.All’improvviso gli amici iniziano a farci dei complimenti; il secondo step sono i complimenti degli amici fotografi o che “ne capiscono”. Non crediamo di essere davvero così bravi eppure, in quel momento, ci inorgogliamo tutti. Quando ti dicono che sei bravo, per la prima volta ci si chiede «Lo sono?». E finisci per dirti che evidentemente è così, altrimenti non lo direbbero. È a questo punto che non puoi più resistere alle sollecitazioni di tutti quelli che hanno visto le tue foto su Facebook e ti incoraggiano a continuare. Guai se smetti! «Questa domenica non sei uscito a fotografare?» e «Porterai la macchina fotografica al mio compleanno?». Diventa una specie di responsabilità. Stai già facendo quello che ci si aspetta da te. La settimana scorsa hai fatto un HDR delle barche dei pescatori al molo e hai avuto 20 like. Ora pensi di dovere continuare a fare HDR; magari un bel paesaggio, però ancora non hai comprato un grandangolare… Persa la tua verginità pensi di essere uno navigato, e ti comporti come tale. Hai dimestichezza con Photoshop e con i filtri vintage, Orton e cross processing. In ogni discorso con gli amici appassionati ma novellini, infili con nonchalance le parole “RAW” e “megapixel”. I megapixel, in particolare, sono la tua vita, la tua ossessione: vuoi sempre l’ultimo prodotto della tecnologia fotografica perché su qualche forum ti hanno convinto che così farai foto più belle. Ti angusti e ti vergogni perché ancora non ti puoi permettere la full frame. Ecco che sei diventato un ingranaggio del sistema sociale. Esagero, ovviamente. Voglio solo dire che hai perso la tua spontaneità, anche se non te ne sei accorto. Ormai fotografi pensando di dovere passare il vaglio degli spettatori, il consenso di un pubblico che la pensa sempre alla stessa maniera, che ha un gusto pressoché indifferenziato. E questo può succederti anche inconsciamente, non do per scontato che tu sia un esibizionista. Però tu offri le tue foto in pasto a occhi non selezionati, non attenti. Sei quanto meno incauto. E il meccanismo dei social network fomenta il tuo desiderio di essere apprezzato. 
Pensaci: la tua fotografia non è più in rapporto con te stesso, ma comunica solo col mondo esterno. È diventata, in un certo senso, una bugia bella e buona. Dovresti avere più riguardo per te e per le tue, personalissime, esclusive, necessità creative. Non devi abbandonarle e non devi venderti ai follower, ai mi piace e ai cuoricini. Anche perché esistono differenze sostanziali tra le foto che scatti per il tuo piacere e le foto che scatti per piacere (agli altri). Per esempio rischi di ripeterti e fare sempre le stesse fotografie, quelle che hanno più successo. Rischi di appiattirti su quello che è già piaciuto, senza potere sapere mai se qualcos’altro, qualcosa di più onesto e vicino a te stesso, piacerebbe di più. Sì, perché esiste una piccola fetta di persone (devo dirtelo: è minuscola, non basta per una standing ovation e nemmeno per farti un po’ arrossire) che può giudicare la tua onestà, che è in grado di dire, guardando le tue fotografie, «ha fotografato quello che sentiva». 
Non ci sono esponenti di questa élite tra gli amici Facebook di un fotoamatore qualsiasi. Questo è un genere di complimento che potresti non ricevere nemmeno nell’ambiente più esperto e raffinato delle letture portfolio, se non hai davanti qualcuno con la sensibilità giusta. Ma potresti incontrare prima o poi qualcuno in grado di fartelo, e allora sarebbe un peccato sprecarlo. Durante la corsa all’acchiappo del pollice su finisce anche che entri in competizione con gli altri (che fanno le tue stesse foto e guadagnano più o meno gli stessi apprezzamenti). In sostanza è una gara tra cretini, che promette solo premi alla banalità. Tutte queste foto di amabili gattini, di tazzine da caffè su tovaglie sgargianti, di tramonti indimenticabili, di figure che passano davanti palazzi con motivi geometrici si confondono tra loro, si impastano in un’unica, enorme foto dentro la quale non distingui più chi ha fotografato cosa. È un totale livellamento delle capacità creative, una spremuta di cliché. Ho quasi finito il predicozzo. 
Ma prima di salutarci dovrei chiarire una cosa. Ho parlato della fotografia condivisa sui social network, ma non voglio attaccarli e non voglio trattare, in questa occasione, della fotografia al tempo dei social. I social sono solo, oggi, la via più veloce per mostrare quello che abbiamo fotografato e sono anche un buon capro espiatorio per il mio discorso. Volevo solo dire che esiste anche una fotografia privata, intima, che è una presa di coscienza di noi stessi. Condividerla non è sbagliato: se ti fa piacere fallo. È perdere te stesso e quello che pensi e provi che non ammiro. È il fotografare per gli altri a essere controproducente per la tua crescita fotografica. Come fare, allora, a riconquistare la tua spontaneità? Tornando indietro a quello che eri, guardando gli scatti del primo anno e ricordandoti di quello che ti piaceva. Cercandoti nelle tue fotografie come se fossi davanti uno specchio, senza preoccuparti della spendibilità sociale del tuo progetto, passatempo, lavoro.Se ti sei contaminato troppo potrebbe non essere facile. Se hai pensato fin da subito che fosse difficile esprimere te stesso fotografando, la contaminazione potrebbe avere preceduto persino la passione. Potresti dovere faticare per tornare alle tue riflessioni personali, al tuo andare a zonzo a meditare fotografando quello che tu e solo tu ritieni interessante. Ma se temi che ti sia successo quanto ho descritto fino a qui è il momento di ricominciare daccapo e riavvolgere il nastro indietro, fino alla macchina fotografica prestata da papà. 
Eleonora Di Mauro

fonte ridble.com